Bruxelles suona l’allarme per le crescenti tensioni nello Stretto di Hormuz, un’arteria vitale per il commercio mondiale. L’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha rivelato di aver avviato colloqui con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per esplorare la possibilità di un’iniziativa diplomatica ricalcata sul modello del “corridoio del grano” del Mar Nero. L’obiettivo è scongiurare una crisi economica e alimentare di proporzioni globali, derivante dal blocco di un passaggio marittimo cruciale.
Il Modello Ucraino Come Possibile Soluzione
L’idea, avanzata da Kallas, si ispira alla Black Sea Grain Initiative, l’accordo siglato a Istanbul nel luglio 2022 da Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite. Quell’intesa permise di sbloccare l’esportazione di milioni di tonnellate di grano, cibo e fertilizzanti dai porti ucraini, garantendo un corridoio umanitario marittimo sicuro nel Mar Nero e contribuendo a calmierare i prezzi alimentari a livello mondiale. “Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un’iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina”, ha dichiarato Kallas arrivando al consiglio affari esteri a Bruxelles.
La proposta europea mira a trovare soluzioni diplomatiche innovative per evitare un’escalation e un blocco prolungato dello Stretto, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. La situazione attuale, infatti, non solo minaccia la stabilità dei mercati energetici ma rischia di innescare una reazione a catena con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare globale.
Non Solo Petrolio: L’Allarme sui Fertilizzanti
L’Alto Rappresentante ha posto un forte accento su un aspetto spesso sottovalutato della crisi: il transito dei fertilizzanti. Lo Stretto di Hormuz è un canale fondamentale per il commercio di questi prodotti, essenziali per l’agricoltura moderna. Secondo dati di Morgan Stanley, da Hormuz passa circa il 27% dei flussi mondiali di ammoniaca e il 35% di quelli di urea, due componenti chiave dei fertilizzanti. “La situazione è problematica anche per quanto riguarda i fertilizzanti”, ha sottolineato Kallas. “E se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo”. Un avvertimento che evidenzia come una crisi logistica e geopolitica in Medio Oriente possa tradursi rapidamente in un problema di sicurezza alimentare, specialmente per le nazioni più vulnerabili in Africa e Asia.
Il blocco dello stretto ha già provocato un’impennata dei prezzi. Il costo dell’urea-nitrato d’ammonio sul mercato statunitense del Golfo è aumentato del 21% dalla fine di febbraio. La produzione di fertilizzanti azotati, inoltre, è strettamente legata alla disponibilità di gas naturale, materia prima di cui la regione del Golfo Persico è ricca. L’interruzione delle forniture sta già costringendo impianti in India, Bangladesh e Pakistan a rallentare la produzione.
Le Opzioni sul Tavolo e i Limiti dell’Azione Militare
Mentre la via diplomatica con l’ONU è ancora in una fase embrionale, l’Unione Europea sta valutando anche altre opzioni. Si discute di un possibile rafforzamento della missione navale europea “Aspides”, nata nel febbraio 2024 per proteggere il traffico commerciale nel Mar Rosso dagli attacchi dei ribelli Houthi. Tuttavia, estendere il mandato di Aspides allo Stretto di Hormuz presenta delle complessità e non tutti gli Stati membri sembrano concordi. Kallas ha inoltre precisato che un intervento diretto della NATO è da escludere, poiché lo stretto si trova al di fuori dell’area di azione dell’Alleanza Atlantica.
La complessità della situazione è acuita dal fatto che le alternative allo Stretto di Hormuz sono estremamente limitate. Esistono alcuni oleodotti, come l’East-West in Arabia Saudita e quello che collega Abu Dhabi a Fujairah, ma la loro capacità è insufficiente a compensare il blocco del traffico marittimo. Questa vulnerabilità strutturale conferisce all’Iran una significativa leva di pressione sull’economia globale.
Un Futuro Incerto per l’Economia Globale
L’incertezza generata dalla crisi sta già avendo ripercussioni concrete. I prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile, con previsioni che potrebbero raggiungere i 130 o addirittura i 150 dollari se il blocco dovesse protrarsi. Una simile impennata dei costi energetici alimenterebbe l’inflazione e potrebbe spingere l’economia mondiale verso una recessione, rievocando gli shock petroliferi degli anni ’70.
La proposta di Kallas, quindi, non è solo un tentativo di risolvere una crisi regionale, ma un passo cruciale per preservare la stabilità economica e la sicurezza alimentare a livello globale. La comunità internazionale osserva con attenzione, sperando che la diplomazia possa prevalere dove la logica del conflitto minaccia di creare un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili.
