Il sipario si alza su una delle pagine più controverse e dolorose della storia repubblicana italiana. Marco Bellocchio, maestro indiscusso del cinema d’impegno civile e profondo indagatore degli abissi dell’animo umano, sceglie il linguaggio della serialità televisiva per narrare la tragica odissea di Enzo Tortora. Portobello, questo il titolo evocativo della serie in sei episodi, debutterà il prossimo 20 febbraio sulla nuova piattaforma HBO Max, dopo essere stata acclamata Fuori Concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A incarnare il celebre presentatore, simbolo di un’intera epoca televisiva e poi, suo malgrado, di un clamoroso errore giudiziario, è un intenso e trasformista Fabrizio Gifuni.
Un’icona televisiva alla sbarra: la trama di “Portobello”
La serie ripercorre l’ascesa e la drammatica caduta di Enzo Tortora, un uomo che ha incarnato il volto rassicurante e innovatore della televisione italiana. Conduttore di Portobello, programma cult che negli anni ’80 incollava al teleschermo fino a 28 milioni di spettatori, Tortora era una vera e propria istituzione, insignito persino del titolo di Commendatore della Repubblica. La narrazione, curata dallo stesso Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, si concentra sul punto di rottura, su quel fatidico 17 giugno 1983, quando la vita del presentatore viene irrimediabilmente stravolta. Accusato da alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Pandico e Pasquale Barra, di essere affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e di essere coinvolto in un vasto traffico di stupefacenti, Tortora viene arrestato nel cuore della notte in un hotel di Roma. Inizia così un calvario umano e processuale che lo vedrà passare dall’apice della fama al baratro del carcere, affrontando un processo mediatico spietato prima ancora che uno giudiziario. La serie promette di esplorare non solo le fasi della detenzione e il complesso iter processuale, ma anche la dimensione intima e psicologica di un uomo innocente costretto a lottare contro un’accusa infamante, fino alla definitiva assoluzione che arriverà troppo tardi.
Fabrizio Gifuni: metamorfosi di un attore nel volto di Tortora
Il primo impatto visivo della serie è affidato al suo poster ufficiale, una sintesi potente della storia che si andrà a raccontare. Fabrizio Gifuni, in un impeccabile abito grigio sartoriale, incarna con straordinaria somiglianza Enzo Tortora, con i suoi fogli in mano, simbolo del suo mestiere. Alle sue spalle, il grande sipario azzurro di Portobello e l’iconico pappagallo in volo richiamano l’epoca del successo. In basso, però, campeggia lo slogan che è anche una condanna: ‘Colpevole fino a prova contraria’. Una frase che ribalta il principio cardine del diritto e riassume il dramma di Tortora. Gifuni, già acclamato per le sue interpretazioni di figure complesse della storia italiana, come Aldo Moro in Esterno Notte dello stesso Bellocchio, si cimenta in una prova attoriale che si preannuncia memorabile, scavando nella dignità e nella sofferenza di un uomo schiacciato da un meccanismo più grande di lui.
Un cast corale per una produzione internazionale
Portobello si configura come la prima serie italiana HBO Original, un marchio che è garanzia di qualità a livello globale. La portata del progetto è testimoniata da una compagine produttiva di altissimo profilo: è una produzione Our Films (società del gruppo Mediawan) e Kavac Film, in coproduzione con Arte France e in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures (società del gruppo Fremantle). La produzione è affidata a nomi di spicco come Lorenzo Mieli, Mario Gianani e Simone Gattoni.
Ad affiancare Fabrizio Gifuni, un cast di prim’ordine che darà vita ai personaggi chiave della vicenda:
- Lino Musella, nel ruolo del “pentito” Giovanni Pandico.
- Barbora Bobulova, che interpreta la sorella del conduttore.
- Romana Maggiora Vergano, nei panni della compagna Francesca.
- Gianfranco Gallo, che presterà il volto al boss Raffaele Cutolo.
Completano il cast, tra gli altri, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio e le partecipazioni di Fabrizio Contri, Tommaso Ragno, Valeria Marini e Alessandro Preziosi. La squadra tecnica vede eccellenze come Francesco Di Giacomo alla fotografia, Andrea Castorina alla scenografia, Daria Calvelli ai costumi, Francesca Calvelli al montaggio e le musiche originali di Teho Teardo.
Perché il caso Tortora è ancora una ferita aperta
La scelta di Marco Bellocchio di rievocare questa storia non è casuale. Il caso Tortora non fu solo un errore giudiziario, ma un vero e proprio trauma collettivo che mise a nudo le falle del sistema giudiziario italiano, il potere talvolta incontrollato dei collaboratori di giustizia e la ferocia di un certo giornalismo. L’opinione pubblica si spaccò tra “colpevolisti” e “innocentisti”, in un dibattito che, come sottolineò Leonardo Sciascia, si basava più sulla simpatia per il personaggio televisivo che su una reale conoscenza dei fatti. Raccontare oggi la vicenda di Enzo Tortora significa riflettere su temi di stringente attualità: la presunzione d’innocenza, il rapporto tra giustizia e media, la dignità dell’imputato e la responsabilità della parola. Come ha affermato lo stesso Bellocchio, l’intento non è fare di Tortora “un santino”, ma scavare a fondo nella sua vicenda umana e processuale, che un singolo film non avrebbe potuto contenere. Una storia di lotta e di dolore, che fiaccò il presentatore nel corpo e nell’anima, portandolo alla morte nel 1988, appena un anno dopo l’assoluzione definitiva in Cassazione.
