La sanità calabrese è al centro di un complesso scenario internazionale. La Regione, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, si trova a navigare tra le impellenti necessità del proprio sistema sanitario, afflitto da una cronica carenza di personale, e le pressioni diplomatiche esercitate dall’amministrazione statunitense di Donald Trump. Oggetto del contendere è l’impiego di circa 400 medici provenienti da Cuba, una presenza divenuta cruciale per garantire l’operatività di ospedali e pronto soccorso sul territorio.

La posizione della Regione Calabria: “I medici cubani restano”

Di fronte alle presunte pressioni di Washington, la posizione del presidente Occhiuto è apparsa netta e decisa. “Una cosa è certa – ha dichiarato all’ANSA – i medici cubani attualmente in servizio in Calabria resteranno anche nei prossimi anni. Sono stati, sono e continueranno a essere determinanti per garantire il funzionamento dei pronto soccorso e per mantenere aperti tutti gli ospedali della nostra regione”. Una fermezza che sottolinea come, per l’amministrazione regionale, la priorità assoluta sia la tutela del diritto alla salute dei cittadini calabresi.

L’accordo con Cuba, siglato nel 2022 con la società statale Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A., prevedeva un contingente totale di 497 medici, con l’obiettivo di raggiungere le 1.000 unità per sopperire alle gravi mancanze di organico. Occhiuto ha inoltre aperto a una possibile collaborazione con gli Stati Uniti, affermando: “Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi medici stranieri per la Calabria, fino appunto ai 1.000 che ci servono, non abbiamo ovviamente alcuna preclusione”.

Le pressioni degli Stati Uniti e la visita di Mike Hammer

Le interlocuzioni tra la Regione Calabria e il Dipartimento di Stato americano si sono intensificate nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’amministrazione Trump sta esercitando pressioni su diversi Paesi, inclusa l’Italia, per porre fine all’impiego di personale medico cubano. Washington considera queste missioni mediche una fonte di sostegno economico per il governo de L’Avana e le ha definite una forma di “lavoro forzato” e “traffico di esseri umani”.

In questo contesto si inserisce la visita in Calabria di Mike Hammer, incaricato d’affari degli Stati Uniti a Cuba dal 2024. L’incontro con il presidente Occhiuto, avvenuto questa mattina a Catanzaro e definito “lungo e cordiale”, ha avuto al centro le criticità della sanità regionale e il ruolo strategico dei medici cubani. Al termine del colloquio, Occhiuto ha ribadito la necessità di mantenere il programma attuale, pur rinunciando all’ipotesi di un ampliamento e aprendo a nuove strade di reclutamento in collaborazione con gli USA.

È interessante notare come l’atteggiamento degli Stati Uniti non sia una novità assoluta. Lo stesso Occhiuto ha ammesso che anche durante la presidenza Biden non vi era “particolare entusiasmo” per l’iniziativa, sebbene il dialogo sia sempre stato “sereno e costante”.

Il contesto: una sanità in perenne emergenza

La presenza dei medici cubani in Italia non è un fenomeno recente. Le prime brigate mediche arrivarono nel 2020, durante la fase più acuta della pandemia di COVID-19, per supportare gli ospedali del Nord Italia. In Calabria, tuttavia, quella che era nata come una misura emergenziale si è trasformata in una necessità strutturale. La regione combatte da anni con un sistema sanitario segnato da commissariamenti, sottofinanziamenti e una grave difficoltà nel reclutare personale, specialmente in alcune aree e per determinate specializzazioni.

L’accordo con Cuba è stato visto da Occhiuto come una “scelta obbligata” per evitare il collasso del sistema. Nonostante ciò, l’iniziativa ha sollevato polemiche anche a livello nazionale. Diverse critiche hanno riguardato le condizioni contrattuali dei medici, con accuse di sfruttamento da parte del governo cubano, che tratterrebbe una parte consistente del loro stipendio. Altre perplessità sono emerse riguardo alla sostenibilità a lungo termine di questa soluzione, considerata da alcuni una “toppa” che non risolve i problemi strutturali della sanità calabrese.

Le reazioni politiche e le prospettive future

La vicenda ha innescato un dibattito politico. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha criticato l’ingerenza statunitense, chiedendo al governo Meloni di “far rispettare la sovranità italiana” e ha proposto che l’Italia si impegni per la rimozione dell’embargo contro Cuba.

L’incontro tra Occhiuto e Hammer sembra aver tracciato una via di compromesso: i medici cubani attualmente in servizio resteranno per garantire la continuità assistenziale, ma la Regione esplorerà, con il supporto degli USA, canali alternativi per il reclutamento di personale sanitario internazionale. Una soluzione che cerca di bilanciare il pragmatismo richiesto dall’emergenza sanitaria con le complesse dinamiche della geopolitica internazionale, in un delicato equilibrio tra il diritto alla cura e le alleanze strategiche.

Di veritas

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