La Capitale si prepara ad accogliere nuovamente l’anima vibrante e poliedrica del cinema dell’Estremo Oriente. Dal 7 al 15 aprile, lo storico Cinema Farnese di Campo de’ Fiori a Roma ospiterà la 23ª edizione dell’Asian Film Festival, un evento che da oltre vent’anni si è consolidato come un ponte culturale imprescindibile tra l’Italia e l’Asia. L’edizione di quest’anno si preannuncia particolarmente ricca, con un programma che spazia tra grandi autori e talenti emergenti, confermando la vocazione del festival a esplorare la complessità e la ricchezza della società asiatica contemporanea attraverso il linguaggio universale del cinema.
Un’inaugurazione nel segno dell’arte al femminile
Ad aprire le danze, il 7 aprile, sarà un evento di eccezionale rilievo: la presentazione di Girl (2025), l’opera prima della celebre attrice, regista e modella taiwanese Shu Qi. Musa del maestro Hou Hsiao-hsien, Shu Qi passa dietro la macchina da presa per offrire un intenso e delicato ritratto femminile, un debutto autoriale che ha già conquistato il pubblico e la critica all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che si è aggiudicato il premio per la Miglior Regia al prestigioso festival di Busan. Il film, che attinge a elementi autobiografici della regista, esplora con sensibilità il trauma infantile e i cicli di violenza generazionale in una Taiwan degli anni ’80.
Un programma ricco e diversificato: 36 film da 12 paesi
Il cartellone di quest’anno offre una panoramica vasta e articolata, con ben 36 lungometraggi e 10 cortometraggi provenienti da 12 nazioni: Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan. La selezione è suddivisa in tre sezioni principali, pensate per dare spazio sia ai maestri consolidati che alle nuove promesse:
- 18 film in Concorso, che si contenderanno i premi assegnati dalla giuria.
- 9 film nella sezione Newcomers, dedicata agli sguardi più freschi e innovativi del panorama asiatico.
- 9 film Fuori Concorso, che includono opere di grande richiamo e di autori già affermati.
Focus sulle cinematografie nazionali: un viaggio da Seul a Manila
L’edizione 2026 si distingue per una forte rappresentanza di alcune delle cinematografie più dinamiche del continente, offrendo al pubblico un’immersione profonda nelle loro specificità culturali e stilistiche.
La Corea del Sud stabilisce un record per il festival con ben otto titoli in programma, a testimonianza della straordinaria vitalità della sua industria cinematografica. Tra i film più attesi, il thriller ad alta tensione The Ugly (2025) di Yeon Sang-ho, già acclamato autore di Train to Busan. Quest’opera, basata su una sua graphic novel, segna un ritorno a un cinema più intimo e realistico, esplorando temi come la bellezza, l’emarginazione e il peso del passato. Altro titolo di punta è The Old Woman with the Knife (2025) di Min Kyu-dong, mentre Beautiful Dreamer (2025) di Lee Kwang-kuk promette un’analisi poetica e introspettiva delle fragilità umane.
La Thailandia risponde con due opere di grande interesse. Morte Cucina (2025) del maestro Pen-ek Ratanaruang è un raffinato thriller culinario che intreccia vendetta e alta cucina, segnando il ritorno del regista a atmosfere intense e visivamente ricercate. Human Resource (2025) di Nawapol Thamrongrattanarit, già premiato a Venezia nella sezione Orizzonti, offre invece una riflessione ironica e profonda sulle alienanti dinamiche del lavoro moderno.
Dalle Filippine arrivano due sguardi autoriali potenti e rigorosi. Magellan (2025) del maestro del “slow cinema” Lav Diaz è un’epica riflessione sulle ferite mai sanate della colonizzazione, raccontando la figura dell’esploratore portoghese da una prospettiva inedita e anti-coloniale. Isabel Sandoval, una delle voci più interessanti del nuovo cinema filippino, presenta Moonglow (2026), un neo-noir ambientato durante la dittatura di Ferdinand Marcos che esplora con delicatezza i temi dell’identità, della memoria e della corruzione politica.
L’Indonesia è rappresentata dal maestro Garin Nugroho, figura centrale della cinematografia del paese, noto per la sua capacità di raccontare storie intime con un occhio critico sulle tensioni sociali. Saranno presentati i suoi film Siapa Dia (2025) e Whisper in the Dabbas (2025). A questi si affianca la commedia musicale Rangga & Cinta (2025) di Riri Riza, un inno all’amicizia e ai sogni giovanili.
Dal Giappone, due opere molto attese. Love on Trial (2025) di Fukada Koji, presentato a Cannes, riflette con ironia e delicatezza sulle relazioni moderne, esplorando le controverse clausole “no-love” imposte alle idol della musica J-pop. Il prolifico e audace Miike Takashi torna con Sham (2025), un’opera che mescola thriller e satira sociale nel suo inconfondibile stile provocatorio.
Una chiusura di prestigio e ospiti internazionali
La serata di chiusura del 15 aprile sarà altrettanto memorabile, con la cerimonia di premiazione e la proiezione di due film di grande impatto. She Has No Name (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, basato su uno dei più famosi casi di omicidio irrisolti in Cina, immerge lo spettatore nella Shanghai degli anni ’40. A seguire, il già citato thriller coreano The Ugly di Yeon Sang-ho, a suggellare un’edizione all’insegna della qualità e della diversità di generi.
Il festival sarà inoltre impreziosito dalla presenza di numerosi ospiti internazionali, che dialogheranno con il pubblico e la stampa. Tra i nomi confermati figurano registi del calibro di Koji Fukada (Giappone), Garin Nugroho (Indonesia), Isabel Sandoval (Filippine) e Lee Kwang-kuk (Corea del Sud), offrendo una preziosa occasione di confronto diretto con alcuni dei protagonisti più significativi del cinema asiatico contemporaneo.
