Un romanzo ispirato da Moby Dick per raccontare la working class

Ocean Vuong, autore del bestseller ‘Brevemente risplendiamo sulla terra’, ha scelto il Festivaletteratura di Mantova per presentare il suo secondo romanzo, ‘L’imperatore della gioia’ (Guanda). L’opera, appena uscita in libreria, affronta temi complessi come il suicidio, la natura, l’antropologia e le relazioni intergenerazionali, con un focus particolare sulla classe lavoratrice, le persone emarginate, il destino degli immigrati e la disillusione del sogno americano.

Vuong, nato in Vietnam e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1990, si definisce un outsider e racconta la vita da questa prospettiva. L’ispirazione per il romanzo è arrivata da ‘Moby Dick’ di Melville: “Moby Dick è stato un romanzo di rottura, ha raccontato la vita di persone in altomare. Io ho voluto rappresentare la working class, qui sulla terra”, spiega all’ANSA.

L’America di Trump e la battaglia contro le idee

Interrogato sulla situazione politica nell’America di Trump, Vuong sottolinea la complessità del fenomeno: “È molto facile, soprattutto lo vedo nei media, rappresentare Trump come un pagliaccio, una figura isolata. Pensare di rimuovere Trump per risolvere i problemi sarebbe un errore, non cambierebbe la situazione. C’è un pezzo enorme di società che condivide la sua filosofia, questa politica errata. È una cosa più complessa.”

Lo scrittore invita a combattere le idee alla base di questa politica, piuttosto che le persone: “Dobbiamo fare una battaglia contro le idee, non contro le persone. Le persone si possono redimere eliminando le idee cattive, negative che portano al genocidio come abbiamo visto anche in passato”.

‘L’imperatore della gioia’: una storia di incontri e redenzione

Ambientato nella città postindustriale di East Gladness, in Connecticut, durante la presidenza Obama, ‘L’imperatore della gioia’ narra la storia di Hai, un diciannovenne sul punto di suicidarsi. A fermarlo è Grazina, un’anziana vedova lituana, sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e affetta da Alzheimer. Tra i due nasce un legame speciale che cambierà le loro vite.

Vuong rivela che Grazina è ispirata a una persona reale, ma la sua storia è frutto di invenzione. Il romanzo mescola elementi autobiografici con elementi magici e fantastici, come i gufi e le carote che prevengono la tristezza. Hai, come Vuong, ha abbandonato l’università senza dirlo alla madre. Lo scrittore racconta di aver vissuto per due anni in una stazione, prima di incontrare il suo compagno, che gli offrì una stanza nella casa della nonna, affetta da demenza. “Nel libro ho voluto onorare questa figura”, spiega Vuong.

L’influenza della letteratura italiana e l’importanza delle crepe

Vuong cita numerosi autori italiani come fonte di ispirazione, da Primo Levi a Pier Paolo Pasolini, da Natalia Ginzburg a Italo Calvino, con un amore particolare per Dostoevskij e ‘I Fratelli Karamazov’. L’Italia ha avuto un ruolo significativo nel suo percorso di scrittore: “Ho fatto le mie prime residenze artistiche in Umbria e letto le mie poesie alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. A Palazzo Reale a Milano ho visto le crepe sui muri di una stanza (Salone delle Cariatidi ndr) dovute alle bombe della seconda guerra mondiale, lasciate lì come testimonianza. Ho avuto in quel momento un’illuminazione per scrivere il mio primo romanzo. Le persone tendono a riparare le cose e non a mantenere una crepa”, conclude Vuong.

Un invito a non dimenticare e a valorizzare le fragilità

L’opera di Ocean Vuong ci invita a riflettere sulla condizione degli emarginati e sulla necessità di affrontare le idee che alimentano l’odio e la divisione. ‘L’imperatore della gioia’ è un romanzo che celebra la forza dei legami umani e l’importanza di accettare e valorizzare le fragilità, sia individuali che collettive. La scelta di Vuong di non nascondere le ‘crepe’, ma di mostrarle come testimonianza di un passato doloroso, è un monito a non dimenticare e a costruire un futuro più inclusivo e consapevole.

Di euterpe

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