Un gesto folle, dettato da un’inspiegabile e profonda avversione nei confronti dei ciclisti. È quanto accaduto lungo le strade della Val d’Adige, a Dolcè, in provincia di Verona, dove un giovane di 25 anni ha seminato il panico sparando due colpi di pistola contro un gruppo di atleti della squadra Sc Padovani Polo Cherry Bank, impegnati in un allenamento pre-natalizio. Fortunatamente, l’arma si è rivelata essere una pistola a salve e nessuno è rimasto ferito, ma l’episodio ha scosso profondamente l’intero movimento ciclistico e riacceso il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla crescente intolleranza verso gli utenti più deboli della strada.

La dinamica dell’aggressione

I fatti risalgono a sabato scorso, 20 dicembre, lungo la Strada Statale 12 dell’Abetone e del Brennero. I quattordici atleti della Sc Padovani, suddivisi in due gruppi da sette, stavano pedalando seguiti a distanza dalle tre ammiraglie del team. Improvvisamente, una BMW familiare di colore scuro, si è affiancata al gruppo. Il conducente, un 25enne incensurato residente nella provincia scaligera, ha abbassato il finestrino e, al momento del sorpasso, ha esploso due colpi di pistola in direzione dei ciclisti, per poi allontanarsi rapidamente. Lo shock tra i giovani atleti, lo staff e i dirigenti è stato immediato e profondo. Rientrati al quartier generale temporaneo presso il Veronello Resort, hanno immediatamente raccolto testimonianze e immagini per sporgere denuncia.

Le indagini lampo dei Carabinieri

Le indagini, condotte con rapidità e acume dai Carabinieri della Compagnia di Caprino Veronese e della stazione di Peri, hanno portato in soli tre giorni all’identificazione del responsabile. Nonostante la mancanza iniziale del numero di targa, un dettaglio si è rivelato decisivo: un faro anteriore non funzionante. Questo particolare ha permesso agli investigatori di restringere notevolmente il campo delle ricerche, analizzando meticolosamente i filmati delle telecamere di videosorveglianza e i sistemi di lettura targhe presenti nella zona. Incrociando i dati, i militari sono riusciti a risalire alla BMW e al suo proprietario.

Nel corso della perquisizione veicolare, l’arma utilizzata è stata rinvenuta e posta sotto sequestro. Si tratta di una pistola a salve, a cui era stato rimosso il tappo rosso obbligatorio, un dettaglio che ne aumenta la potenziale pericolosità, rendendola indistinguibile da un’arma vera. La pistola era occultata sotto il pianale del bagagliaio, un elemento che, secondo gli inquirenti, esclude un uso ludico e conferma l’intento minaccioso del giovane. Il 25enne è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Verona e dovrà rispondere delle accuse di minaccia aggravata, porto di armi od oggetti atti a offendere ed esplosioni pericolose.

Il movente: “marcata avversione” verso i ciclisti

Alla base del gesto, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbero “futili motivi” legati a presunti contrasti durante la circolazione stradale. Ma l’elemento più inquietante è la “marcata avversione” che il giovane nutre nei confronti dell’intera “categoria” dei ciclisti. Un odio generalizzato che ha trasformato un banale allenamento in un potenziale incubo, evidenziando un clima di crescente ostilità sulle strade.

Le reazioni: sdegno e richiesta di giustizia

L’episodio ha suscitato una ferma condanna da parte di tutto il mondo dello sport e delle istituzioni. La Federazione Ciclistica Italiana (FCI) ha definito l’accaduto un “grave gesto” che “appare diretto a colpire l’intero movimento ciclistico” e ha annunciato la propria intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale processo, mettendo a disposizione i propri legali. Anche la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) ha espresso solidarietà ai giovani atleti, parlando di un “atto di violenza inaudito e ingiustificabile” che è “frutto del clima di crescente aggressività verso chi utilizza la bicicletta”. Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessora allo Sport della Regione Veneto, Paola Roma, definendo l’episodio “inquietante” ed esprimendo vicinanza ai ragazzi coinvolti.

Alessandro Petacchi, team manager della Sc Padovani, ha parlato di “shock” e di un “agguato inaudito”, sottolineando come, purtroppo, non si tratti di un episodio isolato di aggressione nei confronti dei suoi atleti.

Di veritas

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