Bruxelles – In una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri tra le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità di regolamentazione europee, X, il social network di proprietà di Elon Musk, ha presentato alla Commissione Europea le sue proposte per risolvere le criticità legate al sistema di verifica della “spunta blu”. Questa azione fa seguito alla pesante sanzione da 120 milioni di euro, la prima in assoluto comminata nell’ambito del nuovo Digital Services Act (DSA), inflitta alla piattaforma lo scorso dicembre per una serie di violazioni in materia di trasparenza.
Il cuore del contendere: una spunta blu “ingannevole”
La disputa ha origine dalla trasformazione radicale del significato della spunta blu. Storicamente, su Twitter, questo simbolo era un distintivo di autenticità, assegnato gratuitamente a figure pubbliche, giornalisti e organizzazioni la cui identità era stata verificata, con l’obiettivo di arginare la disinformazione e i furti di identità. Con l’acquisizione da parte di Elon Musk e il rebranding in X, la spunta è diventata un bene acquistabile tramite un abbonamento premium, accessibile a chiunque fosse disposto a pagare, senza un processo di verifica dell’identità significativo.
Secondo la Commissione Europea, questa modifica costituisce una “progettazione ingannevole” (deceptive design), in violazione dell’articolo 25 del DSA. L’esecutivo UE ha sostenuto che il nuovo sistema induce gli utenti a ritenere erroneamente che un account sia verificato e quindi affidabile, quando in realtà il badge indica soltanto il pagamento di una tariffa. Questa pratica, secondo Bruxelles, espone gli utenti a un rischio maggiore di truffe, frodi di impersonificazione e altre forme di manipolazione. Le indagini hanno rivelato che il tempo medio di revisione umana per un account “verificato” era di soli 53-79 secondi, un lasso di tempo ritenuto insufficiente per un controllo reale dell’identità.
Le altre violazioni contestate a X
La multa da 120 milioni non si fonda unicamente sulla questione della spunta blu. La Commissione ha identificato altre due gravi inadempienze da parte di X:
- Mancanza di trasparenza dell’archivio pubblicitario: L’archivio degli annunci pubblicitari (ads repository) di X è stato giudicato non conforme ai requisiti di trasparenza e accessibilità del DSA. Questo strumento è fondamentale per permettere a ricercatori e alla società civile di monitorare campagne di disinformazione, truffe e ingerenze politiche. La piattaforma di X presentava barriere tecniche e ritardi che ne ostacolavano l’utilizzo efficace, oltre a omettere informazioni cruciali come l’entità che pagava per l’annuncio.
- Accesso ai dati per i ricercatori: X è stata accusata di non aver fornito ai ricercatori un accesso adeguato ai dati pubblici della piattaforma, come richiesto dall’articolo 40 del DSA. Questo accesso è vitale per studiare i rischi sistemici derivanti dagli algoritmi e dalla diffusione di contenuti online. I termini di servizio di X, di fatto, proibivano pratiche come il data scraping, limitando fortemente la ricerca indipendente.
Le scadenze e il futuro del confronto
La Commissione, attraverso il suo portavoce Thomas Regnier, ha confermato di aver ricevuto le proposte di X relative alla spunta blu entro la scadenza del 12 marzo e che ora le “valuterà attentamente”. Sebbene i dettagli delle soluzioni proposte non siano stati resi pubblici, questo passo indica la volontà di X di cercare un dialogo costruttivo per evitare ulteriori sanzioni periodiche.
Tuttavia, la strada per la piena conformità è ancora lunga. X ha tempo fino al 28 aprile per presentare i piani correttivi relativi all’archivio pubblicitario e all’accesso ai dati per i ricercatori. Inoltre, la scadenza per il pagamento della multa da 120 milioni di euro era fissata per il 16 marzo. Va notato che, nel frattempo, X ha presentato ricorso contro la sanzione presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, descrivendo l’indagine della Commissione come “incompleta e superficiale”.
Il caso di X rappresenta un precedente fondamentale per l’applicazione del Digital Services Act, la legislazione con cui l’Europa intende imporre un nuovo standard globale di responsabilità e trasparenza per il mondo digitale. La fermezza dimostrata dalla Commissione invia un messaggio chiaro a tutte le Big Tech: l’era dell’autoregolamentazione è finita e le regole europee vanno rispettate.
