Roma – Una svolta cruciale ha segnato il processo per uno dei casi di cronaca più efferati che la Capitale ricordi recententemente. La Corte d’Assise di Roma ha accolto la richiesta della difesa, disponendo una perizia psichiatrica per Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato del duplice femminicidio della compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, e della loro figlia di appena undici mesi, Andromeda. L’esame, affidato a un collegio di periti, avrà il compito di determinare la capacità dell’imputato di partecipare coscientemente al processo, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per l’esito del dibattimento.
Le accuse e la ricostruzione dei fatti
I capi d’imputazione a carico di Kaufmann sono gravissimi: duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla relazione affettiva e dalla discendenza, oltre all’occultamento di cadavere. I fatti risalgono al giugno del 2025, quando i corpi senza vita della giovane madre russa e della sua bambina furono ritrovati tra la vegetazione del parco di Villa Pamphili. Secondo le indagini, condotte dalla Polizia di Stato e coordinate dalla Procura di Roma, Anastasia sarebbe morta per soffocamento, mentre la piccola Andromeda sarebbe stata strangolata.
La ricostruzione degli inquirenti dipinge un quadro agghiacciante. Dopo il delitto, Kaufmann avrebbe tentato di depistare le indagini, spogliando i corpi per renderne più difficile l’identificazione, per poi darsi alla fuga. L’uomo è stato successivamente rintracciato e arrestato sull’isola greca di Skiathos, dove si era rifugiato. Durante il suo arresto, secondo le testimonianze degli agenti, non avrebbe mostrato alcun segno di rimorso, appellando gli investigatori italiani come “mafiosi”.
La richiesta di perizia e i dubbi sulla salute mentale
La richiesta di una valutazione psichiatrica è stata avanzata dalla difesa di Kaufmann, l’avvocato Paolo Foti, fin dalle prime udienze del processo. Il legale ha sostenuto che le condizioni mentali del suo assistito si sarebbero deteriorate in modo evidente durante la detenzione in carcere, citando episodi di discorsi deliranti e un violento alterco con un agente penitenziario. L’imputato, che ha utilizzato anche l’alias Rexal Ford, ha mantenuto un comportamento erratico e contraddittorio sin dal suo arresto, dichiarando di non sapere chi fossero le vittime e lamentandosi delle condizioni carcerarie. Nonostante l’opposizione della Procura, la Corte ha ritenuto necessario approfondire lo stato psichico dell’uomo.
Le testimonianze in aula e il dramma che poteva essere evitato
Durante il processo sono emersi dettagli inquietanti che gettano un’ombra ancora più cupa sulla vicenda. Un’investigatrice della Polizia di Stato ha testimoniato in aula riguardo a una segnalazione cruciale. La notte prima del ritrovamento dei corpi, un ragazzo minorenne contattò il numero unico di emergenza 112, allarmato per aver visto un uomo, poi identificato come Kaufmann, con in braccio una bambina in lacrime in una situazione che gli era apparsa “non normale”. Quella bambina era Andromeda, ancora viva. Questa testimonianza ha sollevato un interrogativo doloroso: si sarebbe potuta salvare la piccola?
Altre testimonianze hanno ricostruito gli ultimi giorni di Anastasia e Andromeda, descrivendo Kaufmann come protagonista di risse e in evidente stato di alterazione. Particolarmente scioccante è il dettaglio emerso dall’analisi del suo cellulare: giorni dopo aver già ucciso la compagna, l’uomo cercava di contattare agenzie di “baby modelling” per la figlia. Inoltre, dopo il duplice delitto, aveva inviato messaggi alla propria madre negli Stati Uniti chiedendo soldi per un biglietto aereo per Miami, senza fare alcun cenno alla sorte della sua famiglia.
Le implicazioni della perizia sul futuro del processo
La perizia psichiatrica rappresenta ora il fulcro del procedimento. I periti avranno 30 giorni per depositare la loro relazione. Qualora venisse accertata l’incapacità di Kaufmann di stare in giudizio, il processo verrebbe sospeso fino a un eventuale miglioramento delle sue condizioni mentali. Questa eventualità rischia di prolungare l’attesa di giustizia per le famiglie delle vittime. Il verdetto dei periti sarà determinante per stabilire non solo la capacità processuale, ma potrebbe influenzare anche la valutazione della sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto, un aspetto che potrebbe escludere o diminuire la sua imputabilità.
