Una passione trasformata in tragedia. Così si può riassumere la drammatica vicenda di Carlo Chiodini, 43 anni, l’aspirante guida alpina che ha perso la vita ieri, giovedì 19 marzo, sul massiccio del Monte Bianco. L’uomo è stato travolto da una scarica di sassi e detriti mentre si trovava sul versante francese, nel settore del Grand Flambeau, a una quota di circa 3.400 metri. Un sogno, quello di diventare un professionista della montagna, infranto da un destino crudele che ha gettato nello sconforto le comunità di Maniago (Pordenone), suo paese d’origine, e di Pozzale di Pieve di Cadore (Belluno), dove risiedeva da anni.

La dinamica dell’incidente

L’incidente si è verificato intorno alle 13:30. Chiodini stava partecipando a un’esercitazione pratica nell’ambito di un corso di formazione organizzato dal Collegio delle Guide Alpine del Friuli Venezia Giulia. Insieme a lui, un altro aspirante guida, originario di Roma, e un istruttore esperto, proveniente dal Trentino-Alto Adige. Il gruppo stava procedendo in cordata quando è stato improvvisamente sorpreso e investito da una caduta di pietre. Per Carlo Chiodini, purtroppo, l’impatto è stato fatale e non c’è stato nulla da fare. I soccorsi, allertati immediatamente, non hanno potuto che constatarne il decesso sul colpo.

L’intervento del Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne (PGHM) di Chamonix è stato tempestivo. I soccorritori francesi, giunti sul luogo dell’incidente con l’elicottero, hanno recuperato la salma della vittima e prestato le prime cure all’altro alpinista coinvolto. Quest’ultimo ha riportato gravi ferite, tra cui fratture multiple, ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Annecy. Secondo le ultime informazioni, le sue condizioni sono serie ma non sarebbe in pericolo di vita. L’istruttore che guidava la cordata è invece rimasto illeso, seppur sotto shock per l’accaduto.

Chi era Carlo Chiodini

Carlo Chiodini era un uomo profondamente legato alla montagna. Originario del Friuli, aveva scelto di vivere tra le vette del Cadore, a Pozzale, per coltivare la sua più grande passione: l’alpinismo. Una passione che stava cercando di trasformare in una professione, intraprendendo l’impegnativo percorso per diventare guida alpina. Lascia un figlio e un vuoto incolmabile nei cuori dei familiari e dei tanti amici che lo conoscevano e ne apprezzavano le doti umane e la dedizione. Il padre lo ha ricordato come un “ragazzo straordinario”.

Il cordoglio delle comunità

La notizia della sua prematura scomparsa ha scosso profondamente le comunità di Maniago e Pieve di Cadore. Le amministrazioni comunali di entrambi i paesi hanno espresso il loro cordoglio e la loro vicinanza alla famiglia della vittima in questo momento di immenso dolore. Un lutto che unisce il Friuli e il Veneto, terre che Chiodini amava e che lo hanno visto crescere come uomo e come alpinista. La tragedia riaccende i riflettori sulla pericolosità intrinseca della montagna e sull’importanza della preparazione e della prudenza, anche per i più esperti.

Di veritas

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