Bruxelles – L’Unione Europea mantiene salda la sua posizione a difesa della libertà di navigazione in una delle arterie commerciali più vitali del mondo. Al termine del Consiglio Affari Esteri tenutosi oggi a Bruxelles, il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confermato che le missioni navali Atalanta e Aspides proseguiranno con i loro attuali mandati. “Le missioni Atalanta e Aspides restano con il mandato che hanno”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo una nota di prospettiva futura: “L’auspicio è che si possa rafforzarle”.
Questa dichiarazione giunge in un momento di alta tensione geopolitica, con gli attacchi dei ribelli Houthi yemeniti che continuano a minacciare il traffico mercantile nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nelle aree circostanti. La discussione a Bruxelles, guidata dall’Alto Rappresentante dell’UE Kaja Kallas, ha messo in luce la necessità di una riflessione strategica su come ottimizzare l’efficacia di queste operazioni cruciali per la sicurezza e l’economia globale.
Aspides e Atalanta: Due missioni, un unico obiettivo di sicurezza
Per comprendere la strategia europea è fondamentale distinguere i ruoli delle due operazioni, che seppur diverse, operano in sinergia:
- Operazione EUNAVFOR Aspides: Lanciata nel febbraio del 2024, il suo nome in greco significa “scudi”. La missione ha un mandato prettamente difensivo, volto a proteggere le navi commerciali dagli attacchi. Le unità navali, sotto il comando tattico italiano, possono rispondere al fuoco ma non condurre operazioni offensive preventive. Nata in risposta diretta all’escalation degli attacchi Houthi, Aspides è il pilastro della presenza militare UE finalizzata a garantire la libertà di navigazione.
- Operazione EUNAVFOR Atalanta: Attiva dal 2008, è la missione storica dell’UE contro la pirateria al largo delle coste della Somalia. Il suo mandato, oltre alla lotta ai pirati, si è esteso alla protezione delle navi del World Food Programme e al monitoraggio di attività illecite. La sua area di operatività è adiacente a quella di Aspides, creando un dispositivo di sicurezza marittima più ampio e stratificato.
La discussione sul rafforzamento e i limiti del mandato
L’auspicio di un “rafforzamento”, come sottolineato da Tajani, non implica un cambiamento delle regole d’ingaggio, ma piuttosto un potenziamento degli assetti. Si parla concretamente di “aumentare il numero delle fregate che sono già impegnate” per intensificare la sorveglianza e la capacità di scorta. Questa posizione è condivisa a livello europeo, dove si valutano i contributi navali dei vari Stati membri e il miglioramento delle capacità di intercettazione delle minacce.
Tuttavia, il Ministro Tajani ha posto un chiaro limite a un’eventuale espansione geografica delle operazioni, in particolare verso lo Stretto di Hormuz. “Non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno compiti diversi”, ha spiegato, ribadendo che per quell’area strategica “debba prevalere la linea della diplomazia”. Questa visione è condivisa anche da altri partner europei, come la Germania, che hanno espresso scetticismo sull’efficacia di un’estensione del mandato militare in un’area così complessa.
L’impatto economico della crisi nel Mar Rosso
La crisi innescata dagli attacchi Houthi, iniziati come forma di sostegno ad Hamas nel conflitto con Israele, ha causato la più grande interruzione del commercio globale dai tempi della pandemia di Covid-19. Le principali compagnie di navigazione sono state costrette a deviare le loro rotte, circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Questa deviazione comporta:
- Aumento dei tempi di percorrenza: Viaggi più lunghi di 10-15 giorni.
- Incremento dei costi: Maggiori spese di carburante, assicurazione e personale.
- Impatto sulle catene di approvvigionamento: Ritardi e possibili pressioni inflazionistiche sui beni di consumo.
Garantire la sicurezza nel Mar Rosso non è quindi solo una questione militare, ma una necessità economica imprescindibile per l’Europa e per il mondo intero. L’impegno italiano, con la guida di Aspides, testimonia l’interesse strategico nazionale a mantenere aperte e sicure le vie di comunicazione marittime da cui dipende gran parte della nostra economia.
Prospettive future
La decisione del Consiglio UE di prorogare la missione Aspides fino al 28 febbraio 2027, con un finanziamento dedicato, dimostra una visione a lungo termine. La strada scelta dall’Europa è quella della fermezza difensiva, unita a un intenso lavoro diplomatico per la de-escalation. Il rafforzamento della presenza navale, auspicato dall’Italia, servirà a rendere più credibile ed efficace questo scudo protettivo, inviando un chiaro messaggio a chiunque minacci la libertà dei mari: l’Europa è presente e determinata a proteggere i propri interessi strategici.
