Il confronto tra Kafka e Hasek: un’analisi del determinismo sociale
Milan Kundera, nel suo saggio “Praga, poesia che scompare”, intraprende un viaggio affascinante nel cuore della cultura ceca del Novecento, analizzando in particolare due capolavori della letteratura: “Le vicende del buon soldato Svejk” di Jaroslav Hasek e “Il processo” di Franz Kafka. Entrambi gli autori, nati a Praga nel 1883, e morti a un anno di distanza l’uno dall’altro, hanno saputo catturare l’essenza di una società in trasformazione, dove le motivazioni individuali sembrano soccombere al peso delle determinazioni esterne.
Kundera, attraverso i due personaggi, Josef del primo romanzo e Josef K. del secondo, esplora il tema del determinismo sociale, evidenziando come le loro storie siano figlie di una stessa società e di uno stesso tempo, in cui “le motivazioni interne non hanno più un grande peso in un mondo dove le determinazioni esterne dominano sempre di più l’uomo”.
Il “basta psicologia!” lanciato da Kafka e Hasek, in contrasto con l’introspezione spinta di Proust e Joyce, testimonia la nascita di una nuova estetica letteraria a Praga, che si concentra sulle situazioni piuttosto che sui caratteri. Kundera, con la sua analisi, ci offre un’immagine vivida di una città che, nel periodo tra le due guerre, era un centro culturale di altissimo livello, al centro dell’Europa, specie dopo la decadenza di Vienna.
La poesia che scompare: la cultura ceca e la sua trasformazione
Kundera, nel suo saggio, non si limita a confrontare i due romanzi, ma ricostruisce il contesto culturale di Praga, evidenziando la presenza di altri scrittori come Max Brod e Karel Capek, musicisti come Leos Janacek e pittori come Willi Novak, Alfons Mucha e Frantisek Kupka. Questi artisti, insieme al gruppo di studiosi e linguisti che formarono il Circolo di Praga e inventarono il termine ‘strutturalismo’, contribuirono a creare un ambiente culturale vibrante e innovativo.
Tuttavia, Kundera sottolinea come la sovietizzazione della Cecoslovacchia e l’invasione del 1968 abbiano portato a una progressiva “scomparsa della poesia” in quella che un tempo era una città vibrante. Citando i versi di Vitezslav Nezval, “un foglio di carta in fiamme / dove scompare la poesia”, Kundera descrive il destino tragico di una cultura che ha perso la sua vitalità e la sua creatività.
Analizzando il modernismo ceco, Kundera evidenzia la sua attenzione al “concreto”, che si manifesta in Kafka e Hasek con la rappresentazione di un uomo alle prese con una società che lo condiziona attraverso la burocrazia (Kafka) o l’apparato militare (Hasek). Anche Capek, con la sua opera ‘R.U.R.’, che introduce il concetto di ‘robot’, contribuisce a creare un’immagine di un futuro totalitario e burocratico.
La musica di Janacek: un’espressione del concreto e del tragico
Il saggio di Kundera si conclude con un’analisi della musica di Leos Janacek, in particolare della sua opera “Da una casa di morti”, ispirata a Dostoevskij e ambientata in un campo di prigionia siberiano. Questa opera, con la sua rappresentazione di una “fabbrica di morte” burocratica, completa il quadro di una visione del futuro dell’Europa che si stava formando a Praga in quegli anni.
Kundera, attraverso l’analisi di questi diversi aspetti della cultura ceca, ci invita a riflettere sulla fragilità della poesia e della creatività di fronte al potere politico e sociale. Il suo saggio è un’acuta analisi di un periodo storico cruciale, in cui la cultura ceca ha affrontato una profonda trasformazione, perdendo la sua vitalità e la sua originalità.
La scomparsa della poesia: un monito per il presente
Il saggio di Kundera, seppur incentrato su un periodo storico specifico, offre una riflessione universale sulla fragilità della cultura e la sua vulnerabilità di fronte al potere politico e sociale. La “scomparsa della poesia” in un contesto di repressione e totalitarismo è un monito per il presente, in cui la libertà di espressione e la creatività sono spesso minacciate da ideologie e sistemi di controllo. La lezione di Kundera ci ricorda l’importanza di difendere la cultura e la sua capacità di esprimere la verità e la bellezza del mondo.
