TRANI – Cinque volti, cinque storie, cinque “no” pagati con la vita. All’ingresso della Procura della Repubblica di Trani, chiunque varchi la soglia viene accolto da sguardi che interrogano le coscienze. Sono le fotografie di cinque vittime innocenti della criminalità organizzata, uomini che con il loro sacrificio silenzioso sono diventati “testimoni di giustizia”. È stato inaugurato l'”Angolo della Memoria”, un potente presidio etico e civile voluto dal capo della Procura, Renato Nitti, per impedire che il tempo cancelli ciò che non deve essere dimenticato.
“Il vento della memoria non ferma il tempo ma impedisce al tempo di cancellare ciò che dobbiamo tenere a mente”, ha dichiarato il procuratore Nitti durante la cerimonia. Una frase che racchiude il senso profondo di un’iniziativa che va oltre la semplice commemorazione, trasformando il ricordo in un monito quotidiano e in un impegno alla responsabilità. Le immagini, accompagnate dalla frase “Il vento della memoria semina giustizia”, non rappresentano eroi astratti, ma esempi concreti di costanza, serietà e senso del dovere.
Le storie dietro i volti
L'”Angolo della Memoria” racconta storie diverse, unite da un tragico destino e da una straordinaria dignità civile. Cinque uomini, provenienti da contesti e professioni differenti, che hanno difeso la legalità senza arretrare di fronte alla violenza e all’intimidazione mafiosa. Le loro biografie sono state lette e introdotte da cinque studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alfredo Oriani – Luciano Tandoi” di Corato, a simboleggiare un passaggio di testimone alle nuove generazioni.
- Gianni Carnicella: Sindaco di Molfetta, in carica da soli cinque mesi, fu assassinato il 7 luglio 1992. La sua colpa fu quella di aver negato un permesso per un concerto, un atto di fermezza contro gli interessi criminali che si celavano dietro l’organizzazione dell’evento. Un “no” che gli costò la vita, ma che ancora oggi è simbolo di integrità istituzionale.
- Donato Boscia: Giovane e brillante ingegnere di Corato, fu ucciso a Palermo il 2 marzo 1988, a soli 31 anni. Era il direttore dei lavori per la realizzazione di un invaso per l’acquedotto di Palermo, un’opera strategica su cui Cosa Nostra non era riuscita a imporre il proprio controllo. Il suo omicidio, per cui è stato condannato anche Totò Riina, fu la brutale risposta della mafia alla sua onestà.
- Gioacchino Bisceglia: Falegname di Terlizzi, di appena 25 anni, fu ammazzato il 25 febbraio 1996. Si era rifiutato di sottostare alla logica del “cavallo di ritorno”, non volendo pagare un riscatto per riavere l’auto rubata al fratello. Un gesto di ribellione contro la prepotenza criminale, pagato con il sangue.
- Antonio Lorusso: Appuntato degli Agenti di Custodia originario di Ruvo di Puglia, morì a Palermo il 5 maggio 1971. Era l’autista fidato del magistrato Pietro Scaglione e fu ucciso insieme a lui in un agguato mafioso che segnò l’inizio della stagione stragista di Cosa Nostra contro le istituzioni.
- Sergio Cosmai: Direttore del carcere di Cosenza, originario di Bisceglie, fu crivellato di colpi dalla ‘Ndrangheta il 12 marzo 1985. Con rigore e determinazione, aveva ristabilito la legalità all’interno dell’istituto penitenziario, eliminando privilegi e attività illecite dei boss detenuti. La sua azione riformatrice fu considerata un affronto intollerabile, che portò alla sua condanna a morte.
Don Ciotti: “L’Italia ha un’emorragia di memoria”
Alla cerimonia ha preso parte anche don Luigi Ciotti, fondatore e anima di Libera, che ha lanciato un potente e accorato appello. “Dobbiamo fare in modo che tutte le vittime innocenti vengano ricordate perché le verità passeggiano per le strade delle nostre città”, ha affermato, denunciando una realtà drammatica: “L’80% dei familiari delle vittime non conosce la verità. Non è possibile che in un Paese come l’Italia questo diritto alla verità non venga scavato fino in fondo”.
Don Ciotti ha parlato di un’Italia affetta da una grave “emorragia di memoria”, sottolineando come la lotta alla mafia non possa basarsi solo sulla repressione, ma debba nutrirsi di cultura, educazione e politiche sociali. Ha inoltre annunciato che in occasione della prossima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il 21 marzo, verranno letti venti nuovi nomi di vittime finora rimaste sconosciute. “Sono nomi che entrano nelle case anche per non dimenticarci, per sconfiggere la retorica della memoria”, ha concluso. “La memoria viva è quella che si deve tradurre tutti i giorni in responsabilità e impegno”.
Un impegno per il futuro
L’inaugurazione dell'”Angolo della Memoria” a Trani non è solo un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita, ma un investimento sul futuro. È un messaggio rivolto a tutti i cittadini e in particolare ai giovani, un invito a non essere indifferenti e a fare la propria parte. Come ha ricordato il procuratore Nitti, il fenomeno mafioso è ancora presente e c’è ancora molto da scrivere. Iniziative come questa servono a tenere alta l’attenzione e a rafforzare quel fronte comune di istituzioni e società civile indispensabile per costruire una società più giusta e libera dalle mafie.
