TORINO – Una stretta decisa contro la cultura della prevaricazione e dell’illegalità esibita sui social network. Il Tribunale di Torino, accogliendo la proposta avanzata dal Questore, ha imposto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza per la durata di tre anni nei confronti di un giovane di 25 anni, noto con lo pseudonimo di Don Alì e autodefinitosi il “Re dei maranza” del capoluogo piemontese. Il provvedimento, che include anche l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza e il divieto assoluto di utilizzare piattaforme social, mira a contenere la pericolosità sociale del soggetto, le cui gesta hanno ottenuto milioni di visualizzazioni online, generando un concreto allarme per il potenziale effetto emulativo sui più giovani.

Il 25enne si trova attualmente detenuto nel carcere di Aosta, dove sta scontando pene per oltre cinque anni a seguito di diverse condanne divenute irrevocabili. L’arresto che ha dato il via all’iter per la misura di prevenzione risale allo scorso novembre, quando Don Alì, insieme a due complici, è stato ritenuto responsabile di atti persecutori nei confronti di un maestro di una scuola elementare nel quartiere Barriera di Milano.

L’AGGRESSIONE AL MAESTRO E L’ESCALATION MEDIATICA

L’episodio che ha avuto maggiore risonanza mediatica, e che ha accelerato l’azione delle forze dell’ordine, è avvenuto il 21 ottobre 2025. Don Alì, documentando tutto con un telefono, ha teso un agguato all’insegnante all’uscita da scuola, mentre quest’ultimo si trovava in compagnia della sua bambina. Il video, intitolato “aspettando la preda”, è stato poi pubblicato sui social, diventando virale. Nel filmato, il gruppo accusava falsamente il docente di maltrattamenti nei confronti di un alunno, definito “loro nipote”, proferendo minacce esplicite: “Se nostro nipote torna a casa ancora una volta con una lacrima non saranno più parole, saranno fatti. Ma fatti quelli veri“. L’insegnante, visibilmente scosso, è stato inseguito e colpito con schiaffi alla nuca, il tutto sotto gli occhi della figlia e di una collega intervenuta.

UN CURRICULUM CRIMINALE ESPOSTO SUI SOCIAL

L’aggressione al maestro è solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di comportamenti antigiuridici sistematicamente esibiti online. La Divisione Polizia Anticrimine ha ricostruito un excursus criminale caratterizzato da “comportamenti violenti e minacciosi” ai danni di soggetti vulnerabili come ragazzini, anziani e titolari di piccoli esercizi commerciali. Le vittime, spesso intimidite, non sporgevano denuncia. Don Alì si faceva beffe delle autorità con frasi come “a me non mi arresta nessuno” o “vai a chiamare la polizia che poi mi prendo da solo“.

Tra gli episodi contestati figura anche una violenta reazione nei confronti di un controllore ferroviario che gli aveva chiesto il biglietto. La richiesta è stata accolta con minacce (“se continui così stasera non torni a casa da tua moglie e non mi interessa se sei un pubblico ufficiale“) e seguita da un ceffone che ha fatto cadere il cellulare di mano al pubblico ufficiale.

IL RISCHIO EMULAZIONE E IL FENOMENO DELLE “BABY GANG”

Ciò che ha destato la maggiore preoccupazione nella Questura di Torino è l’impatto che i video di Don Alì, con le loro centinaia di migliaia di visualizzazioni, potevano avere su un pubblico prevalentemente di giovanissimi. Le autorità hanno sottolineato un “preoccupante rischio di emulazione, idoneo ad alimentare il fenomeno sempre più diffuso delle baby gang“. Questo timore è aggravato dal fatto che il 25enne non si limitava a mostrare le sue azioni, ma invitava attivamente i suoi follower a sfidare le istituzioni, pubblicando “tutorial” su come eludere i controlli delle forze dell’ordine.

Il fenomeno delle “baby gang” è una realtà con cui Torino si confronta da tempo, con episodi di violenza e microcriminalità che non riguardano più solo le periferie ma anche il centro cittadino. L’esaltazione di condotte illegali, come quelle di Don Alì, viene vista come un pericoloso carburante per questo disagio giovanile.

LA MISURA DI PREVENZIONE: UN SEGNALE FORTE

La decisione del Tribunale di imporre la sorveglianza speciale rappresenta una risposta ferma a un modello comportamentale ritenuto altamente dannoso per la sicurezza pubblica. La misura, applicata a soggetti considerati socialmente pericolosi, impone rigide prescrizioni per controllarne le attività e prevenire la commissione di ulteriori reati. Il divieto specifico di utilizzare internet e i social media, anche tramite terze persone, è una prescrizione mirata, che riconosce nel mondo virtuale il principale strumento di amplificazione della sua pericolosità. Una mossa per silenziare una voce che, secondo le autorità, ha trasformato la violenza in spettacolo e l’illegalità in un vanto.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *