Un’ombra si allunga sul grattacielo della Regione Piemonte, epicentro di una bufera politica che investe direttamente la Vicepresidente e assessore al Lavoro, Elena Chiorino, esponente di Fratelli d’Italia. Al centro della contesa, la sua passata partecipazione, insieme ad altri esponenti del partito tra cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, a una società a responsabilità limitata riconducibile alla figlia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese. La vicenda, emersa grazie a un’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano, ha scatenato la durissima reazione delle opposizioni in Consiglio regionale, che ora chiedono compatte le dimissioni della numero due della giunta guidata da Alberto Cirio.

La società “Le 5 Forchette” e i legami controversi

I fatti risalgono al dicembre 2024, quando a Biella viene costituita la srl “Le 5 Forchette”. La società, finalizzata alla gestione di un’attività di ristorazione a Roma, la “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana, vedeva tra i suoi soci diversi esponenti di spicco di Fratelli d’Italia. Oltre al sottosegretario Andrea Delmastro (con una quota del 25%), figuravano la stessa Elena Chiorino (5%), il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà (5%) e l’assessore comunale di Biella Cristiano Franceschini (5%). La quota di maggioranza, pari al 50%, e il ruolo di amministratrice unica erano però intestati a Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne, figlia di Mauro Caroccia.

Mauro Caroccia è una figura nota alle cronache giudiziarie romane. Condannato in via definitiva a 4 anni di carcere per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, è ritenuto dagli inquirenti un prestanome del clan Senese, potente organizzazione camorristica operante da anni nella capitale. Secondo quanto emerso, tutti gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno ceduto le proprie quote societarie solo dopo che la condanna di Caroccia è diventata definitiva con la sentenza della Cassazione. Una tempistica che ha sollevato interrogativi e polemiche sull’opportunità di tali legami d’affari da parte di figure istituzionali di primo piano.

La battaglia in Consiglio Regionale

La notizia ha immediatamente incendiato il dibattito politico a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Le forze di minoranza – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Stati Uniti d’Europa – hanno chiesto con forza un’informativa urgente in aula da parte del Presidente Alberto Cirio e della diretta interessata. Di fronte a un’iniziale proposta della maggioranza di discutere il caso nella più riservata commissione Legalità, le opposizioni hanno alzato le barricate, abbandonando l’aula durante la seduta dedicata alla commemorazione delle vittime innocenti di mafia, definendo “irrispettoso e profondamente ipocrita” procedere con la cerimonia senza prima aver fatto chiarezza.

Le richieste sono state nette e univoche. “Chiorino deve dimettersi e se non lo fa deve pensarci Cirio a toglierle le deleghe”, ha tuonato Sarah Disabato (M5s). Le fa eco Alice Ravinale (Avs), che ha ribadito la richiesta di dimissioni, sostenendo che la commissione Legalità non possa essere l’unica sede di discussione. Per il Partito Democratico, la capogruppo Gianna Pentenero ha definito il fatto politico “gravissimo”, esigendo che il presidente Cirio venga a riferire in aula. Le opposizioni hanno infine depositato una mozione unitaria per chiedere formalmente la revoca delle deleghe e della carica di vicepresidente a Elena Chiorino, “per salvaguardare l’assoluta trasparenza e onorabilità dell’istituzione regionale”.

La posizione della maggioranza e il rinvio

La maggioranza di centrodestra, per il momento, fa quadrato. Il Presidente Alberto Cirio, assente dall’aula per impegni istituzionali a Bruxelles, ha fatto leggere una nota dall’assessore Andrea Vignale, indicando la commissione Legalità come “luogo più idoneo” per affrontare la questione. Anche la Vicepresidente Chiorino non era presente in aula durante la discussione. Dopo una giornata di alta tensione, la maggioranza ha infine concesso un’informativa in Consiglio, calendarizzandola però per la settimana successiva, martedì 31 marzo, alla presenza sia di Cirio che di Chiorino. Una mossa vista dalle opposizioni come un tentativo di prendere tempo.

La difesa degli esponenti di FdI si è basata sulla tesi della “leggerezza” e sull’immediata cessione delle quote una volta appresa la situazione giudiziaria definitiva di un familiare della socia, e non di un componente diretto della società. Tuttavia, la questione rimane squisitamente politica e di opportunità, come sottolineato da più parti dell’opposizione, che la distinguono nettamente dal profilo giudiziario, evidenziando che al momento non risultano indagini a carico di Chiorino. Il caso, che a livello nazionale ha già portato alle dimissioni del sottosegretario Delmastro, continua a proiettare un’ombra pesante sull’amministrazione regionale piemontese.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *