Un’onda di dissenso sta attraversando il mondo culturale italiano, con epicentro alla fiera della piccola e media editoria “Più Libri Più Liberi” a Roma. L’evento, tradizionalmente un faro per il pluralismo e la biblio-diversità, è quest’anno al centro di un acceso dibattito che vede contrapposti principi fondamentali come la libertà di espressione e i valori dell’antifascismo. La miccia è stata la presenza tra gli espositori della casa editrice Passaggio al Bosco, definita da molti critica come vicina ad ambienti dell’estrema destra e promotrice di un catalogo con simpatie neo-nazifasciste e antisemite.
A dare voce alla protesta sono state alcune delle personalità più influenti del panorama culturale e giornalistico italiano. L’ultimo, in ordine di tempo, a unirsi al coro dei “no” è stato il giornalista Massimo Giannini, ex direttore de La Stampa, che con una lunga e articolata lettera pubblicata su Repubblica ha annunciato la sua decisione di non partecipare all’incontro previsto all’Arena Repubblica Robinson. “Io sto con Zerocalcare. E sto con Augias”, ha esordito Giannini, allineandosi alla posizione già espressa dal celebre fumettista e dallo scrittore. “Anch’io mi rifiuto di condividere la stessa agorà”, ha affermato, sottolineando come la sua non sia una richiesta di censura, ma una scelta etica e culturale.
Le ragioni di un “legittimo impedimento” culturale
Nella sua missiva, Giannini articola un pensiero profondo, che va oltre la semplice contingenza. Il suo “legittimo impedimento”, spiega, non nasce dalla “paura”, bensì dalla “cultura”. Non una cultura politica, precisa, ma “costituzionale”, radicata in quel patto di valori e principi siglato nel 1948 che fonda la nostra Repubblica. Il rifiuto di condividere uno spazio pubblico con chi, a suo dire, “esalta il Blut und Boden, inneggiando alla sovranità del sangue e del suolo e alla superiorità della nazione e della razza”, diventa così un atto di coerenza con i fondamenti stessi della nostra democrazia.
Giannini muove anche una critica più ampia alle destre, accusandole di un uso “spregiudicato” del concetto di free speech, invocato “a corrente alternata”. Secondo il giornalista, si assiste a un tentativo di affermare una “nuova egemonia” culturale scimmiottando “l’America trumpiana in lotta contro il wokismo e il politically correct”, rivendicando il diritto di esprimere “qualunque nefandezza”.
Un fronte compatto: da Zerocalcare a Scurati
La decisione di Massimo Giannini segue quella, altrettanto risonante, del fumettista Zerocalcare (Michele Rech). Con un video-fumetto diffuso sui suoi canali social, ha spiegato il suo “paletto rigido: non si condividono gli spazi con i nazisti”. Per Zerocalcare, la presenza di Passaggio al Bosco non è una questione di pluralismo, ma di legittimazione di ideologie incompatibili con i valori democratici. Anche lo scrittore e giornalista Corrado Augias ha scelto di disertare la fiera, dove avrebbe dovuto tenere un intervento su Piero Gobetti, figura simbolo dell’antifascismo. “La mia tolleranza si ferma davanti al nazismo”, ha dichiarato in una lettera, specificando di non volere “nulla a che spartire” con una casa editrice dalle “dichiarate simpatie neonaziste”.
Queste prese di posizione individuali sono l’apice di un movimento più ampio. Oltre ottanta tra autori, artisti ed editori, tra cui nomi del calibro di Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Carlo Ginzburg e Daria Bignardi, avevano firmato un appello rivolto all’Associazione Italiana Editori (AIE), organizzatrice dell’evento. Nella lettera si chiedeva conto della compatibilità del catalogo di Passaggio al Bosco – accusato di essere un “progetto apologetico” di figure e movimenti nazifascisti – con il regolamento della fiera, che impegna gli espositori al rispetto dei valori costituzionali e dei diritti umani.
La difesa dell’AIE e le reazioni politiche
L’Associazione Italiana Editori, per bocca del suo presidente Innocenzo Cipolletta, ha difeso la scelta di ammettere la casa editrice, appellandosi alla libertà di espressione e al rispetto delle regole formali. Secondo l’AIE, finché un editore dichiara di aderire ai principi costituzionali e non viola le leggi sull’apologia del fascismo, non può essere escluso. “Saranno i lettori a valutare quei libri”, ha affermato Cipolletta, demandando alla Magistratura il compito di vigilare sulla liceità dei contenuti.
La polemica ha inevitabilmente assunto una connotazione politica. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è intervenuto sostenendo che la risposta più giusta non sia “censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico”, ma piuttosto contestare e discutere. Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha scelto di non presenziare all’inaugurazione, una decisione rispettata ma non condivisa dal ministro.
Chi è Passaggio al Bosco
Ma qual è la natura di Passaggio al Bosco? Nata a Firenze nel 2017, la casa editrice è legata al gruppo di destra identitaria Casaggì. Il suo catalogo include titoli che, secondo i critici, esaltano figure controverse del panorama fascista e nazista europeo, come Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro rumena, e Léon Degrelle, comandante della divisione vallona delle Waffen-SS. La casa editrice si difende, parlando di “punto di vista del pensiero identitario” e respingendo le accuse. La polemica attuale ricorda da vicino il caso di Altaforte Edizioni, vicina a CasaPound, esclusa dal Salone del Libro di Torino nel 2019 dopo forti proteste.
Mentre la fiera prosegue tra stand affollati e dibattiti accesi – con lo stesso stand di Passaggio al Bosco che, paradossalmente, attira curiosi e contestatori – la vicenda solleva interrogativi cruciali. Dove si traccia il confine tra la libertà di espressione e l’apologia di ideologie condannate dalla storia e dalla nostra Costituzione? Un evento culturale può e deve essere un’agorà aperta a tutti, o ha la responsabilità di porre dei limiti per difendere i valori democratici su cui si fonda? La spaccatura a “Più Libri Più Liberi” non è solo una cronaca editoriale, ma lo specchio di una tensione profonda che attraversa la società, chiamata a confrontarsi con il proprio passato per definire il proprio futuro.
