TEHERAN – In una drammatica escalation del conflitto che sta infiammando il Medio Oriente, l’Iran ha confermato ufficialmente la morte di Ali Larijani, il potente Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Larijani è stato ucciso in un raid aereo su Teheran, un’operazione che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno rivendicato. L’attacco ha colpito un appartamento usato come rifugio, provocando anche la morte del figlio di Larijani, Morteza, del suo vice, Ali Banti (identificato anche come Alireza Bayat in altre fonti), e di diverse guardie del corpo.

La conferma è giunta direttamente dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, che in un comunicato ha dichiarato che Larijani “ha ricevuto la dolce grazia del martirio”. La dichiarazione, diffusa dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr, ha sottolineato come Larijani abbia “finalmente realizzato il suo desiderio a lungo coltivato” dopo una vita dedicata al servizio della Rivoluzione Islamica.

Il Raid Notturno e la Rivendicazione di Israele

Secondo le ricostruzioni dei media israeliani, l’operazione era stata pianificata da giorni e rinviata all’ultimo momento, per poi essere eseguita in seguito a un’informazione di intelligence sulla presenza di Larijani in uno dei suoi appartamenti sicuri nella capitale. Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato l’uccisione, definendo Larijani “eliminato” e affermando che ora si è unito “nelle profondità dell’inferno” alla Guida Suprema Ali Khamenei, anch’egli ucciso in precedenza.

L’attacco non è stato un evento isolato. Nelle stesse ore, un altro colpo mortale è stato inferto alla leadership iraniana con l’uccisione di Gholamreza Soleimani, comandante della forza paramilitare Basij, confermata dai Guardiani della Rivoluzione. Questi omicidi mirati rappresentano una chiara strategia di “decapitazione” della leadership politica e militare della Repubblica Islamica, lasciando un vuoto di potere senza precedenti nel culmine della crisi.

Chi era Ali Larijani: il “Leader de Facto”

Ali Larijani, 67 anni, non era una figura secondaria. Considerato da molti osservatori il “leader de facto” dell’Iran dopo la morte di Khamenei, era un perno del sistema di potere di Teheran. La sua carriera politica, durata oltre trent’anni, lo ha visto ricoprire ruoli di primissimo piano:

  • Ex ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie.
  • Capo negoziatore per il programma nucleare iraniano tra il 2005 e il 2007.
  • Presidente del Parlamento per oltre un decennio, dal 2008 al 2020.
  • Ministro della Cultura nei primi anni Novanta.

Proveniente da un’importante famiglia religiosa ma con un’educazione laica, che includeva una doppia laurea in informatica e filosofia, Larijani era noto per la sua capacità di destreggiarsi tra le diverse correnti della complessa politica iraniana. Era considerato un conservatore capace di coniugare impegno ideologico e pragmatismo, un uomo in grado di gestire sia la guerra che la diplomazia. La sua figura era centrale nell’intersezione tra decisioni militari, di intelligence e politiche. Recentemente, era emerso come figura chiave nella gestione della crisi, assumendo un ruolo di leadership più visibile persino della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.

Le Reazioni Internazionali e le Implicazioni Future

L’uccisione di Larijani ha scatenato reazioni contrastanti. Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è rivolto direttamente al popolo iraniano, invitandolo a “festeggiare” in occasione del Nowruz, il capodanno persiano. Al contrario, le Nazioni Unite hanno espresso scetticismo, affermando attraverso un portavoce che un programma di uccisioni mirate non è “utile per ciò che è necessario, cioè una soluzione diplomatica a questo problema”.

La morte di Larijani rappresenta un colpo devastante per il regime iraniano. Priva la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, di uno degli uomini che meglio conosceva le dinamiche del potere gestite dal padre. Sebbene l’Iran abbia dimostrato in passato una certa resilienza nel rimpiazzare le sue figure di vertice, la perdita simultanea di Larijani e Soleimani crea un pericoloso vuoto di potere. L’intelligence statunitense, secondo alcune fonti, ritiene che la campagna militare non stia producendo un cambio di regime, ma piuttosto un rafforzamento del ruolo dei Pasdaran.

Mentre a Teheran alcuni residenti sono stati visti celebrare la notizia, la tensione nella regione è ai massimi livelli. Israele ha ampliato le operazioni militari anche in Libano, ordinando evacuazioni su vasta scala. La comunità internazionale osserva con il fiato sospeso, mentre la spirale di violenza minaccia di trascinare l’intero Medio Oriente in un conflitto ancora più vasto e imprevedibile.

Di atlante

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