Un’ombra si allunga su Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, gettando la giunta guidata da Alberto Cirio al centro di una tempesta politica di rara intensità. La Vicepresidente e assessore al Lavoro e Istruzione, Elena Chiorino, esponente di Fratelli d’Italia, è finita nel mirino delle opposizioni per la sua passata partecipazione in una società a responsabilità limitata, “Le 5 Forchette srl”, che gestisce il ristorante “Bisteccheria d’Italia” a Roma. A rendere incandescente la vicenda è la compagine di quella società: socia di maggioranza, con il 50% delle quote, era la figlia diciottenne di Mauro Caroccia, imprenditore condannato in via definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese, potente organizzazione criminale radicata a Roma.
La genesi del caso “Bisteccheria”
La società “Le 5 Forchette srl” è stata costituita a Biella il 16 dicembre 2024. Nella compagine societaria, oltre alla giovane figlia di Caroccia, figuravano diversi esponenti di Fratelli d’Italia. Tra questi, il Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, con una quota del 25%, la stessa Vicepresidente Chiorino con il 5%, e il consigliere regionale piemontese Davide Eugenio Zappalà, anch’egli con il 5%. La notizia di questi legami societari, emersa grazie a un’inchiesta giornalistica, ha immediatamente innescato una reazione a catena, sollevando una questione macroscopica di opportunità politica e di rispetto istituzionale. Secondo le ricostruzioni, gli esponenti di FdI avrebbero ceduto le loro quote solo dopo la condanna definitiva di Mauro Caroccia, avvenuta a febbraio 2026.
La reazione delle opposizioni e lo scontro in aula
Le forze di minoranza in Consiglio regionale non hanno perso tempo. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno compattato il fronte, chiedendo a gran voce un’informativa urgente in aula da parte del Presidente Cirio e della stessa Chiorino, assenti durante la tesa seduta di martedì 24 marzo. Di fronte a quella che hanno definito una “fuga” e un “silenzio assordante”, le opposizioni hanno alzato il livello dello scontro, presentando una mozione unitaria per chiedere al governatore Cirio di revocare le deleghe e la carica di Vicepresidente a Elena Chiorino, “per salvaguardare l’assoluta trasparenza e onorabilità dell’istituzione regionale”.
La tensione è esplosa in un gesto plateale: i gruppi di minoranza hanno abbandonato l’aula durante la commemorazione delle vittime innocenti di mafia, dopo che la maggioranza ha respinto la loro richiesta di rinviare la cerimonia a dopo i necessari chiarimenti politici. “Il punto non è se siano o non siano responsabili di qualche reato”, ha sottolineato Domenico Ravetti (Pd), “la dimensione di nostra competenza è quella politico istituzionale. Lì dentro vedo delle ombre che possono essere tolte solo nella discussione d’Aula”. Gli fa eco Sarah Disabato (M5S): “Chiorino si deve dimettere, non può continuare a rappresentare il Piemonte con l’ombra inquietante di questa vicenda”.
La posizione della maggioranza e l’attesa per martedì
La maggioranza di centrodestra ha cercato di contenere l’offensiva. Il governatore Cirio, impegnato a Bruxelles per impegni istituzionali, ha inizialmente proposto la commissione Legalità come sede più idonea per la discussione, una proposta immediatamente respinta dalle opposizioni che pretendono un dibattito pubblico in aula. Alla fine, dopo una riunione dei capigruppo disertata dalle minoranze, il presidente dell’assemblea regionale, Davide Nicco, ha annunciato che l’informativa richiesta si terrà nella seduta di martedì prossimo, alla presenza sia di Cirio che di Chiorino. Nella stessa giornata verrà discussa anche la mozione per il ritiro delle deleghe. L’attesa è ora tutta per la prossima settimana, quando si consumerà in aula la resa dei conti su una vicenda che intreccia affari, politica e le ombre lunghe della criminalità organizzata, mettendo a dura prova la stabilità della giunta piemontese.
