Il sipario cala su una delle carriere più luminose e influenti del basket italiano. Danilo Gallinari, con la serenità dei grandi campioni, ha annunciato il suo ritiro dalla pallacanestro giocata all’età di 37 anni. Una decisione ponderata, maturata durante l’ultima estate con la maglia della Nazionale e consolidata dall’arrivo del suo terzo figlio, che segna la fine di un’era per il movimento cestistico tricolore e l’inizio di un nuovo, intrigante capitolo per il “Gallo”.
In una conferenza stampa organizzata dalla NBA per i media internazionali, l’ex stella dei New York Knicks, Denver Nuggets e Los Angeles Clippers, tra le altre, ha ripercorso le tappe di un viaggio straordinario, iniziato sui parquet italiani e culminato nell’Olimpo del basket mondiale. “Mi auguro di essere stato un leader, un buon compagno di squadra, una bella persona”, ha dichiarato Gallinari, “ma l’essere stato un modello positivo per i ragazzi giovani delle nuove generazioni è la cosa più bella”. Parole che racchiudono l’essenza di un atleta che non è stato solo il più grande realizzatore italiano nella storia della NBA, ma anche un faro per chi sogna di calcare i prestigiosi campi d’oltreoceano.
Una Scelta Serena e un Futuro Già Scritto
La decisione di appendere le scarpe al chiodo, come spiegato dallo stesso Gallinari, non è stata un fulmine a ciel sereno. “La decisione di smettere di giocare è maturata con la scelta di giocare l’ultima estate con la Nazionale. Ho tranquillamente e serenamente deciso di smettere anche con l’arrivo del mio terzo bimbo”. Un addio dolce, dunque, che coincide con un momento di grande gioia familiare per l’atleta, ormai stabilitosi a Miami con la sua famiglia. A questo si aggiunge la consapevolezza fisica: “L’ultima annata è stata bella ma tosta, il campionato in Portorico è stato a un ritmo folle, 50 gare in tre mesi giocando 35 minuti a partita. Pensare di poterlo rifare non era sostenibile. Fisico e testa mi hanno fatto capire che era il momento”.
Il futuro, però, non sarà lontano dal mondo che ha amato e dominato per quasi due decenni. Sebbene escluda categoricamente un percorso da allenatore (“non sono assolutamente capace di allenare”, ha ammesso con la sua consueta onestà), le sue ambizioni puntano decise verso un ruolo dirigenziale. “Mi piace molto di più la parte manageriale, lato front office o general manager. Poi c’è il discorso NBA Europe che è una cosa che sta correndo molto velocemente”. Un orizzonte che potrebbe vederlo protagonista nella costruzione delle squadre del futuro, mettendo a frutto l’immensa esperienza accumulata in anni di battaglie ai massimi livelli.
Un Legame Indissolubile con la Maglia Azzurra
Nonostante la distanza geografica, il cuore di Gallinari continuerà a battere per l’Italia e per la Nazionale. Il dialogo con la Federazione è costante, in particolare con il nuovo Coordinatore delle Squadre Nazionali, l’amico ed ex compagno di squadra Gigi Datome. “Sono in contatto soprattutto con Datome: di qualsiasi cosa avranno bisogno, io sono qua per lui, per aiutare il movimento, la federazione”, ha assicurato il Gallo. Un impegno che si estende anche al commissario tecnico Luca Banchi, con cui ha già discusso di possibili collaborazioni. “Ho sentito anche Banchi quindi abbiamo parlato un po’ delle cose che si possono fare assieme o come posso essere d’aiuto. Quindi non so ancora dirvi poi a livello pratico questo cosa vuol dire, però ci sono tanti ragazzi italiani che giocano negli Stati Uniti, ma darò una mano da qui”.
Aneddoti di una Vita in NBA e il Sogno Infranto del Ritorno a Milano
La conferenza è stata anche un’occasione per riavvolgere il nastro dei ricordi, tra aneddoti divertenti e riflessioni toccanti. Indimenticabili le chiacchierate in italiano con una leggenda come Kobe Bryant, un legame speciale che andava oltre il campo da gioco. O i momenti più leggeri, come scoprire che Blake Griffin conoscesse a memoria il testo de “L’Italiano” di Toto Cutugno, o il soprannome “ciccione” affibbiatogli da Chris Paul, condiviso con Marco Belinelli, a testimonianza della comune passione per la buona cucina italiana.
Unico, piccolo rimpianto, forse, è quello di non aver potuto chiudere il cerchio con un ritorno a casa, all’Olimpia Milano, la squadra che lo ha lanciato nel grande basket. “Una ‘last dance’ in Europa l’avrei fatta solo per l’Olimpia Milano, però non ci sono mai stati reali contatti per un mio ritorno”. Ma il finale di carriera, ha sottolineato, è stato comunque da favola: “Il mio è stato un finale di carriera bellissimo a Porto Rico con il titolo. Io volevo finire da protagonista”. E così è stato, alzando con i Vaqueros de Bayamón l’unico trofeo della sua carriera da professionista e venendo eletto MVP delle finali, lasciando un’eredità che andrà ben oltre i punti segnati e le partite vinte.
