Roma – Un sospiro di sollievo e una luce di speranza si accendono per la famiglia Marcucci e per l’Italia intera. Manfredi, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito nel tragico incendio della notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, è finalmente tornato a casa. La notizia delle sue dimissioni dal Policlinico Gemelli di Roma, confermata dal padre Umberto, segna la fine di un incubo durato quasi tre mesi e l’inizio di una nuova, delicata fase di riabilitazione.

La tragica notte di Capodanno

La notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 doveva essere una serata di festa per le centinaia di giovani che affollavano la discoteca Le Constellation, una nota località sciistica nel Canton Vallese. Invece, si è trasformata in una tragedia di proporzioni immani. Un incendio, scoppiato a causa dell’uso improprio di candele pirotecniche, ha rapidamente avvolto il locale, causando la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115, molte delle quali giovanissime. Tra loro c’era anche Manfredi, che si trovava in vacanza con il padre. Colpito dalle fiamme mentre tentava di fuggire, ha riportato ustioni sul 30-40% del corpo, in particolare su schiena, braccia e capelli.

I momenti successivi all’incendio sono stati drammatici. Il padre, Umberto Marcucci, avvocato romano, ha raccontato di aver trovato il figlio fuori dal locale, smarrito e con gli abiti bruciati, in uno scenario che ha descritto come “terribile”. La situazione era caotica, con decine di feriti gravi e i soccorsi che faticavano a gestire l’emergenza.

Un lungo e difficile percorso di cura

Da quella notte è iniziato per Manfredi un lungo calvario. Inizialmente soccorso e portato all’ospedale di Sion, è stato poi trasferito d’urgenza in Italia, grazie al coordinamento della Protezione Civile e del Ministero degli Esteri, presso l’ospedale Niguarda di Milano, centro di eccellenza per la cura dei grandi ustionati. Qui è stato tenuto in coma farmacologico per diverse settimane, lottando tra la vita e la morte. Le sue condizioni erano critiche, con gravi danni ai polmoni oltre alle estese ustioni.

La sua tenacia e la professionalità dell’equipe medica hanno permesso un lento ma progressivo miglioramento. Uscito dal coma, ha dovuto affrontare il dolore non solo fisico, ma anche psicologico per la perdita dell’amico Riccardo Minghetti, una delle vittime della strage. “Lo sapevo che Riccardo non c’era più. Non l’ho visto uscire dal locale”, sono state le sue prime, strazianti parole una volta sveglio.

L’8 marzo, un passo importante: il trasferimento al Policlinico Gemelli di Roma. Un ritorno nella sua città che ha segnato l’inizio della fase riabilitativa, un percorso complesso che ha coinvolto fisioterapia e visite specialistiche per monitorare le lesioni respiratorie e le ustioni. Anche il suo percorso scolastico è ripreso grazie al presidio didattico dell’ospedale.

Il ritorno a casa e lo sguardo al futuro

Ieri, finalmente, la notizia più attesa. “Da ieri sera Manfredi non è più ricoverato al Gemelli ed è potuto finalmente tornare a casa”, ha dichiarato il padre Umberto. Un momento di immensa gioia che chiude il capitolo più buio e apre a una nuova normalità. Il ritorno a casa, nel suo letto, circondato dall’affetto della madre e del fratello maggiore nel quartiere Prati, è il “regalo più bello” dopo mesi di sofferenza.

Il percorso di recupero non è ancora concluso. Manfredi dovrà proseguire con controlli e terapie per consolidare i miglioramenti, ma il ritorno alla quotidianità rappresenta una svolta fondamentale. Si prevede che possa tornare gradualmente a scuola tra circa tre settimane, sempre sotto stretto monitoraggio medico a causa delle criticità respiratorie residue.

Le indagini sulla strage

Mentre Manfredi inizia il suo percorso verso la normalità, le indagini sulla tragedia di Crans-Montana proseguono. La procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni, collaborando strettamente con le autorità svizzere. Nel mirino degli inquirenti elvetici ci sono i proprietari del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, accusati di non aver rispettato le norme antincendio e di aver permesso un eccessivo affollamento. Si è infatti scoperto che nel locale erano presenti molte più persone di quelle consentite. Indagati anche il responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana e il suo predecessore. La vicenda ha sollevato interrogativi anche sulla gestione dei soccorsi, definiti lenti da alcuni testimoni. La famiglia Marcucci, come tutte le famiglie delle vittime e dei feriti, attende ora che sia fatta giustizia per quella terribile notte che ha spezzato troppe giovani vite.

Di veritas

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