Genova – Un’operazione condotta dalla Procura di Genova ha svelato una realtà agghiacciante, portando all’arresto di un 27enne genovese, ora detenuto nel carcere di Pontedecimo. L’uomo è gravato da due ordinanze di custodia cautelare per reati gravissimi che vanno dall’adescamento di minori sui social network all’induzione alla prostituzione minorile, dagli atti sessuali con minorenni alla pornografia minorile, fino alla violenza sessuale aggravata. Le vittime accertate, al momento, sono almeno nove: un gruppo di bambine e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
Il modus operandi dell’adescatore: il profilo “Dome.Balboa”
L’indagato utilizzava i social network, in particolare Instagram, celandosi dietro lo pseudonimo “Dome.Balboa”, per entrare in contatto con le sue giovanissime prede. Una volta stabilito un dialogo, metteva in atto diverse strategie di manipolazione per vincere la loro fiducia e la loro resistenza. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dalla pm Valentina Grosso, l’uomo offriva denaro, regali di vario tipo – come sigarette elettroniche, peluche o scarpe sportive – o si proponeva come un finto “tassista” premuroso. Con la scusa di andarle a prendere a scuola o dopo le serate con gli amici, isolava le ragazze, approfittando della loro vulnerabilità per i suoi scopi.
Dalla manipolazione alla violenza brutale
Le accuse, però, vanno ben oltre l’adescamento. Dalle carte dell’inchiesta emergono dettagli di una violenza spietata. In almeno tre casi, al 27enne viene contestato il reato di violenza sessuale su minore. Gli episodi descritti sono terrificanti: in un’occasione, avrebbe stretto le mani al collo di una delle vittime, minacciandola con le parole: “Devi stare zitta oppure ti faccio stare zitta io”, per poi costringerla a subire un rapporto. In un altro caso, avrebbe violentato una diciassettenne mentre questa piangeva disperata, ignorando completamente le sue suppliche di fermarsi. L’inchiesta, che copre un arco temporale dal 2020 al 2024, ha portato alla luce anche pratiche feticistiche e sadomasochistiche.
Gli abusi in casa con i genitori presenti
Uno degli aspetti più sconcertanti e inquietanti della vicenda è il contesto in cui si consumavano molti degli abusi. Il 27enne, infatti, portava le sue vittime minorenni nell’abitazione dove viveva con i propri genitori. Secondo quanto emerso, i familiari erano spesso in casa, sebbene si trovassero in altre stanze, mentre avvenivano gli incontri e le violenze. Questo elemento è stato determinante per la decisione della Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), che ha disposto la custodia cautelare in carcere rigettando la richiesta dei domiciliari. Nelle motivazioni del provvedimento, la GIP sottolinea come i genitori “non si sono in alcun modo opposti alle frequentazioni e non hanno dimostrato alcuna volontà di intervenire”.
La giudice ha definito l’indagato come un individuo di evidente pericolosità sociale, “schiavo dei suoi istinti e continuamente alla ricerca di nuove prede per soddisfarli”, evidenziando un alto rischio di reiterazione del reato.
Le indagini: dalla denuncia dell’adescatore al telefono scomparso
Paradossalmente, le indagini hanno preso il via da una telefonata dello stesso 27enne al 112. L’uomo aveva contattato le forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto minacce di morte dal padre di una dodicenne, il quale aveva scoperto la frequentazione tra la figlia e l’indagato. Inizialmente, il giovane aveva ammesso la conoscenza, negando però qualsiasi rapporto sessuale o forzatura. Questa segnalazione ha però innescato approfondimenti che, attraverso il sequestro dei dispositivi elettronici, hanno fatto emergere centinaia di chat con minorenni, scoperchiando il vaso di Pandora.
A complicare il quadro investigativo c’è il mistero di un telefono cellulare mancante. Al momento della perquisizione domiciliare, è stato rinvenuto solo uno dei due smartphone in uso all’uomo. Quest’ultimo ne aveva denunciato lo smarrimento subito dopo la chiamata al 112, un gesto che gli inquirenti interpretano come un chiaro tentativo di inquinare le prove. Si teme che il dispositivo possa contenere ulteriore materiale pedopornografico e le prove di altri abusi non ancora scoperti. Per questo, gli investigatori non escludono che il numero delle vittime possa essere superiore a quello attuale e invitano chiunque riconosca elementi utili a contattare le autorità.
