Una vicenda che ha del paradossale quella che ha coinvolto un pensionato 64enne di Modena, il cui sogno di partecipare come comparsa al kolossal cinematografico “Ferrari” si è trasformato in un incubo burocratico. Per due giorni di presenza sul set del film diretto da Michael Mann, dedicati a Enzo Ferrari, l’uomo ha ricevuto un rimborso spese di 300 euro lordi. Una cifra modesta che, tuttavia, ha spinto l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) a chiedergli la restituzione di ben 34.000 euro, ovvero l’intero importo della sua pensione anticipata “Quota 100” percepita nell’anno precedente. Fortunatamente, dopo un lungo iter processuale, la giustizia ha dato ragione al pensionato, con la Corte d’Appello di Bologna che ha respinto il ricorso dell’INPS.
La genesi del caso: una passione trasformata in contenzioso
Tutto ha avuto inizio nel 2022, quando il 64enne modenese, in pensione dal 2020 con “Quota 100” (con 62 anni di età e 38 di contributi), ha colto l’occasione di partecipare come comparsa alle riprese del film “Ferrari”, girato in parte proprio nella sua città. Per la sua partecipazione, limitata a poche ore sul set senza mansioni specifiche, ha percepito un rimborso spese di 300 euro. A fine 2023, la doccia fredda: una comunicazione dell’INPS gli notificava la revoca della pensione per l’intero anno 2022, con la richiesta di restituzione di circa 34.000 euro. Secondo l’ente previdenziale, quella breve esperienza configurava un rapporto di lavoro subordinato, incompatibile con le normative di “Quota 100” che vietano il cumulo tra pensione e redditi da lavoro, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
La battaglia legale e la vittoria del pensionato
Il pensionato, sbigottito, si è immediatamente rivolto al patronato Inas-Cisl per impugnare il provvedimento. La sua difesa si è basata su un punto cruciale: la sua attività di comparsa non poteva essere considerata lavoro subordinato. Si trattava, infatti, di una prestazione del tutto occasionale, senza alcun vincolo di subordinazione o direttive specifiche, assimilabile piuttosto a una cessione dei diritti d’immagine. Il Tribunale di Modena, in prima istanza, ha accolto il ricorso del pensionato, dichiarando illegittima la richiesta dell’INPS e ordinando il ripristino della pensione e la restituzione delle somme eventualmente già trattenute.
L’INPS, però, non si è arresa e ha presentato ricorso alla Corte d’Appello di Bologna. Ma anche in secondo grado, i giudici hanno confermato la sentenza precedente, respingendo definitivamente le pretese dell’ente. La Corte ha stabilito che l’attività svolta dal pensionato era inquadrabile come lavoro autonomo occasionale, pienamente compatibile con la pensione “Quota 100”, poiché il compenso rientrava nel limite dei 5.000 euro annui.
Il principio stabilito dalla Corte e le implicazioni future
La sentenza della Corte d’Appello di Bologna ha un valore che va oltre il singolo caso. Come sottolineato dai legali del pensionato, “finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito”. Viene infatti chiarito che i beneficiari di pensione “Quota 100” che svolgono attività lavorative per pochi giorni non perdono il diritto a un intero anno di pensione. Inoltre, la sentenza ribadisce un onere fondamentale: spetta all’INPS dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, e non al pensionato provare il contrario. Questa decisione si allinea, secondo i legali, anche a recenti orientamenti della Corte Costituzionale.
“Quota 100”: un approfondimento sulla normativa
La misura “Quota 100”, introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021, permetteva di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Una delle sue caratteristiche principali è il rigido divieto di cumulo con i redditi da lavoro, sia dipendente che autonomo, fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. L’unica eccezione, come detto, riguarda il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. La violazione di questo divieto comporta la sospensione della pensione per l’intero anno solare in cui si è percepito il reddito non consentito. La vicenda del pensionato modenese ha messo in luce le possibili criticità interpretative di questa normativa, soprattutto quando applicata a situazioni marginali e di modesta entità economica.
Il film “Ferrari”: un set internazionale nel cuore di Modena
Il film “Ferrari” di Michael Mann, con un cast stellare che include Adam Driver e Penélope Cruz, ha portato a Modena un’importante produzione internazionale, ricostruendo l’atmosfera del 1957, un anno cruciale per la vita di Enzo Ferrari. Le riprese, svoltesi nell’estate del 2022, hanno coinvolto numerose location della città e dei dintorni, offrendo a molti residenti, come il protagonista di questa storia, l’opportunità unica di partecipare a un grande evento cinematografico. Un’esperienza che, per questo pensionato, si è trasformata in una battaglia legale dalla quale, per fortuna, è uscito vincitore.
