Un velo di malinconia invernale si è posato sulla Costa Azzurra, ma la luce sfolgorante del Mediterraneo ha voluto regalare il suo saluto più bello. Saint-Tropez, il piccolo villaggio di pescatori trasformato in mito globale, ha tributato l’ultimo, appassionato addio alla sua cittadina più illustre, Brigitte Bardot. Scomparsa il 28 dicembre all’età di 91 anni nella sua amata residenza-rifugio, La Madrague, l’attrice, cantante e attivista ha attraversato per l’ultima volta le strade che l’hanno vista diventare un’icona immortale. Un funerale sobrio e intimo, come da sue volontà, che si è trasformato in un abbraccio collettivo, un “Merci Brigitte” sussurrato dal mare e applaudito dalla folla.
Una Cerimonia tra Musica e Commossa Sobrietà
La chiesa di Notre-Dame-de-l’Assomption, nel cuore pulsante di Saint-Tropez, ha accolto amici, familiari e personalità per una cerimonia privata iniziata intorno alle 11 del mattino. L’atmosfera, carica di emozione, è stata scandita da momenti di intensa suggestione musicale. La voce cristallina di Mireille Mathieu, 79 anni, ha intonato a cappella il “Panis Angelicus” di César Franck, un canto etereo che ha riempito il silenzio della navata. A seguire, il tenore Vincent Niclo ha interpretato l’ “Ave Maria” di Gounod, aggiungendo ulteriore pathos al rito.
Ma è stata la musica gitana a suggellare il legame più profondo e personale con B.B. All’uscita dalla chiesa, alle 12:37, la bara in vimini, semplice e ricoperta di fiori di campo, è stata accolta dalle note vibranti di ‘Djobi, Djoba’. A interpretarla dal vivo, con la chitarra tra le mani, Chico Bouchikhi, leader e co-fondatore dei Gipsy Kings. Un’amicizia, quella tra Bardot e il gruppo di origini ispano-andaluse, nata alla fine degli anni Settanta, quando l’attrice, già ritiratasi dalle scene, li scoprì e li sostenne con fervore, diventando la loro “fata madrina”. Un legame così forte che uno dei loro brani più celebri, ‘La Dona’, è dedicato proprio a lei.
Un piccolo imprevisto ha aggiunto un tocco quasi surreale e simbolico alla funzione: le sirene di allerta del comune, solitamente testate ogni primo mercoledì del mese, sono risuonate in pieno funerale. Un fuoriprogramma che molti hanno interpretato come un ultimo, potente saluto della sua Saint-Tropez.
Il Ricordo degli Amici e l’Omaggio della Francia
Le parole più toccanti sono arrivate da chi l’ha conosciuta da vicino. Max Guazzini, amico di una vita e segretario generale della Fondazione Bardot, ha pronunciato un discorso commosso: “Per tutta la vita ha incarnato la libertà. Amava molto la Francia, la sua Francia. Era fiera”. Ha poi ricordato la sua battaglia più grande, quella per gli animali, con un appello che è risuonato come un testamento spirituale: “Tre quarti dei francesi sono contro la caccia da inseguimento e non capisco perché i politici non facciano nulla”.
Anche la sorella Marie-Jeanne, detta Mijanou, 87 anni e residente negli Stati Uniti, pur assente ha voluto far sentire la sua vicinanza con un messaggio letto durante la messa: “Bri mia, sei stata con me tutta la vita. Temevo che scomparissi ma no, sento la tua gioiosa presenza. Per favore, resta con me finché ti raggiungo”.
Tra i banchi della chiesa sedevano volti noti del cinema come Paul Belmondo, attivisti come Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd, e una rappresentanza politica trasversale che riflette la complessa figura di Bardot negli ultimi decenni. Erano presenti esponenti dell’estrema destra come Marine Le Pen e Nicolas Dupont-Aignan, ma anche la ministra per le Pari Opportunità, Aurore Bergé. Un omaggio floreale è giunto anche dal Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e dalla moglie Brigitte, a testimonianza del segno indelebile lasciato da B.B. nella cultura francese.
L’Ultimo Viaggio verso il Mare
Scortato dagli applausi della gente assiepata lungo le stradine e davanti ai megaschermi allestiti in paese, il corteo funebre si è diretto verso il cimitero marino. Un luogo spettacolare, affacciato su quel Mediterraneo che è stato lo scenario della sua esplosione come icona in “E Dio creò la donna” di Roger Vadim. È qui, nella tomba di famiglia, che Brigitte Bardot riposa ora accanto ai genitori, Louis e Anne-Marie, e ai nonni. Poco distante, si trova anche la tomba del suo primo marito, il regista che la lanciò nell’Olimpo del cinema.
Dopo la tumulazione, avvenuta in forma strettamente privata, il cimitero è stato riaperto al pubblico. In centinaia, tra cittadini e ammiratori, si sono raccolti davanti alla sua tomba, un tappeto di fiori, nastri con i colori della bandiera francese e fotografie. Spiccava un’immagine in bianco e nero di lei con una foca e una semplice scritta: ‘Merci Brigitte’. Un ringraziamento che arrivava anche da un cartello brandito da un uomo durante la commemorazione pubblica: ‘Gli animali ringraziano Brigitte Bardot’. Perché se il cinema le ha dato la fama, sono stati gli animali a ricevere la sua vita.
Un’Eredità Complessa: da Icona Sexy a Voce degli Animali
Brigitte Bardot non è stata solo un’attrice. È stata un fenomeno culturale, un simbolo della liberazione sessuale femminile degli anni ’50 e ’60. Con il suo stile, i capelli cotonati, il bikini e l’atteggiamento disinibito, ha rivoluzionato l’immagine della donna, tanto da essere definita dalla filosofa Simone de Beauvoir “una locomotiva della storia delle donne”. Nel 1973, all’apice della sua carriera, a soli 39 anni, decise di ritirarsi dalle scene per dedicarsi anima e corpo alla sua vera vocazione: la difesa degli animali. Nel 1986 ha creato la Fondazione Brigitte Bardot, finanziandola con la vendita all’asta dei suoi gioielli e beni personali, e trasformandola in una delle più importanti organizzazioni animaliste al mondo. Una scelta radicale che ha segnato la seconda parte della sua vita, rendendola una pioniera dell’attivismo e dando voce a chi non ne ha. Una figura controversa negli ultimi anni per le sue posizioni politiche radicali, ma il cui impatto come artista e come combattente per i diritti degli animali rimane innegabile e scolpito nella storia.
