Come ogni anno, al volgere del suo termine, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani offre al Paese una lente d’ingrandimento unica per osservare e comprendere i dodici mesi trascorsi. Non attraverso una mera cronologia di eventi, ma tramite uno strumento ben più potente e rivelatore: la lingua. Con la pubblicazione del “Libro dell’anno Treccani 2025”, curato sotto la direzione di Marcello Sorgi, ci viene consegnato un affresco vivido del nostro presente, un racconto di 365 giorni narrato dalle parole che abbiamo creato, adottato e diffuso per dare un nome alle nostre realtà, paure e passioni. All’interno delle sue 600 pagine, arricchite da 1.169 notizie, 108 articoli d’autore e 446 immagini, emerge la sezione “Le parole dell’anno”, un vero e proprio sismografo dei mutamenti culturali e sociali.

Questi neologismi, come spiegano i linguisti dell’Osservatorio della Lingua Italiana Treccani, “fotografano episodi del 2025 e non sempre conquisteranno anche le future edizioni dei dizionari”. Il loro valore risiede nell’hic et nunc, nella capacità di essere testimoni del presente. “Il nostro lavoro si limita a segnalare quelle parole che, nel corso del 2025, hanno avuto maggiore rilevanza nell’uso comune o nella stampa e solo il tempo dirà se resteranno per sempre”, sottolineano gli esperti.

Lo specchio della politica: tra tensioni globali e nuovi equilibri

La politica, interna e internazionale, si conferma fucina inesauribile di nuovo lessico, spesso specchio di un mondo polarizzato. Termini come pro-Pal (“chi sostiene la causa politica del popolo palestinese”) sono entrati prepotentemente nel dibattito pubblico, testimoniando la centralità del conflitto mediorientale. Dalla Germania abbiamo mutuato Brandmauer, letteralmente “muro tagliafuoco”, per indicare l’isolamento politico eretto contro le forze di estrema destra. E sempre dallo stesso contesto geopolitico arriva sumud, un termine arabo denso di significato che racchiude i concetti di “resilienza, resistenza, speranza nel futuro, solidarietà” del popolo palestinese. Questi vocaboli non sono semplici etichette, ma veri e propri manifesti identitari che raccontano le fratture e le speranze del nostro tempo.

La cronaca che si fa parola: dal sociale all’emergenza

È la cronaca, con le sue storie quotidiane e i suoi drammi, a fornirci le parole più immediate e talvolta più crude per descrivere la realtà. Il 2025 ha visto emergere termini come affidopoli, parola-macedonia che evoca lo “scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti”, e maranza, che descrive un fenomeno giovanile urbano caratterizzato da “gruppi di strada chiassosi, con atteggiamenti smargiassi e sguaiati”. La cronaca nera ha imposto la locuzione droga degli zombie, denominazione giornalistica per il Fentanyl, l’oppiaceo il cui abuso sta creando allarme sociale. Ma la cronaca racconta anche di speranza e cambiamento, come nel caso di tornanza, un vocabolo che descrive il fenomeno, sempre più diffuso, del “ritornare nel luogo d’origine”, spesso legato a una riscoperta delle proprie radici in opposizione allo spopolamento dei piccoli centri. In questa categoria rientrano anche termini che riflettono nuove sensibilità, come rifugio climatico, un luogo pensato per offrire riparo dalle temperature estreme, segno tangibile della crescente consapevolezza dell’emergenza ambientale.

Tecnologia e società: le nuove frontiere del linguaggio

L’inarrestabile avanzata della tecnologia, e in particolare dell’intelligenza artificiale, plasma non solo le nostre vite ma anche il nostro vocabolario. Termini prima confinati nelle cerchie degli specialisti sono oggi di dominio pubblico. È il caso di allucinazione della intelligenza artificiale, che descrive con efficacia la produzione di informazioni errate da parte di un sistema di IA. Ma la tecnologia porta con sé anche nuove ombre e rischi, condensati in parole come nudificazione, la “creazione abusiva e illegale di falsi nudi”, e broligarchia, neologismo che identifica la “ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti” a capo delle grandi aziende tecnologiche, in grado di condizionare le scelte dei governi. L’economia non è da meno, con termini come bullismo economico e cryptogate, che segnalano nuove forme di sopraffazione finanziaria e scandali legati al mondo delle criptovalute.

Costume, cultura e sport: le parole più curiose

Infine, il “Libro dell’anno” ci regala una serie di parole che nascono dal costume, dalla cultura popolare e dallo sport, spesso le più creative e destinate a durare. Troviamo la qualunque, un tributo al genio comico di Antonio Albanese e al suo personaggio Cetto La Qualunque, per indicare “una cosa qualunque detta a sproposito”. Il mondo editoriale ha visto l’affermarsi di romantasy, genere letterario che fonde storie d’amore e avventura fantasy. Dal gossip e dai social media arriva invece occhi spaccanti, espressione coniata e registrata dall’attore Raoul Bova per definire uno sguardo di particolare intensità. E come non citare l’omaggio allo sport e a uno dei suoi massimi protagonisti? Il 2025 ha consacrato Jannik Sinner come ingiocabile: un atleta “così forte che non ci si può giocare contro, imbattibile”. Un aggettivo che è diventato epiteto, quasi un secondo nome per il campione di tennis, a testimonianza di come le imprese sportive possano entrare a pieno titolo nel vocabolario di una nazione.

Come osserva il direttore Marcello Sorgi, l’opera si propone di “raccontare con completezza e profondità di analisi un anno complesso”, segnato dal ritorno di Donald Trump, dalle tensioni in Ucraina e in Medio Oriente, e da nuovi protagonisti sulla scena globale e italiana. Il “Libro dell’anno Treccani 2025” non è dunque solo un dizionario dell’effimero, ma uno strumento culturale prezioso, una bussola per orientarsi in un presente in continua e febbrile trasformazione.

Di euterpe

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