Roma – Un’ombra si allunga sulla Nuvola dell’Eur, iconica sede di “Più libri più liberi”, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria in programma dal 4 all’8 dicembre. A pochi giorni dall’inaugurazione, un’aspra polemica sta scuotendo il mondo culturale e politico italiano, accendendo i riflettori sulla controversa presenza tra gli espositori della casa editrice “Passaggio al bosco”. L’accusa, mossa da più fronti, è quella di avere un catalogo editoriale che inneggia a figure e ideologie del nazifascismo, sollevando un quesito fondamentale sul significato stesso di libertà in una manifestazione che ne porta il nome.
L’origine della controversia e la denuncia politica
A innescare la miccia è stato l’ex deputato del Partito Democratico, Emanuele Fiano, che con un intervento sui social network ha messo in discussione l’opportunità di ospitare un editore con una chiara linea editoriale legata all’estrema destra. Fiano ha evidenziato come il progetto editoriale, guidato da Marco Scatarzi, sia nato in seno a Casaggì a Firenze, un gruppo noto alle cronache per episodi di violenza politica. “È proprio necessario ospitare editori di autori di chiara fede neofascista o neonazista?”, ha domandato Fiano, rivolgendo il suo appello agli organizzatori e ai patrocinatori dell’evento, tra cui Roma Capitale.
La sua posizione ha trovato immediato sostegno nell’assessore alla Cultura di Roma, Massimiliano Smeriglio, che ha definito la presenza dell’editore “inopportuna” e ha promesso di chiedere chiarimenti al board della fiera.
La mobilitazione del mondo culturale
La denuncia di Fiano ha aperto un vaso di Pandora, provocando la reazione indignata di un vasto e autorevole schieramento di intellettuali, autori e case editrici. Con una lettera aperta, oltre ottanta personalità di spicco, tra cui Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Anna Foa, Daria Bignardi, Carlo Ginzburg e Caparezza, hanno espresso “sorpresa” e preoccupazione. L’appello contesta la definizione di “pensiero identitario” usata dall’editore, sostenendo che si tratti in realtà di un “progetto apologetico”. Vengono citati esempi specifici tratti dal catalogo, come la descrizione di un pamphlet di Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen SS, quale “impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante”.
Intellettuali come Christian Raimo e la filosofa Donatella Di Cesare hanno rincarato la dose. Raimo si è chiesto apertamente: “Che ne facciamo di case editrici che pubblicano libri esplicitamente fascisti e antisemiti?”. Per Di Cesare, una fiera del libro “non è un mercato neutrale” ma “un laboratorio di democrazia”, incompatibile con la normalizzazione di “discorsi d’odio e revisionismi tossici”.
La difesa dell’AIE e la replica dell’editore
Di fronte al montare delle critiche, l’Associazione Italiana Editori (AIE), organizzatrice della fiera, ha risposto con fermezza, trincerandosi dietro il principio fondante della “difesa della libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione”. L’AIE ha chiarito di non aver mai selezionato né mai selezionerà gli espositori in base al loro orientamento politico o alla linea editoriale. Il presidente Innocenzo Cipolletta ha aggiunto che gli editori devono sottoscrivere un contratto che li impegna ad aderire ai valori della Costituzione, ma ha anche affermato che spetterà ai lettori valutare i libri e alla magistratura vigilare sulla liceità dei contenuti.
Dal canto suo, “Passaggio al bosco” ha ringraziato l’AIE per la conferma, replicando duramente a Fiano. La casa editrice ha sottolineato di partecipare non per invito ma pagando uno stand, rivendicando il proprio lavoro di editori con quasi 300 titoli in catalogo che rappresentano il “punto di vista del pensiero identitario”. “È assolutamente legittimo”, sostengono, “che sia simbolicamente rappresentato (…) ad un festival librario che porta il principio della ‘Libertà’ nel proprio titolo”. A loro difesa sono intervenuti anche il generale Roberto Vannacci e il deputato leghista Rossano Sasso, che hanno accusato il PD di usare “metodi violenti e intimidatori” e di voler “censurare chi la pensa diversamente”.
Un dibattito sui confini della libertà
Il caso “Passaggio al bosco” trascende la cronaca per diventare un sintomo delle tensioni che attraversano la società e la cultura contemporanee. La polemica, che arriva nell’ultimo anno di direzione di Chiara Valerio (già al centro di critiche nel 2024 per il caso del filosofo Leonardo Caffo), riapre un dibattito mai sopito sui limiti della libertà di espressione. Può una fiera che si chiama “Più libri più liberi” ospitare chi, secondo i critici, si ispira a ideologie che quella stessa libertà l’hanno negata e distrutta? O, al contrario, escludere una casa editrice per le sue idee, per quanto estreme, costituirebbe un atto di censura inaccettabile, tradendo lo spirito stesso della manifestazione? La questione rimane aperta, proiettando sulla festa del libro e della lettura un’inevitabile riflessione sulla responsabilità culturale e sulla difesa dei valori democratici.
