Varese – Una scritta lunga quasi cinque metri, che campeggia su un cavalcavia di viale Europa, accoglie chi entra a Varese dall’autostrada. “Grazie Capo, Padania libera”. È l’omaggio tangibile e nostalgico del Movimento Giovani Padani (MGP) a Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord, spentosi ieri all’età di 84 anni. Un messaggio che non è solo un tributo, ma un richiamo potente a un’epoca politica, a slogan e battaglie che hanno definito un’intera generazione di militanti cresciuti all’ombra del “Senatùr”.

L’OMAGGIO DELLA “SUA” GENTE A VARESE E GEMONIO

La provincia di Varese, culla del leghismo dove tutto ebbe inizio il 12 aprile 1984 con la fondazione della Lega Autonomista Lombarda, si è svegliata avvolta in un’atmosfera di lutto e ricordo. Lo striscione di viale Europa, firmato da coloro che si definiscono “oggi sindaci, consiglieri regionali, parlamentari, ministri, militanti e cittadini”, è solo la punta di un iceberg di manifestazioni di affetto. Anche la storica sede del partito in piazza Podestà, aperta in via straordinaria, ha esposto il suo messaggio: “Siamo tutti figli tuoi”. Un sentimento di appartenenza filiale verso l’uomo che, nel bene e nel male, ha rappresentato un punto di riferimento politico e umano per molti.

A Gemonio, il paese dove Bossi risiedeva con la famiglia, il silenzio è rotto solo dal viavai di cronisti e dal mesto pellegrinaggio di militanti. Davanti alla sua abitazione sono comparsi altri striscioni, come quello che recita “Saremo per sempre i tuoi giovani padani”, affisso insieme a una bandiera della Lega con l’Alberto da Giussano e una dedica scritta a mano: “La tua Lega, il nostro orgoglio. Il tuo coraggio, la nostra forza. Le tue idee, le nostre battaglie. Grazie Capo”. La famiglia, attraverso l’ex capogruppo leghista Marco Reguzzoni, ha fatto sapere di aver scelto una cerimonia funebre riservata, senza allestire una camera ardente pubblica, chiedendo privacy in un momento di dolore così intimo. L’ultimo saluto pubblico sarà domenica, a Pontida, luogo simbolo dei grandi raduni leghisti.

IL CORDOGLIO UNANIME DELLA POLITICA

La notizia della scomparsa di Umberto Bossi ha superato i confini della militanza leghista, suscitando una reazione unanime da parte di tutto l’arco politico italiano. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo cordoglio, definendo Bossi “protagonista di una lunga stagione politica” e “un leader politico appassionato e un sincero democratico”. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato il suo “fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra”.

Particolarmente toccante il ricordo di Matteo Salvini, attuale leader della Lega, che ha affidato ai social un messaggio personale: “Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. […] Ciao, Capo. A Dio”. La Lega ha annullato tutti gli appuntamenti in segno di lutto. Messaggi di stima sono arrivati anche dagli avversari politici storici. Pier Luigi Bersani lo ha definito “l’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”. Anche la segretaria del PD, Elly Schlein, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia e alla comunità leghista.

L’EREDITÀ COMPLESSA DEL SENATÙR

Umberto Bossi è stato una figura che ha profondamente segnato la storia italiana dalla fine degli anni ’80 in poi. Dalla fondazione della Lega Lombarda, alla creazione della Lega Nord federando i movimenti autonomisti settentrionali, ha saputo intercettare e dare voce a un malcontento diffuso nel Nord Italia. Le sue battaglie per il federalismo, la secessione e contro “Roma ladrona” hanno dominato il dibattito pubblico per decenni.

Fu protagonista di rotture e alleanze clamorose, come il “ribaltone” del 1994 che portò alla caduta del primo governo Berlusconi, per poi diventare un pilastro del centrodestra negli anni successivi. La sua carriera politica subì una brusca interruzione con l’ictus che lo colpì nel 2004, ma la sua influenza, seppur ridimensionata, non è mai venuta meno, fino alle dimissioni da segretario nel 2012. La Lega che lascia è profondamente diversa da quella che ha fondato: un partito nazionale guidato da Matteo Salvini, che ha accantonato la secessione per un messaggio sovranista. Eppure, gli striscioni di Varese e Gemonio dimostrano che, per una parte del suo popolo, il sogno della “Padania libera” è ancora indissolubilmente legato al nome del suo fondatore.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *