Roma – Una serata come tante si è trasformata in un’immane tragedia nella periferia orientale della Capitale. Un inseguimento mozzafiato, scaturito da un mancato stop a un posto di controllo della Polizia di Stato nel quartiere Quarticciolo, ha avuto un epilogo drammatico: un violento impatto frontale che ha spezzato la vita di un’intera famiglia. Le vittime sono Giovanni Battista Ardovini, 70 anni, sua moglie Patrizia Capraro, di 64, e il loro figlio Alessio Ardovini, 42 anni. I tre, residenti a Casetta Mistica, stavano tornando a casa dopo una festa di famiglia a bordo della loro Fiat Punto.
La dinamica della tragedia: una fuga spericolata
Tutto ha avuto inizio nella tarda serata di domenica 1 marzo, intorno alle 22:00, quando una pattuglia della Polizia ha intimato l’alt a una Toyota Yaris con a bordo tre uomini all’incrocio tra viale Palmiro Togliatti e via Prenestina. Per ragioni ancora in fase di accertamento, il conducente del veicolo, anziché fermarsi, ha premuto sull’acceleratore, dando il via a una folle corsa per le strade della città. All’inseguimento si è unita anche una gazzella dei Carabinieri, che ha poi perso il contatto con l’auto in fuga.
L’equipaggio della Polizia ha continuato a seguire la Yaris, mantenendo una distanza di sicurezza per non creare ulteriori pericoli per la circolazione. La fuga è terminata tragicamente su via Collatina, all’altezza del civico 661, quando l’auto dei fuggitivi ha invaso la corsia di marcia opposta, scontrandosi frontalmente con la Fiat Punto sulla quale viaggiava la famiglia Ardovini. L’impatto è stato devastante.
Le vittime e i soccorsi
Per Giovanni e Patrizia non c’è stato nulla da fare: sono morti sul colpo. Il figlio Alessio, che lavorava in un fast food, è stato estratto dalle lamiere in condizioni disperate e trasportato d’urgenza in ospedale, dove è deceduto poco dopo a causa delle gravi ferite riportate. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco, il personale sanitario del 118 e diverse pattuglie della Polizia Locale di Roma Capitale, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
Gli arresti e le accuse: un quadro investigativo complesso
I tre uomini a bordo della Toyota Yaris, tutti di origine sudamericana e risultati irregolari sul territorio nazionale, sono stati arrestati. Si tratta di un 24enne argentino, Julian Ramiro Romero, che era alla guida, un 19enne cubano, Alver Suniga, e un 27enne cileno, Ignacio Marcelo Ancacura Vasquez. Nessuno di loro era in possesso di una patente di guida italiana. Due dei fuggitivi sono rimasti feriti nello scontro e sono stati trasportati in ospedale.
All’interno della loro auto, risultata noleggiata, sono stati rinvenuti diversi strumenti da scasso, tra cui cacciaviti, grimaldelli e alcuni “jammer”, dispositivi elettronici utilizzati per disturbare le frequenze di antifurti e sistemi di comunicazione. Questo ritrovamento ha immediatamente indirizzato le indagini verso l’ipotesi che i tre fossero dei ladri.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta e procede non per omicidio stradale, ma per la più grave accusa di omicidio con dolo eventuale. Questa contestazione implica che i fuggitivi, pur non volendo direttamente la morte delle vittime, si siano rappresentati la concreta possibilità che la loro condotta spericolata potesse causarla, accettandone il rischio. Le accuse a loro carico includono anche resistenza a pubblico ufficiale, possesso di strumenti atti allo scasso e violazione delle norme sulla sicurezza. Le indagini, supportate anche dalle immagini di una dashcam installata sulla volante della polizia, sono in corso per chiarire ogni aspetto della vicenda, compreso il noleggio dell’auto.
