Una ventata di cauto ottimismo soffia sui mercati finanziari europei, che dopo una serie di sedute all’insegna dell’incertezza, mostrano segnali di miglioramento. Piazza Affari si muove sulla parità, mentre gli altri principali listini del continente riducono le perdite: Francoforte si attesta a -0,15% e Parigi a -0,28%. A dare impulso a questa inversione di tendenza contribuiscono anche i future su Wall Street, orientati positivamente.
Il fattore chiave dietro questa rinnovata fiducia sembra risiedere nelle speranze di una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente, alimentate da indiscrezioni su alcune affermazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Secondo quanto riportato dal sito americano Axios, che cita tre funzionari di paesi del G7 informati sui contenuti della riunione, durante un incontro virtuale del G7 tenutosi mercoledì scorso, Trump avrebbe dichiarato che l’Iran è “sul punto di arrendersi” (“about to surrender”). Questa dichiarazione, sebbene non confermata ufficialmente dalla Casa Bianca, ha avuto un impatto immediato sui mercati, in particolare su quello delle materie prime.
L’impatto sul settore energetico: Petrolio e Gas in ritirata
La reazione più evidente si è registrata sul mercato energetico, da settimane sotto pressione a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, un punto di passaggio cruciale per circa un quinto dei flussi globali di gas naturale liquefatto e petrolio. Le parole di Trump hanno innescato una rapida inversione di rotta per i prezzi del greggio: il Brent, il riferimento europeo, è scivolato sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, attestandosi a 99,3 dollari. Anche il WTI (West Texas Intermediate), il benchmark statunitense, ha seguito la stessa traiettoria, scendendo a 94 dollari al barile.
Un andamento analogo si è osservato per il prezzo del gas naturale. Sulla piazza di Amsterdam, il future TTF è sceso sotto quota 50 euro al megawattora, segnando un calo significativo. Questa discesa, che ha portato i prezzi a diminuire anche del 15% in una sola seduta nei giorni scorsi, offre un po’ di respiro all’Europa, sempre più dipendente dalle importazioni di GNL dopo la riduzione della dipendenza dal gas russo. Tuttavia, gli analisti avvertono che i prezzi rimangono ben al di sopra dei livelli pre-conflitto, quando si attestavano intorno ai 32 euro/MWh.
Il contesto geopolitico: tra dichiarazioni e smentite
Le affermazioni di Trump arrivano in un momento di altissima tensione. Nelle ultime settimane, il conflitto in Medio Oriente ha visto un’escalation con scambi di attacchi aerei tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha causato un’impennata dei prezzi energetici, alimentando i timori di uno shock inflazionistico globale e di un rallentamento della crescita economica. In risposta, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha approvato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche per contenere l’aumento dei prezzi, una misura la cui efficacia è ancora dibattuta tra gli operatori.
Le parole di Trump, che secondo Axios si sarebbe vantato di essersi “liberato di un cancro che ci minacciava tutti”, contrastano però con la retorica aggressiva usata pubblicamente e con le dichiarazioni provenienti da Teheran. Solo 24 ore dopo la presunta affermazione sulla resa, il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha promesso di continuare la lotta. Inoltre, i Guardiani della Rivoluzione hanno risposto che sarà l’Iran a determinare la fine della guerra, minacciando di colpire gli Stati Uniti “venti volte più duramente”.
L’analisi degli esperti e le prospettive future
Gli analisti finanziari accolgono con cautela le notizie. Se da un lato l’ottimismo per una risoluzione del conflitto ha un effetto calmante sui mercati, dall’altro molti ritengono che “le parole di Trump non siano sufficienti”. Secondo gli esperti di ING, per assistere a un calo sostenuto dei prezzi energetici, il mercato avrà bisogno di vedere una concreta ripresa dei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz. L’incertezza che precede i conflitti regionali tende a pesare sui rendimenti azionari, ma storicamente, una volta che il conflitto inizia, i mercati spesso migliorano poiché l’incertezza svanisce.
La situazione resta quindi estremamente fluida. Le borse europee, pur mostrando una maggiore stabilità, continuano a essere influenzate dalle dinamiche geopolitiche. Gli investitori rimangono con il fiato sospeso, monitorando attentamente ogni sviluppo dal Medio Oriente, consapevoli che lo scenario potrebbe cambiare rapidamente, con implicazioni significative per l’economia globale.
