Il sipario è calato su una delle più luminose stelle del firmamento della danza italiana. Con profondo cordoglio, il Teatro di San Carlo di Napoli ha annunciato la scomparsa di Anna Razzi, spentasi all’età di 85 anni. Un nome che risuona come un’ode alla grazia, al rigore e a una passione incrollabile per l’arte coreutica, un’eredità scolpita nei palcoscenici più prestigiosi e nel cuore di innumerevoli allievi. Già prima ballerina étoile del Teatro alla Scala e, per venticinque anni, colonna portante della Scuola di Ballo del Lirico napoletano, Anna Razzi ha rappresentato l’eccellenza della grande tradizione tersicorea italiana, lasciando un’impronta indelebile nella cultura del nostro Paese.
Una vita per la danza: dagli esordi all’apice della Scala
Nata a Roma nel 1940, figlia del pittore marchigiano Alessandro Razzi, Anna Razzi ha respirato arte sin dalla culla. La sua formazione è iniziata presso la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, sotto la guida di maestre del calibro di Teresa Battaggi, per poi perfezionarsi all’estero. Il suo talento cristallino la portò a Milano, dove non solo studiò recitazione all’Accademia dei Filodrammatici, ma nel 1963 entrò a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Iniziò come solista, ma la sua ascesa fu rapida e inarrestabile: divenne prima ballerina e, nel 1978, fu consacrata étoile.
Nei suoi oltre vent’anni al Piermarini, Anna Razzi ha danzato i ruoli più iconici del repertorio classico e moderno, incarnando con tecnica impeccabile e intensa capacità interpretativa personaggi come Giselle, Odette e Odile ne Il lago dei cigni, Giulietta nel Romeo e Giulietta di Cranko e Nureyev, e Aurora ne La bella addormentata. La sua versatilità la portò ad affrontare anche le sfide del Novecento, brillando in opere come Petruška e l’Apollon musagète di Balanchine. Indimenticabili i suoi sodalizi artistici con i più grandi danzatori del suo tempo, da Paolo Bortoluzzi a, soprattutto, Rudol’f Nureev, con cui danzò come Clara nel suo Schiaccianoci e in una memorabile Giselle al Metropolitan di New York nel 1981. Coreografi come Roland Petit crearono ruoli appositamente per lei, riconoscendo la sua unicità artistica.
L’impegno a Napoli: forgiare il futuro della danza
Dopo aver lasciato la Scala nel 1985, Anna Razzi ha intrapreso una nuova, fondamentale fase della sua carriera, dedicandosi con anima e corpo alla formazione. Nel 1990 ha assunto la direzione della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, un incarico che ha ricoperto con straordinaria dedizione per ben 25 anni, fino al 2015. Sotto la sua guida, la scuola è diventata un’eccellenza nel panorama nazionale e internazionale, un vero e proprio vivaio di talenti. La sua direzione è stata caratterizzata da un grande rigore tecnico unito a una profonda sensibilità artistica, un connubio che ha permesso la crescita di intere generazioni di danzatori.
Oltre alla direzione della scuola, dal 2006 al 2009 ha guidato anche il Corpo di Ballo del San Carlo, dimostrando una visione capace di coniugare la salvaguardia della tradizione con un impulso verso l’innovazione. Il suo lavoro a Napoli è stato un atto d’amore per la danza e per la città, un contributo inestimabile alla vita culturale partenopea, riconosciuto con la nomina a presidente onoraria a vita della Scuola di Ballo.
Un’eredità di eleganza e determinazione
La nota del Teatro di San Carlo la ricorda come una “figura di grande rigore, sensibilità artistica e straordinaria dedizione”, sottolineando come la sua passione e competenza abbiano segnato “una stagione importante della danza italiana”. La sua eleganza, la sua determinazione e il suo amore per l’arte sono indicati come un esempio e un’ispirazione per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla e lavorare con lei. I numerosi messaggi di cordoglio provenienti da tutto il mondo della danza testimoniano la profondità dell’impronta lasciata dalla sua attività artistica e pedagogica. Anna Razzi non è stata solo una ballerina sublime, ma una vera maîtresse de ballet nel senso più nobile del termine: una custode della tradizione che ha saputo trasmettere il fuoco sacro della sua arte, assicurando che la bellezza e la disciplina della danza classica continuassero a vivere nelle future generazioni. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma la sua luce continuerà a brillare attraverso i suoi allievi e nei teatri che ha onorato con il suo talento.
