Santiago del Cile – Una scure sui conti pubblici per far fronte a una presunta emergenza di liquidità. A pochi giorni dal suo insediamento, il nuovo governo cileno guidato dal presidente ultraconservatore José Antonio Kast muove i primi, decisi passi in materia economica, annunciando un’imminente e significativa riduzione della spesa pubblica. Il neo-ministro delle Finanze, Jorge Quiroz, ha dichiarato che firmerà un decreto per imporre un taglio lineare del 3% ai budget di tutti i ministeri, una misura drastica giustificata da quella che ha definito una situazione “molto complessa e anomala” delle casse statali ereditata dalla precedente amministrazione progressista di Gabriel Boric.
L’allarme del Ministro Quiroz: “Ereditata una cassa all’1% del normale”
Al termine della prima riunione di gabinetto, il ministro Quiroz non ha usato mezzi termini per descrivere lo stato dei conti pubblici. “Ci hanno lasciato una liquidità di 40 milioni di dollari al 31 dicembre 2025, rispetto ai 3-4 miliardi di dollari che si lasciano in genere in circostanze normali. Ovvero, abbiamo ereditato un erario che rappresenta l’1% del normale”, ha avvertito Quiroz. Questa dichiarazione, rilasciata ai media, ha immediatamente acceso il dibattito politico, delineando una netta contrapposizione con il governo precedente.
In un’intervista all’emittente Teletrece, il ministro ha ulteriormente dettagliato il piano del governo: “La prima cosa che dobbiamo fare è reagire. E la reazione è una lettera ufficiale che firmerò indirizzata ai vari ministeri, con una riduzione uniforme della spesa del 3%, più un ulteriore miliardo di dollari che vedremo; alcuni ministeri hanno più margine di manovra per ridurre la spesa rispetto ad altri”. Questo doppio intervento mira, secondo l’esecutivo, a recuperare circa 4 miliardi di dollari per ristabilire l’equilibrio finanziario.
La difesa dell’ex governo Boric
Le pesanti accuse lanciate da Quiroz sono state prontamente respinte dal suo predecessore, Nicolás Grau, che ha smentito la tesi di un “fisco senza fondi”. Sebbene i dettagli della replica di Grau non siano stati completamente esplicitati nella nota iniziale, è chiaro che la transizione di governo si stia consumando all’insegna di uno scontro frontale sulla gestione economica. L’amministrazione Boric, che ha concluso il suo mandato con un’agenda marcatamente progressista, si trova ora a difendere il proprio operato di fronte a una narrazione che la dipinge come irresponsabile dal punto di vista fiscale.
Un contesto di forte polarizzazione politica ed economica
L’insediamento di José Antonio Kast, avvenuto l’11 marzo 2026, segna una svolta a destra per il Cile dopo la presidenza di Gabriel Boric, ex leader delle proteste studentesche che aveva generato grandi aspettative di cambiamento sociale. La vittoria di Kast, leader del Partido Republicano e ammiratore dichiarato delle politiche economiche di Augusto Pinochet, è stata interpretata come una reazione alle crescenti preoccupazioni per la sicurezza e l’immigrazione, temi centrali della sua campagna elettorale. Il suo programma promette “ordine” e una linea dura contro la criminalità, ispirandosi a figure come Donald Trump e Nayib Bukele.
Questa transizione politica si inserisce in un quadro economico complesso. Il Cile, a lungo considerato un modello di stabilità e crescita in America Latina, ha affrontato negli ultimi anni sfide significative, tra cui le massicce proteste dell’estallido social del 2019, che hanno messo in luce profonde disuguaglianze sociali ed economiche. Il governo Boric ha tentato di rispondere a queste istanze con riforme ambiziose, come quella del sistema pensionistico e fiscale, e un processo di riscrittura della Costituzione (poi bocciato da un referendum) per superare l’eredità della dittatura. Tuttavia, la sua presidenza si è conclusa con un’alta impopolarità, percepita da una parte dell’elettorato come deludente rispetto alle promesse iniziali.
Il nuovo governo Kast eredita un’economia che, dopo una fase di rallentamento, ha mostrato segnali di ripresa nel 2024, ma anche un debito pubblico aumentato e un’inflazione superiore agli standard storici del paese. La mossa di Quiroz, quindi, può essere letta sotto una duplice luce: da un lato, come una necessaria misura di prudenza fiscale per affrontare le incertezze economiche; dall’altro, come un potente atto politico per delegittimare l’operato del predecessore e giustificare la propria agenda liberista, che prevede un minor intervento dello Stato nell’economia.
