Un’opera monumentale rivive alla Biennale
A distanza di trentacinque anni dalla leggendaria messa in scena di Luca Ronconi al Lingotto di Torino, Antonio Latella affronta un’altra sfida titanica: portare in scena “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus. Questo testo imponente, scritto nel 1919 e pubblicato nel 1922, è una critica feroce alla Prima Guerra Mondiale e alla retorica che la circondò. Latella, coinvolgendo attori provenienti dai corsi di specializzazione dell’Accademia D’Amico, presenta uno spettacolo di circa quattro ore alla Biennale di Venezia, un evento che segna una rilettura potente e necessaria di un’opera considerata ‘irrappresentabile’ dallo stesso Kraus.
La critica di Karl Kraus: un’analisi impietosa della guerra
Karl Kraus, autore viennese (1874-1936), scrisse “Gli ultimi giorni dell’umanità” come un’opera di denuncia contro l’assurdità della guerra. Il testo è composto per più della metà da citazioni di bollettini, dispacci, discorsi ufficiali, articoli di giornale e conversazioni captate nei caffè dell’epoca. Questo collage di voci e prospettive diverse crea un quadro vivido e inquietante della realtà bellica, smascherando le falsità e l’esaltazione che la accompagnarono. Kraus, rifiutando di cedere i diritti dell’opera a registi come Max Reinhardt, sosteneva che essa potesse essere rappresentata solo su Marte, sottolineando l’estrema difficoltà di tradurre in scena la sua complessa e stratificata visione.
Un’eco contemporanea: la storia si ripete?
Come ha recentemente fatto notare lo storico Alessandro Barbero, l’atteggiamento verso il riarmo e i titoli dei giornali alla vigilia del 1915 risuonano in modo inquietante con le dinamiche attuali. Le “Edizioni straordinarie” gridate da Kraus, con il loro appello alla pace “ma non a ogni costo”, sembrano confermare come questo spettacolo ci parli direttamente, rivelando una tragica ciclicità nella storia umana. La sarabanda finale orchestrata da Latella, una danza diabolica sulle rovine dell’impero austro-ungarico al ritmo dell’inno nazionale tedesco, appare più inquietante che liberatoria, richiamando alla mente “La terza notte di Valpurga”, il volume in cui Kraus raccolse i suoi scritti sull’avvento e la barbarie del nazismo.
Sei voci per un’umanità in declino
Lo spettacolo di Latella, ridotto a sei attori, si configura come una rappresentazione corale del febbrile infervorarsi patriottico per la guerra e della stupidità umana che sembra compiacersi nel correre incontro alla propria rovina. Gli attori, ora narrando, ora citando, passano da situazioni pubbliche a private, da resoconti di atrocità belliche a manifestazioni di personale stupidità bellicista, in un quotidiano sempre più assurdo. Questo approccio non si configura come una cronaca storica, ma come un resoconto visionario rivolto a coscienze addormentate che non si rendono conto della realtà circostante. Non a caso, Massimo Cacciari ha tenuto una pubblica lettura di questo testo proprio a Venezia, nel gennaio scorso.
Giovani talenti in scena: una prova estenuante e applaudita
I sei giovani interpreti – Eva Cela, Pietro Giannini, Fabiola Leone, Irene Mantova, Riccardo Rampazzo e Daniele Valdemarin – affrontano una prova estenuante, caratterizzata da un ritmo incalzante e da un’esasperazione vocale, ma anche da momenti di pausa in cui ognuno di loro interpreta un ruolo specifico. La loro vitalità e il loro impegno fisico sono ammirevoli e coinvolgenti. Indossano scarpe con suole di metallo per danzare o scandire ritmi di marcia ansiogeni e magliette che riportano l’indicazione del personaggio interpretato, dall’Ottimista alla Maestra, dalla Classe all’Esercito. Questa sfida, questo saggio di fine laboratorio, si rivela un successo, accolto da calorosi applausi, ma purtroppo senza repliche previste.
Un monito per il presente
La riproposizione de “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus, a cura di Antonio Latella, non è solo un’operazione di recupero storico, ma un monito urgente per il presente. La capacità dell’opera di risuonare con le dinamiche attuali, evidenziata anche dalle riflessioni di Alessandro Barbero, ci invita a riflettere sulla ciclicità della storia e sulla necessità di non ripetere gli errori del passato. La bravura dei giovani interpreti e la regia visionaria di Latella rendono questo spettacolo un’esperienza intensa e significativa, capace di scuotere le coscienze e stimolare un dibattito necessario sulla follia della guerra e la responsabilità individuale.
