Il mondo dei motori e dell’imprenditoria italo-giapponese piange la scomparsa di Hideyuki Miyakawa, figura iconica e pioniere che ha avuto un ruolo determinante nell’introduzione e nell’affermazione del marchio Suzuki in Italia. Si è spento all’età di 88 anni nella sua azienda agricola Bulichella a Suvereto, in Toscana, dopo una lunga battaglia contro il Parkinson, lasciando un vuoto incolmabile ma anche un’eredità ricca di passione, visione e integrazione culturale. Suzuki Italia lo ha ricordato con “gratitudine e ammirazione”, sottolineando come la sua attività abbia “contribuito in modo incisivo alla fase iniziale di organizzazione e sviluppo dell’azienda nel mercato nazionale”.
Un’avventura iniziata su due ruote
La storia di Hideyuki Miyakawa è un vero e proprio romanzo di avventura. Nato nella cittadina giapponese di Maebashi, a nord di Tokyo, il giovane Hideyuki coltivò fin da subito una profonda passione per i motori. Nel 1960, a soli 22 anni, intraprese un viaggio che avrebbe cambiato la sua vita: in sella a una motocicletta Yamaguchi 125, insieme a un amico, partì dal Giappone per un lungo tour che lo portò ad attraversare l’India, il Pakistan, l’Iran e gran parte dell’Europa. La sua meta finale era Roma, per seguire come reporter le Olimpiadi del 1960. Fu proprio in Italia, durante una visita al Salone dell’Automobile di Torino, che il suo destino si legò indissolubilmente al nostro Paese.
L’incontro che cambiò tutto e la nascita di un impero
A Torino, Miyakawa conobbe Marisa Bassano, una giovane studentessa in procinto di partire per un anno di studi proprio in Giappone. L’incontro fu fatale: i due si innamorarono, si sposarono nel 1962 e si stabilirono a Torino. Da quel momento, Miyakawa divenne un ponte tra l’industria italiana e quella giapponese. Grazie alla sua intelligenza e al suo spirito vulcanico, divenne un referente per molte aziende del Sol Levante, favorendo l’introduzione di numerosi marchi in Italia. La sua visione imprenditoriale lo portò a collaborare con figure di spicco come Giorgetto Giugiaro, diventando socio della Italdesign, società di sviluppo di prototipi e auto.
Ma è nel settore motociclistico che il suo contributo lasciò un segno indelebile. Fu tra gli artefici del successo della Suzuki in Italia, diventando un punto di riferimento per la Saiad, il primo importatore ufficiale del marchio nel nostro Paese. Il suo lavoro, incentrato anche sulle competizioni sportive, fu cruciale per consolidare la presenza e la reputazione della casa di Hamamatsu sul territorio nazionale.
Dalle piste alla terra: la seconda vita in Toscana
Negli anni Ottanta, Hideyuki Miyakawa decise di intraprendere un nuovo, affascinante percorso. Insieme alla moglie Marisa e ad altre famiglie, nel 1983 fondò l’azienda agricola Bulichella a Suvereto, in provincia di Livorno. In un’epoca in cui il concetto di biologico era ancora agli albori, Miyakawa si dimostrò ancora una volta un pioniere, creando un’impresa basata sul rispetto dell’ambiente e sulla produzione di vino e olio biologici. L’azienda divenne non solo un’eccellenza nel settore vitivinicolo, ma anche un modello di impegno sociale e di condivisione. Oggi, la Bulichella è portata avanti dai figli e dai nipoti, che ne perpetuano la visione e i valori.
Un’eredità che unisce due culture
La scomparsa di Hideyuki Miyakawa ha suscitato profondo cordoglio sia nel mondo dei motori che in quello vitivinicolo. La sua è la storia di un uomo che ha saputo unire due culture apparentemente distanti, quella giapponese e quella italiana, con una passione e una dedizione straordinarie. Un “samurai del vino” e un visionario dei motori, come è stato definito, la cui eredità continuerà a vivere attraverso le aziende che ha contribuito a creare e la famiglia che ha cresciuto con amore e apertura al mondo. La sua vita rimane un raro esempio di integrazione culturale e di capacità imprenditoriale, un ponte tra il Sol Levante e le colline toscane, costruito sulla passione per l’innovazione e l’amore per la terra.
