La bocciatura della riforma costituzionale della Giustizia, sancita dal referendum del 22 e 23 marzo 2026, non segna una battuta d’arresto per l’azione del governo in questo delicato settore. Al contrario, come precisato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’esecutivo intende ora accelerare su una serie di provvedimenti rimasti “congelati” in attesa dell’esito referendario. Si tratta di un pacchetto di riforme che, pur non avendo la portata della revisione costituzionale, incideranno in modo significativo su aspetti cruciali del sistema giudiziario italiano. Il Guardasigilli ha sottolineato che la palla passa ora alle Camere, che avranno il compito di definire il perimetro e i contenuti di queste leggi.
Sequestro Smartphone: più garanzie per la privacy
Uno dei dossier più caldi sul tavolo è il disegno di legge, a prima firma dei senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Giulia Bongiorno (Lega), che mira a regolamentare in modo più stringente il sequestro di smartphone e altri dispositivi elettronici. Approvato al Senato il 10 aprile 2024, il testo è attualmente all’esame della Camera. La norma introduce un principio fondamentale: per procedere al sequestro di un cellulare non basterà più il solo decreto del pubblico ministero, ma sarà necessaria l’autorizzazione preventiva del Giudice per le indagini preliminari (GIP).
Questa modifica legislativa si ispira alla necessità di bilanciare le esigenze investigative con la tutela dei diritti fondamentali, in particolare il diritto alla privacy e alla riservatezza delle comunicazioni. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una sentenza del 4 ottobre 2024, ha infatti definito il sequestro di smartphone come una “grave ingerenza” nei diritti fondamentali, che deve essere limitata a reati di una certa gravità e sottoposta a un controllo giurisdizionale preventivo. Il ddl Zanettin-Bongiorno recepisce queste indicazioni, prevedendo inoltre un vero e proprio contraddittorio sulle modalità di estrazione della copia forense dei dati e limitando l’acquisizione alle sole informazioni pertinenti all’indagine, per evitare i cosiddetti “sequestri a strascico”. L’obiettivo è chiaro: porre un freno a una prassi investigativa spesso indiscriminata, che trasforma i dispositivi personali in archivi a completa disposizione degli inquirenti. Durante il dibattito in Senato, il Partito Democratico si è astenuto, mentre il Movimento 5 Stelle ha espresso voto contrario, criticando un testo che, a loro dire, potrebbe ostacolare la lotta alla corruzione.
La Riforma della Prescrizione: un ritorno al passato?
Altro tema di grande impatto è la riforma della prescrizione, un istituto che negli ultimi anni ha subito profonde e controverse modifiche. Il disegno di legge, già approvato alla Camera e ora fermo al Senato, si propone di superare la cosiddetta “improcedibilità” introdotta dalla riforma Cartabia, che di fatto bloccava la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Il testo in discussione, fortemente voluto da Forza Italia, reintroduce un meccanismo di sospensione della prescrizione: 24 mesi dopo la condanna in primo grado e 12 mesi successivi alla sentenza d’appello.
L’intento dichiarato dal ministro Nordio è quello di riportare la prescrizione alla sua natura originaria di istituto di diritto sostanziale, che estingue il reato, e non meramente processuale. Secondo il Guardasigilli, le riforme precedenti, in particolare quella dell’ex ministro Bonafede (la cosiddetta “spazzacorrotti”), avrebbero snaturato questo principio. La maggioranza punta a un ritorno a un modello più vicino alla legge “ex Cirielli”, seppur con alcuni correttivi. Questo intervento, tuttavia, non è privo di critiche: diverse Corti d’Appello hanno espresso preoccupazione, temendo che la riforma possa portare a una “paralisi” del sistema e mettere a rischio gli obiettivi di efficienza richiesti dal PNRR.
Criteri di Priorità per l’Azione Penale: verso un’omogeneità nazionale
Un’ulteriore iniziativa legislativa, promossa dai senatori Zanettin e Erika Stefani (Lega), riguarda la definizione di criteri di priorità per l’esercizio dell’azione penale. Attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato, il provvedimento nasce dalla constatazione, evidenziata anche dal ministro Nordio, di una forte disomogeneità tra le varie procure italiane nella scelta dei reati da perseguire con maggiore urgenza.
Il disegno di legge mira a dare attuazione a un principio già contenuto nella riforma Cartabia, stabilendo dei criteri guida a livello nazionale. L’obiettivo è garantire che le risorse, spesso scarse, degli uffici giudiziari siano concentrate sui reati di maggiore allarme sociale, come quelli contro la persona, in particolare nei casi di violenza di genere o domestica, e sui reati di grave impatto sulla collettività. Si vuole così superare l’attuale discrezionalità che porta a situazioni in cui procure di diverse città possono avere approcci e priorità investigative molto differenti, garantendo una maggiore uniformità ed efficacia dell’azione giudiziaria su tutto il territorio nazionale.
Emergenza Carceri: un piano straordinario per il sovraffollamento
Infine, il governo pone una forte attenzione sull’annoso problema del sovraffollamento carcerario. Il Consiglio dei Ministri ha varato un “piano straordinario” che prevede un investimento di oltre 750 milioni di euro per creare circa 10.000 nuovi posti detentivi entro il 2027. La premier Giorgia Meloni ha annunciato che si sta lavorando per aggiungere ulteriori 5.000 posti, con l’obiettivo di colmare l’intero divario tra la popolazione carceraria e la capienza regolamentare.
Il piano non si limita all’edilizia, ma include anche misure per favorire percorsi alternativi alla detenzione. In particolare, un disegno di legge mira a consentire ai detenuti tossicodipendenti, con pene fino a 8 anni, di espiare la condanna in comunità terapeutiche, intraprendendo un percorso di recupero verificabile. Si punta inoltre ad accelerare le procedure per la liberazione anticipata per circa 10.000 detenuti che ne hanno diritto. L’approccio del governo, come ribadito dalla Presidente Meloni, è quello di “adeguare la capienza delle carceri al numero di persone che devono scontare una pena” e non il contrario, per garantire la “certezza della pena”.
