Esistono dialoghi che superano le barriere del tempo, conversazioni sussurrate tra anime artistiche che, pur non essendosi mai incontrate, vibrano all’unisono sulle grandi questioni dell’esistenza. È un dialogo di questa portata, tanto audace quanto profondo, quello che prende vita a Ulassai, borgo natio di Maria Lai incastonato tra i tacchi dell’Ogliastra, in Sardegna. Qui, dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, la Fondazione Stazione dell’Arte e il CaMuC – Casa Museo Cannas diventano il palcoscenico di un evento espositivo di rara intensità: “Il respiro di un viaggio”, una mostra che mette a confronto, per la prima volta, l’universo di Albrecht Dürer (1471-1528) e quello di Maria Lai (1919-2013).
Un abisso temporale di cinquecento anni separa il maestro indiscusso del Rinascimento tedesco e la sacerdotessa sarda dell’arte contemporanea. Eppure, come un filo invisibile che cuce epoche e linguaggi, una tensione comune li lega: la ricerca del senso, del valore simbolico del gesto artistico, l’esplorazione del mistero che abita l’animo umano e il mondo naturale. La mostra, curata con acume e sensibilità da Marco Peri, direttore della Stazione dell’Arte, e Luca Baroni, direttore della Rete Museale Marche Nord e fine studioso di storia della grafica, invita il visitatore a un’immersione in due modi apparentemente antitetici di costruire l’immagine, per scoprirne le sorprendenti corrispondenze.
Dürer: il segno che indaga il mondo
L’arte di Albrecht Dürer è un cosmo di dettagli minuti, un universo costruito con la precisione quasi ossessiva del bulino. Le oltre trenta opere grafiche originali esposte, provenienti da prestigiose collezioni private, offrono uno sguardo ravvicinato sulla sua maestria. Dürer non fu solo un incisore, fu un innovatore che seppe traghettare l’eredità gotica verso la nuova sensibilità umanistica del Rinascimento. Il suo segno è uno strumento di indagine, un bisturi che seziona la realtà per coglierne l’essenza formale e la profondità psicologica.
Capolavori immortali come Melencolia I, Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, Il figliol prodigo e Il Mostro Marino, presenti in mostra, sono la testimonianza di uno sguardo inquieto e curioso, perennemente attratto dai misteri della natura, della fede e della psiche. Dürer forza la materia, la incide per dare forma alla figura, all’espressione, al dettaglio infinitesimale, costruendo un mondo analitico e visionario che ha segnato per sempre la storia dell’immagine.
Maria Lai: il filo che evoca l’invisibile
In questo universo denso e rigoroso si insinua, con la sua leggerezza poetica, l’opera di Maria Lai. Il suo approccio è diametralmente opposto: lavora per sottrazione, per evocazione, per sintesi. La sua arte, profondamente radicata nelle tradizioni arcaiche della sua Sardegna, si apre a una dimensione universale, capace di parlare un linguaggio senza tempo. Lai trasforma materiali umili – il filo, la stoffa, la ceramica, il pane – in potenti veicoli di significato.
Le opere in mostra, tra cui i celebri Presepi, i Libri cuciti, i Pani e la toccante Via Crucis del filo bianco, testimoniano una sensibilità unica nel dare forma all’invisibile. Se Dürer costruisce, Lai evoca. Il suo gesto non definisce, ma suggerisce; non descrive, ma cuce relazioni, memorie, silenzi. La sua è un’opera intuitiva, sospesa, che introduce una risonanza contemporanea in dialogo con la meticolosa costruzione formale del maestro tedesco.
Il Respiro e il Viaggio: una sintesi tematica
Il titolo della mostra, “Il respiro di un viaggio”, racchiude la sintesi di questo incontro impossibile. I curatori spiegano come il respiro sia inteso quale soffio vitale, ritmo interiore che anima la ricerca di entrambi gli artisti, mentre il viaggio rappresenta la dimensione fisica e spirituale della scoperta, lo spazio della trasformazione e della rivelazione. Entrambi, seppur con mezzi diversi, hanno intrapreso un viaggio: Dürer attraverso l’Europa, assorbendo e rielaborando le correnti culturali del suo tempo; Lai in un percorso interiore, attingendo alla memoria ancestrale della sua terra per toccare corde universali.
La mostra, promossa dal Comune di Ulassai e prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte, è un percorso che fa emergere corrispondenze inattese, dimostrando la continuità delle grandi questioni dell’arte: il mistero, la spiritualità, il rapporto con il tempo e l’immaginazione. È un invito a lasciarsi guidare da due sguardi che, pur distanti cinque secoli, condividono la stessa tensione verso l’infinito. Il progetto è inoltre finanziato dall’Unione Europea tramite i fondi NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR dedicato alla rigenerazione dei borghi.
