Un’esperienza di vita in una baraccopoli di Nairobi
Alessio Carbone, ex primo ballerino dell’Opera di Parigi, ha vissuto un’esperienza straordinaria in una baraccopoli di Nairobi, dove ha insegnato danza classica a quaranta ragazzi in difficoltà. L’ex étoile, che ha lasciato le scene a ridosso della pandemia, ha deciso di dedicarsi a nuovi progetti, tra cui la produzione di spettacoli e la promozione della danza in contesti difficili.
Carbone ha collaborato con Still I Rise, un’organizzazione che offre Scuole d’eccellenza per bambini disagiati in varie parti del mondo, per portare l’armonia e la bellezza della danza a Mathare, uno degli slum più poveri e problematici della capitale keniana.
“Vivendo, mangiando e dormendo con loro, prima ancora di insegnare evoluzioni improbabili per quella realtà, ho trovato sogni, purezza e voglia di riscatto. E alla fine è più quello che ho imparato di quel che ho cercato di trasmettere attraverso la danza”, ammette Carbone.
Still I Rise: una scuola di eccellenza in un contesto di povertà
Still I Rise ha creato una realtà unica a Mathare, una scuola di eccellenza che offre gratuitamente il percorso del baccalaureato internazionale, un’opportunità che solo lo 0,1% dei bambini privilegiati della Terra può permettersi. L’obiettivo è formare giovani che, pur essendo nati in contesti di povertà, possano diventare il futuro del Kenya e non solo.
Come nella danza ci si muove, si vola, si cade e si rinasce, per Carbone, l’esperienza di Nairobi è solo un nuovo punto di partenza.
Un futuro di speranza per i ragazzi di Mathare
Carbone è orgoglioso di aver aperto questa porta necessaria con Still I Rise. L’esperienza ha lasciato un segno profondo nell’ex ballerino, che ha vissuto in prima persona la gioia e la speranza dei ragazzi di Mathare.
“Ho ancora negli occhi il saluto dei ragazzi, l’improvvisato saggio e la festa dell’ultimo giorno, lo smarrimento del mio “ballerino” preferito che era stato portato lì da un orfanotrofio e non aveva nessuno che lo venisse a riprendere”, racconta Carbone.
L’ex étoile, che ha tre figli, ha condiviso l’esperienza con loro attraverso videochiamate, permettendo loro di interagire con i ragazzi di Mathare. Carbone ha in mente di portare i suoi figli a vivere l’emozionante esperienza a cui ha avuto il privilegio di prendere parte.
Un’esperienza di vita e di crescita
L’esperienza di Alessio Carbone a Mathare è un esempio di come la danza può essere uno strumento di crescita e di speranza, anche in contesti di povertà e difficoltà. Carbone ha dimostrato che la danza può essere un linguaggio universale, capace di superare le barriere culturali e sociali. La sua esperienza è un’ispirazione per tutti coloro che credono nel potere trasformativo dell’arte.
