Roma – L’Italia ha compiuto un balzo in avanti significativo nel suo percorso verso uno sviluppo più sostenibile, grazie all’impulso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La distanza media dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 si è quasi dimezzata, passando dal 78% del 2021 al 39% previsto per il 2026. Tuttavia, la strada per raggiungere un traguardo pieno entro la fine del decennio è ancora lunga e richiede un impegno finanziario aggiuntivo stimato in circa 20 miliardi di euro. Questo è il quadro che emerge dal rapporto “L’impatto del PNRR sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori”, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), con il sostegno scientifico della Fondazione Enel e di Unioncamere, e presentato presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

Un’analisi dettagliata dell’impatto del PNRR

Il rapporto dell’ASviS, basato su una metodologia innovativa applicata a livello regionale e provinciale, offre una fotografia dettagliata di come gli ingenti fondi del PNRR stiano contribuendo alla trasformazione del Paese. L’analisi quantitativa ha permesso di misurare l’impatto delle misure finanziate sui 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, evidenziando sia i progressi notevoli sia le criticità che persistono. La cifra di 20 miliardi di euro, pari al 14% degli investimenti del Piano diretti a specifiche Regioni e Pubbliche Amministrazioni e corrispondente a 338 euro pro-capite, rappresenta la stima degli investimenti aggiuntivi necessari per colmare il divario residuo.

Come sottolineato da Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, “la sfida è ora di guardare oltre il PNRR e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile“. Giovannini ha inoltre evidenziato come il modello sviluppato dall’ASviS possa essere uno strumento prezioso per le istituzioni a ogni livello, anche in vista della programmazione del bilancio europeo per il periodo 2028-2034.

Luci e ombre nella distribuzione dei fondi

L’analisi sulla ripartizione delle risorse del PNRR rivela una concentrazione degli investimenti in alcuni ambiti specifici dello sviluppo sostenibile. I settori che hanno beneficiato delle quote più rilevanti sono:

  • Energia: circa il 25% delle risorse
  • Innovazione, infrastrutture e sistema produttivo: 20%
  • Città sostenibili: 14%

Anche i settori della salute e dell’istruzione hanno ricevuto una quota significativa di investimenti, assorbendo circa l’11% ciascuno. Tuttavia, il rapporto evidenzia come risultino molto limitati, se non quasi assenti, gli investimenti direttamente orientati ad altri Obiettivi cruciali dell’Agenda 2030. Tra questi, spiccano la parità di genere (Goal 5), la riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), la tutela della biodiversità terrestre e marina (Goal 14 e 15) e la partnership globale per lo sviluppo (Goal 17). Questo squilibrio, secondo gli analisti, rappresenta una delle maggiori criticità per una transizione ecologica e sociale completa del Paese.

Le voci istituzionali: un appello a guardare al futuro

Durante la presentazione del rapporto, sono intervenute figure chiave del panorama istituzionale ed economico. Marcella Mallen, presidente dell’ASviS, ha dichiarato: “Questo Rapporto mostra come il PNRR abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile. Ma ancora molta strada resta da fare“. Mallen ha inoltre aggiunto che la prossima programmazione europea, se ben orientata, potrebbe rappresentare un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese.

Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha sottolineato l’utilità del rapporto come strumento per i decisori pubblici. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030“, ha affermato Tripoli. Ha poi aggiunto che, sebbene le risorse del PNRR non fossero sufficienti a raggiungere tutti gli obiettivi ONU, il rapporto fornirà indicazioni preziose su come, dove e su cosa intervenire per colmare i divari, sfruttando al meglio le risorse del prossimo ciclo finanziario europeo 2028-2034.

Divari territoriali e la sfida della programmazione

Il rapporto mette in luce anche significative differenze territoriali. Ad esempio, le Regioni del Sud hanno privilegiato interventi nei settori della salute e dell’istruzione, mentre quelle del Nord si sono concentrate maggiormente sulle energie rinnovabili. Questa diversità di priorità, pur mirando a ridurre le disuguaglianze storiche, richiede una programmazione attenta per garantire uno sviluppo armonico su tutto il territorio nazionale. Il fabbisogno finanziario aggiuntivo per raggiungere gli obiettivi varia notevolmente da regione a regione, andando dai circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a oltre tre miliardi per Lombardia e Lazio.

Un esempio concreto citato nel rapporto riguarda la sanità territoriale: il PNRR prevede la realizzazione di 307 Ospedali di Comunità entro il 2026, ma in molte Regioni questi non basteranno a coprire il fabbisogno ottimale, rendendo necessari ulteriori investimenti futuri. La sfida, quindi, non è solo quella di spendere le risorse entro i termini previsti, ma di trasformare questi investimenti in un cambiamento strutturale e duraturo. Il PNRR deve essere il punto di partenza per una nuova strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, capace di integrare in modo coerente politiche ambientali, economiche e sociali.

Di atlante

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