In un’epoca in cui le fondamenta della democrazia e della libertà di parola sembrano scricchiolare sotto il peso di nuove pressioni politiche e tecnologiche, sorge a Roma un nuovo, fondamentale presidio a difesa della cultura e di chi la produce. È stato presentato ufficialmente nell’effervescente cornice della fiera della piccola e media editoria “Più Libri Più Liberi”, tenutasi alla Nuvola di Roma, il progetto per il PEN Roma, il nuovo centro italiano del PEN International, l’organizzazione globale che da oltre un secolo si batte per promuovere la letteratura e difendere la libertà di espressione degli scrittori in tutto il mondo.

L’iniziativa, nata dall’urgenza di un gruppo di intellettuali di primo piano del panorama italiano, tra cui Paolo Giordano, Nicola Lagioia, Elena Stancanelli e Roberto Saviano, vedrà alla sua guida lo scrittore Sandro Veronesi. Un nucleo fondatore di grande prestigio che si pone l’ambizioso obiettivo di creare non solo un rifugio per le voci perseguitate, ma anche un “osservatorio permanente sulla libertà di espressione che si estende a tutto il Mediterraneo”.

Un faro di solidarietà in tempi bui

La necessità di un simile centro è stata sottolineata con forza da Burhan Sönmez, scrittore turco di origine curda e attuale presidente del PEN International. “Il numero degli scrittori che hanno bisogno del nostro aiuto va crescendo in modo esponenziale”, ha dichiarato Sönmez durante la presentazione. “L’anno scorso ne abbiamo aiutati 300, ma c’erano più di mille richieste”. Le sue parole dipingono un quadro allarmante della situazione globale, dove la repressione del pensiero critico si manifesta in forme sempre più subdole e violente.

Sönmez ha raccontato un aneddoto toccante per illustrare la concretezza dell’impegno del PEN: “Lo scorso mese uno scrittore ci ha detto che nel suo Paese aveva la moglie malata di cancro, ma non aveva i soldi per le cure e non riusciva a spedirle ciò di cui aveva bisogno. Il Pen si è fatto carico di cose basiche, come mandare del latte, del pane a quella famiglia. Gli atti di solidarietà sono tutti possibili”. Un esempio che dimostra come la difesa della libertà di espressione passi anche attraverso gesti di umanità e supporto materiale a chi, a causa delle proprie idee, viene privato dei diritti più elementari.

Una sfida da vincere: l’anno di prova e il confronto con l’IA

Il percorso del PEN Roma è appena iniziato. Per il primo anno, opererà come un ‘Aspiring Pen Club’, una sorta di periodo di prova durante il quale dovrà dimostrare la propria solidità e capacità di aggregazione. “Dobbiamo dimostrare di meritarcelo”, ha affermato con umiltà e determinazione il neopresidente Sandro Veronesi. “Siamo un nucleo iniziale e se tali si rimane poi si torna a casa. È necessario ci sia sostegno e adesione per rendere questo centro come gli altri”.

Una delle prime grandi sfide che il centro intende affrontare è tanto attuale quanto complessa: l’intelligenza artificiale e il suo impatto sul mondo della scrittura e dell’informazione. Veronesi ha annunciato l’intenzione di organizzare “una giornata di studi, di interventi e discussione sul tema dell’IA”, con l’obiettivo di comprendere i rischi di questa tecnologia e prevenire scenari distopici. Il timore, concreto e condiviso, è che l’IA “possa essere utilizzata per screditare gli scrittori”, diventando uno strumento di diffamazione e repressione capace persino di “mandare qualcuno in galera”.

Le voci critiche: Saviano e Janeczek contro i nuovi populismi

L’urgenza di fare rete e difendere il “pensiero vero” è stata ribadita con vigore anche da altre voci autorevoli. La scrittrice Helena Janeczek ha messo in guardia contro la volontà internazionale di “demolire la democrazia e lo stato di diritto, laddove esiste ancora”, sottolineando come scrittori e scrittrici siano argini fondamentali a questa deriva.

Particolarmente incisivo è stato l’intervento di Roberto Saviano, che ha analizzato la mutazione genetica del dibattito politico contemporaneo. “La forza del populismo ha cambiato completamente le priorità”, ha osservato Saviano. Se in passato, anche la politica più reazionaria “era ossessionata dal dimostrare di essere democratica” e agiva contro la libertà di espressione “di nascosto”, oggi assistiamo a un rovesciamento di paradigma. “Ora invece i regimi generano immediatamente una simpatia risolutiva”, ha continuato, citando l’esempio di Erdogan in Turchia o il fascino esercitato dalle economie autoritarie degli Emirati Arabi. In questo contesto, lo scrittore che si oppone, che critica, “viene visto come un rompipalle, uno che esagera” e che, in fondo, “se la va a cercare”.

Le parole di Saviano riecheggiano un sentimento di preoccupazione diffuso, legato alla crescente polarizzazione e alla delegittimazione del dissenso. La nascita del PEN Roma, in questo clima, non è solo un atto culturale, ma un gesto profondamente politico, una dichiarazione di intenti per riaffermare il valore irrinunciabile del pensiero critico e della letteratura come strumenti di comprensione e resistenza.

Il nuovo centro si inserisce in una lunga tradizione del PEN Club italiano, fondato nel lontano 1922 da figure come Lauro De Bosis e Filippo Tommaso Marinetti, e che ha visto tra i suoi presidenti intellettuali del calibro di Alberto Moravia e Mario Soldati. Oggi, con questa nuova linfa romana, il PEN Italia si prepara ad affrontare le complesse sfide del XXI secolo, con la consapevolezza che difendere uno scrittore minacciato in un angolo remoto del mondo significa difendere la libertà di tutti noi.

Di euterpe

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