Palermo – Un grido di allarme per il proprio futuro, un appello alla dignità e alla certezza del lavoro. Sono queste le ragioni che hanno spinto circa duecento lavoratori della società Italo Belga a scendere in piazza a Mondello, la celebre borgata marinara di Palermo. Un corteo pacifico ma determinato, partito dal parcheggio di viale Galatea e diretto verso l’antico stabilimento balneare, per protestare contro la decisione della Regione Siciliana di revocare la concessione demaniale alla società che per quasi un secolo ha gestito una parte significativa del litorale. Lo striscione in testa alla manifestazione riassumeva in modo eloquente lo stato d’animo dei presenti: “I lavoratori chiedono rispetto, dignità e certezze”.
Le ragioni della protesta: “Non siamo mafiosi, siamo lavoratori onesti”
La manifestazione è nata in modo spontaneo, come sottolineato da Vincenzo Mansueto, impiegato amministrativo della Italo Belga da oltre trent’anni. “In totale siamo circa duecento, tra tempo determinato e indeterminato. C’è gente che lavora qui da venticinque anni e che ha potuto creare una famiglia grazie a questa certezza lavorativa”, ha dichiarato Mansueto. La protesta dei dipendenti si concentra sulla difesa della propria onorabilità e del proprio posto di lavoro, messo a rischio da una vicenda complessa e dalle pesanti accuse che hanno portato alla revoca della concessione. “Oggi ci etichettano come mafiosi, ma questo non è giusto. Noi siamo persone oneste. A noi non interessa chi ci dà il pezzo di pane, ci interessa lavorare e per questo chiediamo rispetto”, ha aggiunto con forza. Un sentimento condiviso da molti, come Ignazio Mancuso, 66 anni, che grazie al lavoro stagionale come guardia notturna ha potuto abbandonare il lavoro in nero, e Mauro Laurella, storico bagnino dal 1988, che ha formato generazioni di assistenti bagnanti.
Il contesto: la revoca della concessione e il ricorso al TAR
La decisione della Regione Siciliana di revocare la concessione alla Mondello Immobiliare Italo Belga è maturata in seguito a presunte “gravi violazioni e per inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione”. L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha ritenuto insufficienti le controdeduzioni presentate dalla società. Al centro delle contestazioni, secondo quanto emerso, vi sarebbero anche presunte infiltrazioni mafiose in una società a cui la Italo Belga avrebbe esternalizzato alcuni servizi senza le dovute autorizzazioni. Questa situazione ha portato la Commissione Regionale Antimafia a chiedere la revoca della licenza.
La Italo Belga, che gestiva la spiaggia da oltre un secolo, ha prontamente reagito presentando ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) contro il decreto di revoca, chiedendone la sospensione. La società ritiene le motivazioni addotte dalla Regione “non aderenti alla realtà dei fatti e sproporzionate”, sottolineando i “rilevanti danni economici e reputazionali” derivanti dal provvedimento, con pesanti ricadute sui lavoratori e sull’organizzazione aziendale. Il futuro della gestione della spiaggia di Mondello e, di conseguenza, dei suoi lavoratori, è ora appeso alla decisione del TAR, la cui udienza è attesa a breve.
Il futuro della spiaggia di Mondello: tra incertezza e nuovi bandi
Mentre si attende il verdetto del tribunale amministrativo, la Regione Siciliana sta già lavorando per il futuro della gestione della spiaggia. È stato predisposto un bando per l’assegnazione di concessioni brevi, dividendo il litorale in tredici lotti. Questa mossa mira a garantire la continuità dei servizi per la prossima stagione balneare, ma introduce un elemento di profonda incertezza per i lavoratori della Italo Belga. Il timore è che un eventuale nuovo assetto possa non prevedere il loro reintegro, cancellando anni di esperienza e professionalità. La vicenda ha acceso un ampio dibattito politico e sociale, con diverse voci che si sono levate a sostegno dei lavoratori e altre che hanno salutato la revoca come “una vittoria dei cittadini” e un segnale di legalità. Resta l’amarezza e la preoccupazione di centinaia di famiglie che, al di là delle battaglie legali e politiche, chiedono solo di poter continuare a lavorare onestamente.
