PALMOLI (Chieti) – Il futuro di Nathan, Catherine e dei loro tre figli, la cosiddetta “famiglia nel bosco” che ha scelto di vivere in un casolare isolato nelle campagne abruzzesi, è ora nelle mani di uno specialista nominato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. La vicenda, che ha acceso un intenso dibattito nazionale sull’equilibrio tra libertà di scelta individuali e dovere di tutela dei minori da parte dello Stato, ha raggiunto una svolta decisiva. In attesa delle valutazioni tecniche, al padre, Nathan, è stato concesso di trascorrere due ore e mezza con la moglie e i figli nella casa famiglia di Vasto dove sono ospitati, nella sola mattina di Natale.
La decisione del Tribunale e la Consulenza Tecnica d’Ufficio
Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, che ha seguito da vicino la vicenda sin dall’inizio, ha confermato la decisione del Tribunale, spiegando che l’attenzione si è ora spostata completamente sull’esito della perizia. “Si chiede a uno specialista di verificare la competenza e la capacità genitoriale di Nathan e Catherine – oltre allo stato psichico dei bambini”, ha dichiarato il primo cittadino all’ANSA. La consulente tecnica d’ufficio, la psichiatra Simona Ceccoli, avrà 120 giorni per depositare i risultati della sua indagine. Questa valutazione psicodiagnostica è considerata fondamentale per determinare se le scelte di vita dei genitori siano compatibili con il benessere psicologico ed emotivo dei figli.
I quesiti posti dal tribunale alla consulente sono tre e mirano a delineare un quadro completo della situazione familiare:
- Profilo di personalità dei genitori: verranno analizzati gli stili relazionali e comportamentali di Nathan Trevallion, 51enne britannico, e Catherine Birmingham, 45enne australiana.
- Capacità e competenze genitoriali: l’indagine si concentrerà sulla loro abilità nel riconoscere e soddisfare i bisogni psicologici, affettivi ed educativi dei minori.
- Condizioni dei minori: sarà accertato lo stato attuale dei tre bambini (due gemelli di 6 anni e una bambina di 8), il loro sviluppo cognitivo e psico-affettivo e le loro figure di riferimento.
Secondo il sindaco Masciulli, questioni precedentemente discusse come l’ampliamento della casa, l’allaccio ai servizi e il progetto di scolarizzazione parentale sono diventate “non essenziali” di fronte alla centralità di questa perizia. “Tutto dipenderà dagli esiti di questa consulenza”, ha ribadito.
Un Natale diviso e il percorso giudiziario
La decisione del Tribunale di permettere a Nathan di vedere i figli solo per un breve lasso di tempo la mattina di Natale, dalle 10:00 alle 12:30, evidenzia la delicatezza della situazione. La struttura ospitante ha motivato la scelta per garantire parità di trattamento con le altre famiglie presenti. Questo incontro limitato arriva dopo che la Corte d’Appello dell’Aquila aveva già rigettato un ricorso dei genitori contro la sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei minori, disposto il 20 novembre scorso. I bambini, da quella data, si trovano in una struttura protetta a Vasto, dove la madre Catherine può vederli quotidianamente.
La vicenda ha avuto inizio a seguito di un ricovero per intossicazione da funghi nel settembre 2024, che ha portato all’attenzione delle autorità le condizioni di vita della famiglia. Il casolare, privo di acqua corrente, elettricità e servizi igienici interni, è stato giudicato inadeguato. Le successive relazioni dei servizi sociali hanno evidenziato anche un forte isolamento sociale e la mancanza di un percorso di scolarizzazione tradizionale, elementi che hanno portato alla drastica decisione del Tribunale per la tutela dei minori.
Il dibattito e le reazioni
Il caso ha sollevato un’ondata di reazioni, dividendo l’opinione pubblica. Da un lato, c’è chi difende il diritto della famiglia a uno stile di vita alternativo, a contatto con la natura e lontano dai dettami della società consumistica. Lo stesso sindaco Masciulli ha parlato di “problema culturale”, interrogandosi sui limiti dell’intervento statale nelle scelte educative familiari. Dall’altro, le istituzioni hanno sottolineato il dovere di proteggere i diritti fondamentali dei bambini, tra cui quello alla salute, all’istruzione e alla socializzazione, ritenuti compromessi dalla scelta dei genitori.
I legali della coppia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno diffuso una lettera in cui i genitori ribadiscono che ogni loro scelta è stata orientata al “benessere psicofisico” dei figli e lamentano le difficoltà linguistiche che hanno complicato il dialogo con le istituzioni. Nel frattempo, la tutrice e la curatrice nominate dal Tribunale, le avvocate Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, mantengono il più stretto riserbo. Il futuro di questa famiglia, ora più che mai, è sospeso, in attesa che la scienza psicologica fornisca ai giudici gli elementi per decidere quale sia il “superiore interesse” dei tre bambini.
