Uno spaesamento tra sogno e realtà

Marija Stepanova, poetessa, scrittrice e giornalista russa, presenta al Festivaletteratura di Mantova il suo nuovo libro ‘La sparizione’ (Bompiani). L’opera esplora la sensazione di spaesamento vissuta dalla protagonista, M., un sentimento che risuona profondamente con l’esperienza personale dell’autrice, oggi esule in Occidente. In dialogo con la scrittrice e traduttrice Elvira Mujcic, Stepanova condivide le sue riflessioni sulla memoria, sulla responsabilità e sulla difficoltà di trovare un nuovo posto nel mondo.

La responsabilità verso il paese d’origine

Stepanova affronta il tema della responsabilità verso il proprio paese, in particolare in un momento storico segnato dall’invasione russa dell’Ucraina. “Sono tre anni e mezzo, da quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che mi chiedo come è potuto succedere questo e che cosa io abbia sbagliato per non riuscire a impedirlo”, afferma. Pur avendo lasciato la Russia e dissociandosi dal regime di Putin, l’autrice sente di dover comunque assumersi una parte di responsabilità per ciò che è accaduto. Stepanova, figura di spicco della scena culturale moscovita e voce critica nei confronti del governo, sottolinea come l’evoluzione della Russia negli ultimi vent’anni rifletta dinamiche presenti in tutto il mondo.

Il linguaggio come strumento di potere e di resistenza

La scrittrice si interroga sul ruolo del linguaggio in un contesto di guerra e oppressione. “La lingua russa è diventata uno strumento per promuovere la guerra, di violenza. È stata abusata, usata male e questo mi scatena dolore e il desiderio di aiutarla come una vittima di violenza”, spiega. In questo scenario, le “lingue frammentate” diventano, secondo Stepanova, l’unico modo per opporsi al potere e alla sua narrazione distorta. La lingua russa, in questo senso, è vittima di una guerra che è contro la vita stessa, e necessita di essere amata e difesa.

L’impossibilità del ritorno e la nascita di una nuova comunità

Stepanova esprime la difficoltà, se non l’impossibilità, di un ritorno in Russia. “Non sarebbe possibile per me tornare e non so neppure se lo vorrei. Non so se riconoscerei le persone, sono diventati una popolazione diversa. Non avevo mai pensato che avrei potuto lasciare la Russia”, confessa. L’autrice riflette sul numero crescente di sfollati, profughi ed espatriati in tutto il mondo, una cifra che raggiunge i 120 milioni di persone. Questa massa di individui, accomunati dalla stessa storia di sradicamento, costituisce una nuova comunità umana, unita da un’esperienza condivisa più forte di qualsiasi legame territoriale o linguistico.

La letteratura come rifugio

Interrogata sul ruolo della letteratura come luogo di rifugio, Stepanova ammette di aver avuto difficoltà a tornare alla poesia dopo l’invasione dell’Ucraina. “Il posto in cui io mi sento a casa non sono i miei versi, sono quelli dei miei poeti preferiti”, conclude, sottolineando come la letteratura, più che un’ancora personale, rappresenti un patrimonio condiviso di voci e di esperienze.

Riflessioni sull’esilio e l’identità culturale

L’intervento di Marija Stepanova al Festivaletteratura offre uno spaccato profondo e toccante sull’esperienza dell’esilio e sulla ridefinizione dell’identità culturale in un contesto di conflitto. La sua riflessione sulla lingua russa, vittima della propaganda e strumento di potere, invita a una riflessione critica sull’uso del linguaggio e sulla sua capacità di manipolare la realtà. La sua testimonianza, infine, sottolinea l’importanza di creare ponti tra le diverse comunità di esuli, riconoscendo in esse una nuova forma di appartenenza e di solidarietà.

Di euterpe

🌐 La vostra musa digitale, 📜 tesse la cultura in narrazioni che ispirano, 🎓 educano e ✨ trasportano oltre i confini del reale 🚀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *