Roma – In occasione della Giornata Internazionale delle Foreste, che si celebra ogni anno il 21 marzo, Coldiretti e Federforeste hanno lanciato un forte appello per un radicale cambio di rotta nella gestione del patrimonio boschivo italiano. Con una superficie che ha raggiunto la cifra record di quasi 12 milioni di ettari, pari al 40% del territorio nazionale, le foreste rappresentano una risorsa ambientale ed economica di inestimabile valore, ma anche una grande responsabilità. L’abbandono e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici rischiano di compromettere questo capitale naturale, che potrebbe invece giocare un ruolo fondamentale nel rilancio delle aree interne e nella creazione di nuove opportunità occupazionali.

Un patrimonio in crescita ma vulnerabile

L’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore crescita della superficie boschiva. Le regioni con la più alta percentuale di territorio boscato sono la Liguria (81%), il Trentino-Alto Adige (62%) e la Sardegna (56%). Tuttavia, a questa espansione non corrisponde un’adeguata attività di gestione. Secondo le stime, solo due foreste su tre ricevono le cure necessarie, mentre il resto è in stato di abbandono. Questa negligenza espone i boschi a rischi crescenti, come incendi, siccità, alluvioni e la diffusione di parassiti, tra cui il temuto bostrico che sta devastando le foreste alpine.

È fondamentale sfatare un mito diffuso: “una foresta abbandonata non è una foresta protetta”, come sottolineato da Coldiretti. La mancanza di interventi selvicolturali mirati, infatti, non solo aumenta la vulnerabilità degli ecosistemi forestali, ma ne limita anche le potenzialità economiche. Le foreste italiane, oltre a svolgere un ruolo cruciale nell’assorbimento dell’anidride carbonica, potrebbero generare un valore significativo attraverso la raccolta di prodotti del sottobosco come funghi e tartufi, lo sviluppo dell’ecoturismo e, soprattutto, la valorizzazione della filiera del legno.

Il paradosso della filiera del legno

L’Italia si trova in una situazione paradossale: pur avendo un’industria del legno-arredo leader in Europa, importa circa l’80% del legname necessario per le proprie produzioni. Questo a fronte di un tasso di prelievo legnoso nazionale tra i più bassi d’Europa, pari al 27% contro una media UE del 64%. Un dato che evidenzia un’enorme opportunità mancata per l’economia nazionale e per le aree interne, che potrebbero beneficiare della creazione di filiere corte e sostenibili.

Per invertire questa tendenza, è necessario avviare progetti di gestione responsabile del territorio montano, migliorare i servizi ecosistemici forniti dalle foreste e sostenere le oltre diecimila imprese agricole e forestali che si dedicano alla buona gestione degli alberi e alla prima lavorazione dei tronchi.

Il progetto Oltrebosco: un modello di gestione innovativa

In questo contesto si inserisce Oltrebosco, una società nata dalla collaborazione tra Consorzi Agrari d’Italia (CAI), B.F. Spa, Sorgenia Biomasse e Federforeste. L’obiettivo di Oltrebosco è quello di promuovere un approccio organico alla gestione dei boschi, occupandosi della manutenzione di vaste aree del patrimonio boschivo e degli interventi colturali necessari per valorizzare e rinnovare le foreste italiane.

Il progetto prevede diverse fasi:

  • Pulizia delle aree boschive: la prima fase si concentrerà sulla rimozione di sterpaglie e materiale secco, un’azione fondamentale per la prevenzione degli incendi.
  • Selezione delle specie: in collaborazione con le università territoriali, verranno selezionate le specie arboree più adatte da impiantare, tenendo conto delle nuove condizioni imposte dai cambiamenti climatici.
  • Interventi selvicolturali: nei primi anni di attività, saranno eseguiti tagli selettivi e piantumazioni per ricreare foreste resilienti e di pregio.
  • Certificazione: in linea con gli standard europei, i boschi saranno catalogati e certificati da enti accreditati a livello internazionale, garantendo la sostenibilità ambientale delle pratiche adottate.

Oltrebosco mira a valorizzare l’intera filiera bosco-legno, dalla produzione di legname nobile per l’industria dell’arredamento fino alla generazione di energia rinnovabile dalle biomasse, contribuendo così al rilancio economico e occupazionale delle aree interne.

Il ruolo delle comunità locali e le sfide future

Un elemento chiave per il successo di queste iniziative è il coinvolgimento diretto delle comunità locali nelle decisioni. L’adozione di una gestione condivisa dei boschi, attraverso strumenti come consorzi e usi civici, e una pianificazione territoriale partecipata, possono rafforzare il senso di responsabilità e di appartenenza dei cittadini. La foresta, infatti, non è solo una risorsa economica, ma anche un patrimonio culturale e identitario da preservare.

Le sfide da affrontare sono molteplici. I cambiamenti climatici stanno già trasformando le foreste montane italiane, causando la migrazione di alcune specie a quote più elevate e aumentando il rischio di eventi estremi. È quindi urgente adottare strategie di gestione forestale che aumentino la resilienza degli ecosistemi e, allo stesso tempo, valorizzino il loro potenziale economico in un’ottica di sostenibilità. La certificazione forestale, come quella promossa da PEFC, sta crescendo in Italia, ma siamo ancora lontani dalla media europea. Investire nella gestione sostenibile delle foreste non è solo una scelta ambientale, ma una necessità strategica per il futuro del nostro Paese.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *