Un nuovo capitolo si apre sul fronte delle plusvalenze nel calcio italiano e questa volta a finire sotto la lente d’ingrandimento della giustizia sportiva è l’Udinese Calcio. La Procura Federale della FIGC, guidata da Giuseppe Chiné, ha infatti deferito il club friulano e due suoi dirigenti di spicco, l’allora vicepresidente Stefano Campoccia e il consigliere Franco Collavino, al Tribunale Federale Nazionale. L’accusa è di responsabilità diretta in relazione a presunte irregolarità nell’operazione di mercato che, nell’estate del 2018, portò il centrocampista Rolando Mandragora dalla Juventus all’Udinese.

LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA: UN’OPZIONE TRASFORMATA IN OBBLIGO

Secondo l’impianto accusatorio della Procura, l’accordo stipulato tra Juventus e Udinese per il trasferimento di Mandragora celerebbe una realtà diversa da quella depositata ufficialmente presso gli organi competenti. La contestazione si concentra sulla natura della clausola di riacquisto a favore della Juventus. Ufficialmente, si trattava di un’opzione di riacquisto fissata alla cifra di 26 milioni di euro, esercitabile al termine della stagione 2019/2020. Tuttavia, per la Procura federale, dietro a questa opzione si nascondeva in realtà un obbligo di riscatto, poi effettivamente esercitato dalla Juventus nell’ottobre del 2020 per un importo notevolmente inferiore, pari a 10,7 milioni di euro.

Questa discrepanza, secondo gli inquirenti, non sarebbe casuale. L’obiettivo, si legge negli atti del deferimento, sarebbe stato quello di “eludere la normativa federale” per consentire all’Udinese di ottenere “benefici contabili e fiscali con riferimento ai bilanci di esercizio chiusi al 30 giugno del 2019, 2020 e 2021”. In sostanza, presentando l’operazione in maniera difforme dalla sua reale natura, il club friulano avrebbe potuto iscrivere a bilancio valori non corrispondenti al vero, con un impatto positivo sui conti societari.

LE ORIGINI DELL’INDAGINE E IL LEGAME CON L’INCHIESTA JUVENTUS

La vicenda che coinvolge l’Udinese non nasce dal nulla, ma si inserisce in un filone d’indagine ben più ampio, quello sulle plusvalenze che ha già visto protagonista la Juventus. Il procedimento a carico del club friulano è infatti una costola dell’inchiesta avviata nel 2022 dalla Procura di Torino sui conti del club bianconero e sui suoi rapporti di partnership con altre società. La trasmissione degli atti dalla Procura della Repubblica di Udine alla Procura Federale ha permesso di riaprire il fascicolo e di concentrare l’attenzione specifica sull’affare Mandragora. È importante ricordare che la Juventus, per le vicende legate alle plusvalenze e alle cosiddette “manovre stipendi”, ha già patteggiato nel 2023, pagando un’ammenda di 718mila euro.

LA REAZIONE DELL’UDINESE: “STUPORE E FIDUCIA NELLA CORRETTEZZA”

La risposta del club friulano non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, l’Udinese Calcio ha manifestato “stupore per la decisione” della Procura. La società ha ribadito con forza “la correttezza e la trasparenza del proprio operato e di quello dei suoi tesserati”, annunciando che valuterà le azioni più opportune da intraprendere nel procedimento sportivo, nel pieno rispetto delle tempistiche previste. Una difesa netta, che sottolinea la convinzione del club di aver agito nel rispetto delle regole.

COSA RISCHIA IL CLUB FRIULANO? LE POSSIBILI SANZIONI

Il deferimento per responsabilità diretta pone l’Udinese in una posizione delicata. Le violazioni contestate riguardano gli articoli 4 (lealtà, correttezza e probità) e 31 (illecito amministrativo) del Codice di Giustizia Sportiva. Tuttavia, a differenza del caso Juventus che coinvolgeva una pluralità di operazioni, qui l’attenzione è focalizzata su un singolo trasferimento. Questo elemento, secondo le prime analisi, potrebbe mitigare le sanzioni. L’ipotesi più probabile, al momento, sembra essere quella di una sanzione pecuniaria (ammenda) per il club, accompagnata da un’eventuale inibizione per i dirigenti coinvolti, Campoccia e Collavino. Sembra dunque scongiurato il rischio di una penalizzazione in punti in classifica, ma la parola finale spetterà ovviamente al Tribunale Federale Nazionale. Non è da escludere, inoltre, la possibilità di un patteggiamento, percorso già seguito dalla Juventus nella sua vicenda.

IL CONTESTO DELLE PLUSVALENZE NEL CALCIO ITALIANO

Il caso Mandragora riaccende i riflettori su una pratica, quella delle plusvalenze, da anni al centro del dibattito sulla sostenibilità e la trasparenza del calcio italiano. Le plusvalenze, ovvero il guadagno generato dalla vendita di un calciatore a un prezzo superiore rispetto al suo valore contabile residuo a bilancio, sono uno strumento lecito e fondamentale per la gestione economica dei club. Il problema sorge quando queste operazioni vengono utilizzate in modo “fittizio” o “gonfiato”, spesso attraverso scambi “a specchio” di giocatori con valutazioni ritenute fuori mercato, al solo scopo di abbellire i bilanci. La difficoltà nel definire un valore oggettivo per un calciatore rende complesso per la giustizia, sia sportiva che ordinaria, intervenire con efficacia. La FIGC e l’UEFA, comunque, stanno cercando di introdurre normative più stringenti per arginare il fenomeno e garantire una maggiore correttezza contabile.

Di nike

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