Nelle acque della Nigoglia, l’insolito fiume che scorre verso nord per congiungersi al lago d’Orta, è apparsa un’opera d’arte destinata a far parlare di sé. A Omegna, nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola, due volti monumentali in purissimo marmo di Carrara sono emersi dai flutti, testimoni silenti di un “matrimonio d’acque” artistico e simbolico. Si tratta dell’ultima creazione di Giorgio Rava, poliedrico artista cusiano di 77 anni, che ha voluto donare alla sua città un’installazione permanente capace di dialogare con il paesaggio e la storia locale.
Le due sculture, una raffigurante lineamenti maschili e l’altra femminili, sono state posizionate strategicamente a pochi passi da largo Cobianchi e dal palazzo di città. Il loro sguardo è rivolto verso settentrione, seguendo la corrente contraria della Nigoglia, quasi a voler sfidare le convenzioni e a sottolineare l’unicità di questo corso d’acqua, emissario del lago d’Orta. L’opera, come spiegato dallo stesso Rava, intende celebrare l’unione profonda e vitale tra il lago e il suo fiume, un legame che plasma l’identità stessa della comunità omegnese.
Un’ispirazione goliardica e profonda: le teste di Modigliani
L’idea alla base di questa suggestiva installazione affonda le sue radici in uno degli episodi più noti e controversi della storia dell’arte italiana del XX secolo: la beffa delle false teste di Modigliani. Nell’estate del 1984, in occasione del centenario della nascita dell’artista, a Livorno vennero ripescate dal Fosso Reale alcune sculture che, inizialmente, furono attribuite al grande maestro. In seguito, si scoprì che si trattava di uno scherzo magistralmente orchestrato da alcuni studenti.
Rava ha dichiarato di essersi ispirato a quel gesto goliardico, reinterpretandolo in chiave poetica e celebrativa. “Prendendo spunto da questo gesto goliardico, mi è piaciuto immaginare e quindi celebrare una sorta di matrimonio artistico tra il lago e la Nigoglia”, ha spiegato l’artista. L’intento non è quello di ingannare, ma di stimolare una riflessione sul rapporto tra autenticità, comunità e arte, portando un oggetto artistico direttamente nell’acqua, a contatto con la vita quotidiana della città.
L’artista: Giorgio Rava, un cantore del territorio
Giorgio Rava non è nuovo a operazioni che legano l’arte al territorio del Cusio. Artista poliedrico e autodidatta, Rava è una figura profondamente radicata nella cultura locale, capace di esprimersi attraverso la pittura, la scultura, la poesia e persino la gastronomia. Le sue opere, che siano poesie in dialetto o installazioni, raccontano le storie, i profumi e i colori di questa terra d’acqua e di monti. La sua collaborazione con importanti nomi del design italiano come Alessi e la sua vasta produzione letteraria testimoniano una creatività incessante e un amore viscerale per le proprie origini. Con questa nuova opera, Rava aggiunge un ulteriore tassello al suo racconto del Cusio, trasformando il fiume in un palcoscenico a cielo aperto.
Un dialogo tra opposti e un nuovo simbolo per Omegna
Le due teste, con la loro monumentalità essenziale, sono concepite come un dialogo continuo tra opposti complementari: maschile e femminile, lago e fiume, arte e natura. La scelta del pregiato marmo di Carrara conferisce nobiltà al gesto e all’opera, destinata a diventare una sorta di “bussola visiva” per cittadini e visitatori. L’installazione invita a soffermarsi, a osservare lo scorrere dell’acqua e a riconoscere in esso la storia quotidiana e la memoria collettiva di Omegna. Le sculture incarnano i sentimenti, anche contrastanti, che legano una comunità al proprio ambiente: amore, affetto, ma anche le sfide e le complessità di un rapporto che si evolve nel tempo. Un’opera che, emergendo dall’acqua, si offre alla città come un nuovo, potente simbolo di identità e appartenenza.
