Dal palcoscenico alla macchina da presa, la celebre drammaturga e regista teatrale Nadia Fall firma il suo esordio cinematografico con “Brides – Giovani Spose”, un’opera intensa e attuale che approda nelle sale italiane il 5 marzo 2026, distribuita da Rosamont. Il film, una coproduzione tra Regno Unito e Italia, affronta con sensibilità e uno sguardo privo di giudizi morali il delicato tema della radicalizzazione giovanile, raccontando una storia di fuga, amicizia e ricerca di identità.
La trama: una fuga verso un Eden illusorio
Protagoniste della pellicola sono Doe e Muna, due adolescenti musulmane che vivono nel Regno Unito, interpretate dalle esordienti e talentuose Ebada Hassan e Safiyya Ingar. Le loro vite sono segnate da un profondo senso di alienazione: Doe, quindicenne di origine somala, combatte quotidianamente contro il razzismo e cerca rifugio nell’indottrinamento radicale che trova online. Muna, proveniente da una famiglia pakistana tradizionalista, vive nel terrore del fratello, figura patriarcale e oppressiva. Unite da un’amicizia complice e dal comune disagio di sentirsi estranee nella società che dovrebbe essere la loro casa, le due ragazze maturano una decisione drastica: fuggire in Siria. Attraverso i social media, vengono sedotte dalla promessa di una vita nuova, migliore e più in linea con le loro tradizioni e la loro fede.
Il loro viaggio, però, prende una piega inaspettata. Giunte a Istanbul, l’intermediario che avrebbe dovuto guidarle oltre il confine non si presenta, lasciandole sole e vulnerabili in una terra sconosciuta. Inizia così un’odissea “on the road” attraverso la Turchia rurale, un percorso costellato di difficoltà, pericoli e ripensamenti che metterà a dura prova il loro legame e le costringerà a confrontarsi con la cruda realtà della loro scelta. Il film si interrompe volutamente al confine con la Siria, lasciando lo spettatore con un senso di sospensione e interrogativi aperti sul destino delle protagoniste.
La visione della regista: oltre lo stereotipo del “mostro”
Nadia Fall, regista britannica di origini sud-asiatiche e fede musulmana, ha tratto ispirazione da fatti di cronaca reali, come il caso delle tre studentesse di Bethnal Green che nel 2015 lasciarono Londra per unirsi all’ISIS. La sua intenzione, come ha dichiarato, non è quella di giudicare, ma di comprendere e umanizzare. “Queste ragazze venivano dipinte dalla stampa britannica come dei veri e propri mostri, terroriste, ma avevano 15-16 anni e la storia era molto più complicata”, ha spiegato la regista. “Noi volevamo raccontare la storia dal loro punto di vista, di due teenager, con luci ed ombre, la storia di un’amicizia e soprattutto cosa succede quando senti di non appartenere alla società in cui vivi”.
Il film, quindi, non si focalizza tanto sull’estremismo in sé, quanto sulla solitudine e sul disperato bisogno di appartenenza che possono rendere i giovani vulnerabili a qualsiasi tipo di indottrinamento. “È un miracolo che qualcuno di noi sopravviva alla propria giovinezza!”, afferma Fall, sottolineando la natura impulsiva e spesso pericolosa delle decisioni adolescenziali. Con la sua opera, la regista invita a superare i pregiudizi e a guardare oltre le etichette, esplorando le complesse ragioni sociali e personali che possono condurre a scelte estreme.
Un cast promettente e un team creativo al femminile
La forza di “Brides” risiede anche nelle intense interpretazioni delle due protagoniste, Ebada Hassan e Safiyya Ingar, per le quali il film ha rappresentato il debutto sul grande schermo. La loro performance è stata lodata dalla critica, tanto da far guadagnare loro una nomination ai British Independent Film Award come miglior performance di coppia protagonista e per la miglior performance rivelazione. La regista ha voluto un team creativo prevalentemente al femminile, collaborando con la sceneggiatrice Suhayla El-Bushra e la direttrice della fotografia Clarissa Cappellani, per offrire una prospettiva autentica e sfaccettata sul mondo interiore delle giovani donne musulmane.
Un “road movie” di formazione
Nadia Fall ha scelto la formula del “road movie” per raccontare questo viaggio di trasformazione. Influenzata da film come “Thelma & Louise” e “Never Rarely Sometimes Always”, la regista si concentra sull’intimità del rapporto tra le due amiche, sulla loro complicità e sulle loro paure. Il viaggio fisico diventa metafora di un percorso interiore, una discesa nelle proprie fragilità e un confronto con le conseguenze delle proprie azioni. Il film, presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2025, è stato girato in cinque settimane tra Galles, Turchia e Sicilia, con il sostegno del BFI (British Film Institute) e di fondi italiani.
In un contesto politico e sociale dove le tensioni interculturali sono sempre più accese, “Brides – Giovani Spose” si propone come un’opera necessaria, un invito alla riflessione e all’empatia. Un film che non offre risposte facili, ma solleva domande potenti sulla responsabilità collettiva, sull’integrazione e sulla necessità di ascoltare le voci inascoltate dei più giovani.
