Un Viaggio nella Memoria: La Fondazione Bellonci

Giulia Caminito, nel suo nuovo memoir ‘Amatissime’, ci conduce in un viaggio intimo e personale attraverso le figure di scrittrici che hanno segnato la sua formazione. In un estratto anticipato da Bompiani, Caminito si sofferma su Maria Bellonci, co-fondatrice del prestigioso Premio Strega, esplorando la sua eredità attraverso gli spazi e gli oggetti della Fondazione Bellonci a Roma.

La Fondazione, situata in via Ruspoli, è ben nota agli amanti della letteratura italiana come il luogo in cui si riunirono i primi giurati del Premio Strega. Caminito descrive il suo arrivo come un’immersione in un universo mitico, affascinata dalla biblioteca, dal terrazzo assolato e dagli stipi nella cucina. Le case degli scrittori, secondo Caminito, possiedono un potere unico: quello di far sentire l’ospite sia intruso che ben accolto, rivelando le piccolezze e le enormità della vita di chi le ha abitate.

La Tazza di Porcellana: Un Simbolo di Umanità

Un oggetto in particolare cattura l’attenzione di Caminito: una tazza da tè bianca con il nome ‘Maria’ scritto sopra. Questa tazza, trovata nella credenza della cucina, diventa un simbolo tangibile della presenza e dell’umanità di Maria Bellonci. La scrittrice percepisce la potenza di Bellonci attraverso la porcellana, il manico stondato e le lettere nere, provando tenerezza per questo oggetto semplice sopravvissuto come reliquia e segno di umanità.

Caminito ricorda le sue visite successive alla Fondazione, durante le quali le veniva sempre permesso di rivedere la tazza, quasi a volerle rendere omaggio. Questo gesto sottolinea l’importanza degli oggetti personali nel preservare la memoria e l’essenza di una persona.

Oltre l’Icona: Alla Scoperta della Maria Privata

Caminito riflette sulla tendenza a idealizzare gli scrittori, dimenticando la loro dimensione umana. Ricorda come, frugando tra i dettagli della casa, allungasse il collo per vedere le foto di Maria, custodite a chiave nei cassetti. Notava come Bellonci avesse modificato le sue foto con un pennino, sistemando i capelli, il tondo del viso e le sopracciglia, rivelando un’insicurezza e una necessità di essere rappresentata secondo il proprio criterio.

La scrittrice ha avuto anche l’opportunità di esaminare gli scritti giovanili di Bellonci, mai ripubblicati, osservando le cancellature, i ritocchi alle lettere e i quaderni di appunti. Questo privilegio le ha permesso di avvicinarsi alla Maria privata, quella che si celava dietro la figura pubblica di fondatrice del Premio Strega.

Maria Bellonci: Tra Salotto e Nascondiglio

Caminito si interroga sull’identità di Maria Bellonci, spesso descritta come una salottiera, un’amante della mondanità e del potere. Si chiede come la sua casa si sia trasformata da un luogo di nascondiglio durante la guerra a sede dei tè domenicali, dove si discuteva di libri e idee.

Nonostante le diverse interpretazioni, Caminito non riesce ad abbandonare l’immagine della tazza bianca nella credenza, simbolo di semplicità e umanità. Questo la spinge a cercare la vera Maria, quella fatta di cocci, pennini e scrittura, al di là delle apparenze e dei giudizi.

Un Omaggio alla Memoria e all’Umanità

L’estratto dal memoir di Giulia Caminito offre una prospettiva intima e toccante su Maria Bellonci, andando oltre l’immagine pubblica e celebrando la sua umanità attraverso i ricordi e gli oggetti custoditi nella Fondazione. La tazza di porcellana diventa un simbolo potente della presenza e dell’eredità di una donna che ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana.

Di euterpe

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