Il mondo del cinema è un universo in cui l’eco delle opere si propaga attraverso i confini, generando dialoghi, omaggi e, talvolta, inattese dissonanze. È in questo scenario che si inserisce la recente visita a Roma di François Ozon, uno dei più autorevoli cineasti francesi contemporanei. Giunto nella Città Eterna per presentare la sua ultima fatica cinematografica, “Lo Straniero”, adattamento del capolavoro omonimo di Albert Camus, Ozon ha colto l’occasione per condividere una riflessione critica e diretta sul cinema italiano, prendendo spunto dal remake di un suo celebre film.
Una critica tagliente al remake italiano
Al centro del dibattito, la versione cinematografica italiana del suo acclamato musical noir “8 donne e un mistero” (2002), intitolata “7 donne e un mistero” e diretta da Alessandro Genovesi nel 2021. Ozon non ha usato mezzi termini per esprimere il suo disappunto. “L’ho visto in italiano, e siccome non lo parlo, non ho capito niente, ma sono rimasto scioccato nel vedere che le donne erano diventate sette e che quella che non c’era più era la donna nera”, ha dichiarato il regista. Una critica che va dritta al cuore di una questione delicata e attuale: la rappresentazione della diversità sullo schermo. “Mi sono detto che forse questo racconta qualcosa degli italiani”, ha aggiunto, lasciando aleggiare un interrogativo provocatorio sulla sensibilità culturale dell’industria cinematografica del nostro paese. Il regista ha inoltre sottolineato l’assenza delle canzoni, elemento distintivo e fondamentale della sua opera originale, e ha menzionato di non aver letto “critiche molto buone” riguardo all’adattamento.
L’opera originale di Ozon, a sua volta ispirata a una pièce teatrale di Robert Thomas, era un vibrante affresco corale che vedeva protagoniste alcune delle più grandi attrici del cinema francese, da Catherine Deneuve a Isabelle Huppert. Il remake italiano, pur vantando un cast di tutto rispetto con nomi come Margherita Buy, Ornella Vanoni e Micaela Ramazzotti, ha operato scelte narrative che, secondo Ozon, hanno tradito lo spirito dell’originale, impoverendolo di elementi chiave e sollevando dubbi sulla sua coerenza artistica e culturale.
“Lo Straniero”: un’immersione nell’assurdo di Camus
Il motivo principale della visita romana di Ozon è stato però la presentazione del suo nuovo, ambizioso progetto: “Lo Straniero”. Il film, girato in un suggestivo bianco e nero e presentato in concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, uscirà nelle sale italiane il 2 aprile, distribuito da Bim e Lucky Red. Si tratta del secondo adattamento cinematografico del celebre romanzo di Camus, dopo quello diretto da Luchino Visconti nel 1967 con protagonista Marcello Mastroianni.
Pubblicato nel 1942, “Lo Straniero” è una pietra miliare della letteratura del Novecento, tradotto in 75 lingue e considerato il terzo romanzo francese più venduto al mondo. La storia di Meursault, impiegato ad Algeri che vive la vita con un’apatica indifferenza, incapace di mostrare emozioni persino alla morte della madre, è un’esplorazione profonda dell’assurdo, dell’alienazione e delle convenzioni sociali. Ozon ha scelto di mantenere l’ambientazione originale, l’Algeria del 1938, rileggendo però la storia con una prospettiva contemporanea. “È stata un’enorme sfida realizzare il film”, ha confessato Ozon, rivelando come le piattaforme di streaming avessero inizialmente mostrato perplessità per una sceneggiatura in cui “non succede nulla nei primi dieci minuti”.
Il regista ha spiegato di aver intrapreso questo progetto per comprendere il “mistero” di Meursault, un personaggio che, nella sua apparente assenza di razionalità, riflette l’assurdità del mondo circostante. “Credo che in qualche modo tutti noi siamo stati Meursault almeno una volta nella nostra vita”, ha affermato Ozon, sottolineando la sorprendente attualità del personaggio, soprattutto tra i giovani.
Un cast di talento e un riconoscimento importante
Per dare volto all’enigmatico protagonista, Ozon ha scelto il giovane e talentuoso Benjamin Voisin. Al suo fianco, un cast di prim’ordine che include Rebecca Marder nel ruolo di Marie e Pierre Lottin in quello del vicino di casa Sintès. Proprio Lottin ha ricevuto un prestigioso riconoscimento per la sua interpretazione, vincendo il Premio César come Miglior Attore non Protagonista, un sigillo di qualità che accresce ulteriormente l’attesa per l’uscita del film.
La scelta di girare in Marocco, invece che in Algeria, a causa delle tensioni ancora esistenti legate al passato colonialista francese, aggiunge un ulteriore livello di complessità all’opera. Ozon ha sottolineato come il film, pur rimanendo fedele allo spirito di Camus, non si sottragga a una riflessione critica sul contesto storico, evidenziando l’ “invisibilizzazione degli arabi” presente nel romanzo e il sistema di apartheid di fatto dell’epoca. La filosofia di Camus, secondo il regista, risuona con forza nel presente: “di fronte alla follia del mondo, propone di ribellarsi e di battersi. E questa, oggi, può essere una grande lezione”.
Con “Lo Straniero”, François Ozon si conferma un autore coraggioso e intellettualmente stimolante, capace di confrontarsi con i mostri sacri della letteratura per trarne una visione personale e profondamente attuale. Un’opera che promette di essere non solo un’esperienza cinematografica intensa, ma anche un invito a riflettere sulle eterne domande dell’esistenza umana, sull’indifferenza e sulla possibilità della ribellione.
