PARIGI – In un momento di forte tensione per i mercati energetici globali, scossi dal conflitto in Medio Oriente, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) lancia un messaggio rassicurante ma al contempo severo. Il direttore esecutivo, Fatih Birol, ha affermato che i Paesi membri dispongono ancora di “molte riserve di petrolio”, nonostante la recente decisione di immettere sul mercato 400 milioni di barili dalle scorte strategiche. Si tratta del più grande rilascio coordinato nella storia dell’organizzazione, fondata nel 1974. Tuttavia, Birol ha sottolineato la necessità di “essere pronti a un conflitto prolungato”, lasciando intendere che, se la situazione lo richiederà, verranno intraprese ulteriori azioni.
Una mossa storica per stabilizzare i mercati
La decisione unanime dei 32 Paesi membri dell’IEA di attingere alle proprie riserve di emergenza è una risposta diretta all’impennata dei prezzi del petrolio, che hanno superato la soglia dei 100 dollari al barile. La causa scatenante è stata la grave interruzione delle forniture proveniente dal Medio Oriente, in particolare a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia cruciale per il commercio marittimo di greggio, attraverso cui transita circa un quinto dell’offerta mondiale. Questa crisi ha provocato quella che Birol ha definito “la peggiore interruzione delle forniture mai vista”.
L’azione, che ammonta a 411,9 milioni di barili per la precisione, è più del doppio del precedente intervento record avvenuto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. L’obiettivo primario è quello di “calmare” i mercati e fornire un cuscinetto significativo per mitigare l’impatto economico della crisi. Birol ha riconosciuto che, sebbene l’intervento stia avendo i suoi effetti, “ci vorrà tempo” per un pieno recupero del mercato.
Le riserve restano consistenti
Nonostante l’imponente rilascio, le scorte totali dei Paesi IEA rimangono a un livello rassicurante. Prima di questa azione, i membri detenevano oltre 1,2 miliardi di barili in scorte pubbliche di emergenza e altri 600 milioni in scorte industriali obbligatorie. Dopo il rilascio, come confermato da Birol, rimarranno ancora più di 1,4 miliardi di barili, una quantità che garantisce la possibilità di ulteriori interventi se la crisi dovesse protrarsi.
Anche l’Italia sta facendo la sua parte, partecipando al rilascio coordinato con una quota di 9 milioni e 966 mila barili, equivalenti a circa 1,6 milioni di tonnellate di petrolio. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha assicurato che la situazione delle scorte nazionali resta “soddisfacente” e che vengono garantiti gli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti.
Uno scenario globale complesso
La crisi in Medio Oriente ha ridotto la produzione di petrolio e gas della regione di almeno 10 milioni di barili al giorno, con un potenziale calo globale di 8 milioni di barili giornalieri nel corso dell’anno. Oltre alle interruzioni della produzione, si registrano difficoltà logistiche, con la chiusura di capacità di raffinazione e il blocco del traffico di petroliere. Questo ha portato a un’impennata dei costi di trasporto, con le tariffe per le grandi petroliere che sono aumentate fino al 600%.
L’IEA ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita della domanda globale di petrolio per il 2026, a causa dei prezzi elevati e delle prospettive economiche più incerte. La situazione è attentamente monitorata non solo dall’IEA ma anche da altri organismi internazionali come il G7 e la Commissione Europea, che per ora non rileva “preoccupazioni immediate sulla sicurezza delle forniture”.
Il messaggio di Fatih Birol è quindi un mix di realismo e preparazione. Da un lato, la rassicurazione sulla capacità di intervento grazie a riserve ancora consistenti; dall’altro, il chiaro avvertimento che la comunità internazionale deve prepararsi a uno scenario di instabilità prolungata, con tutte le conseguenze economiche che ne derivano.
