ROMA – Si è consumato a Montecitorio un nuovo scontro tra maggioranza e opposizione sul tema dei diritti e delle politiche familiari. La Commissione Bilancio della Camera ha infatti bocciato la proposta di legge unitaria presentata dalle forze di minoranza per l’introduzione di un congedo parentale paritario. La decisione, maturata in seguito ai rilievi della Ragioneria Generale dello Stato sulla mancanza di adeguate coperture finanziarie, ha portato all’approvazione di un parere soppressivo, successivamente ratificato dall’Aula con 137 voti a favore, 117 contrari e due astenuti. Si chiude così, almeno per ora, il percorso di una riforma considerata dalle opposizioni un passo fondamentale verso la parità di genere e un sostegno concreto alla genitorialità.

I Contenuti della Proposta di Legge Bocciata

La proposta di legge, a prima firma della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e sostenuta da tutte le forze di opposizione (Pd, M5s, Azione, Italia Viva, Avs e +Europa), mirava a una profonda revisione dell’attuale normativa sui congedi parentali. I punti cardine del testo erano:

  • Equiparazione dei congedi: Cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore, non trasferibili, da fruire nei primi anni di vita del bambino.
  • Retribuzione al 100%: L’indennità per il periodo di congedo sarebbe stata innalzata dall’attuale 80% al 100% della retribuzione.
  • Estensione della platea: La norma si sarebbe applicata non solo ai lavoratori dipendenti, ma anche agli autonomi e ai liberi professionisti.

L’obiettivo dichiarato dai promotori era quello di promuovere una più equa ripartizione dei compiti di cura tra madri e padri, favorire l’occupazione femminile e contrastare la crisi demografica. Un intervento che, secondo le opposizioni, avrebbe rappresentato una “rivoluzione culturale” per il Paese.

Lo Scoglio delle Coperture Finanziarie

L’iter della proposta di legge si è arenato di fronte al parere negativo della Ragioneria Generale dello Stato, che ha giudicato “inidonee” le coperture finanziarie previste. Secondo le stime, l’impatto della misura sui conti pubblici avrebbe superato i 3 miliardi di euro annui. La Ragioneria ha evidenziato come gli oneri previsti fossero “sottostimati”, in quanto non includevano, ad esempio, quelli relativi alle lavoratrici libere professioniste. Inoltre, la copertura è stata definita “meramente programmatica”, in quanto faceva riferimento a una generica rimodulazione o soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati.

Le opposizioni avevano tentato di superare l’ostacolo chiedendo una riapertura dei termini per presentare emendamenti con coperture alternative o una sospensione dei lavori per approfondire tecnicamente i rilievi. Tuttavia, tali richieste sono state respinte dalla maggioranza, che ha proceduto con la votazione del parere soppressivo.

Le Reazioni Politiche: un Acceso Dibattito

La bocciatura della proposta ha innescato una dura reazione da parte delle opposizioni, che hanno accusato la maggioranza di una precisa scelta politica volta a sabotare la legge. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha parlato di “occasione persa” e ha rivolto un appello alla premier Giorgia Meloni affinché “ci ripensi”, sottolineando la disponibilità a lavorare insieme per trovare le coperture necessarie. Dello stesso tenore le dichiarazioni degli altri leader dell’opposizione, che hanno definito la decisione del governo “un atto di arroganza” e un segnale di un esecutivo “nemico delle politiche per la famiglia e delle donne”.

Dal canto suo, la maggioranza ha difeso la propria posizione, parlando di una “questione di responsabilità verso la tenuta dei conti pubblici”. Fonti di Fratelli d’Italia hanno sottolineato come non si tratti di una questione politica, ma della necessità di garantire la sostenibilità finanziaria delle misure. L’accusa rivolta alle opposizioni è quella di aver presentato un “libro dei sogni” senza indicare coperture reali e credibili.

La Normativa Attuale sul Congedo Parentale in Italia

Con la bocciatura della riforma, resta in vigore l’attuale disciplina del congedo parentale. È utile riepilogare brevemente i punti principali:

  • Congedo di maternità obbligatorio: Cinque mesi per le madri lavoratrici, con un’indennità pari all’80% della retribuzione.
  • Congedo di paternità obbligatorio: Dieci giorni per i padri lavoratori, da fruire anche in modo non continuativo entro i primi cinque mesi di vita del bambino, retribuiti al 100%.
  • Congedo parentale facoltativo: Un periodo di astensione dal lavoro per entrambi i genitori, fino a un massimo complessivo di 10 mesi (11 se il padre ne fruisce per almeno 3 mesi), utilizzabile fino ai 12 anni del bambino. L’indennità è variabile, con i primi tre mesi retribuiti all’80% se fruiti entro i 6 anni del bambino, e i successivi al 30%.

La proposta bocciata avrebbe quindi rappresentato un cambiamento radicale, soprattutto per la figura paterna, equiparando di fatto i diritti e i doveri di cura all’interno del nucleo familiare.

Di veritas

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