CATANZARO – “La mafia per me è una montagna di merda”. Con queste parole nette e dirette, che riecheggiano la celebre frase di Peppino Impastato, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha replicato alle domande dei giornalisti a Catanzaro, a margine di un incontro dedicato al referendum. Al centro del dibattito, le recenti inchieste giornalistiche su suoi presunti rapporti d’affari con famiglie ritenute vicine alla criminalità organizzata.

LA VICENDA E LE ACCUSE

La polemica è scaturita da un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, che ha messo in luce la partecipazione di Delmastro, esponente di Fratelli d’Italia, a una società di ristorazione, “Le 5 Forchette Srl”. Nella compagine societaria figurava, con una quota di maggioranza e il ruolo di amministratrice unica, la diciottenne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato in via definitiva per intestazione fittizia aggravata dal favoreggiamento mafioso e ritenuto vicino al clan camorristico dei Senese. Secondo la ricostruzione, Delmastro e altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia avrebbero ceduto le loro quote alla giovane socia dopo che la condanna del padre è diventata definitiva.

Questa circostanza ha immediatamente sollevato un polverone politico, con le opposizioni che hanno parlato di “ombre inquietanti” e chiesto un chiarimento immediato da parte del governo. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno richiesto un’audizione del sottosegretario in Commissione Antimafia e ne hanno invocato le dimissioni, sottolineando l’incompatibilità della vicenda con il delicato ruolo ricoperto al Ministero della Giustizia.

LA DIFESA DI DELMASTRO: “PARLA LA MIA VITA SOTTO SCORTA”

Dal canto suo, Delmastro ha respinto con veemenza ogni insinuazione, affidando la sua difesa alla sua storia personale e politica. “Lo testimonia tutta la mia vita politica, lo testimonia il livello di scorta che ho”, ha dichiarato con forza a Catanzaro. Il sottosegretario ha fatto riferimento alle “tante e tantissime indicazioni di attentati, di tentativi di aggredire il sottoscritto da parte di tanti mafiosi che stanno negli istituti penitenziari”. Ha poi aggiunto che in passato le carceri “non avevano i presidi di legalità che oggi ci sono”, rivendicando l’efficacia dell’azione del governo nel contrasto alla criminalità organizzata.

Delmastro ha precisato di aver lasciato la società “per rigore etico e morale” nel momento in cui ha scoperto chi fosse il padre della sua socia, Miriam Caroccia, la quale non risulta indagata né imputata. Già in passato, il sottosegretario era stato oggetto di gravi minacce da parte di boss detenuti, che auspicavano dovesse “saltare in aria” a causa del suo impegno per rafforzare la legalità negli istituti penitenziari.

LE REAZIONI POLITICHE E IL SILENZIO DEL GOVERNO

Le parole di Delmastro non hanno placato le polemiche. Le opposizioni hanno continuato a chiedere le sue dimissioni, definendo la situazione “drammaticamente incompatibile” con il suo incarico. Il Movimento 5 Stelle ha evidenziato anche presunte omissioni nella dichiarazione patrimoniale del sottosegretario alla Camera. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha chiamato in causa direttamente la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo una presa di posizione chiara e immediata.

Dal fronte della maggioranza, si registra la difesa di Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, che ha parlato di “gogne mediatiche”, sottolineando l’assenza di indagini a carico di Delmastro. Un silenzio più marcato, invece, da parte di altri esponenti di governo, tra cui il Ministro della Giustizia Carlo Nordio. La vicenda, che approderà in Commissione parlamentare antimafia, si inserisce in un clima politico già teso, a pochi giorni da un’importante consultazione referendaria sulla giustizia.

Di veritas

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