NAPOLI – Si è conclusa nel più tragico dei modi la battaglia per la vita del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni e mezzo deceduto sabato mattina all’ospedale Monaldi di Napoli. La sua morte, sopraggiunta dopo quasi due mesi di agonia, è la conseguenza diretta di un trapianto di cuore, eseguito lo scorso 23 dicembre, con un organo risultato irrimediabilmente danneggiato. Una vicenda che ha scosso l’Italia e che ora vede la Procura di Napoli intensificare le indagini: il numero dei sanitari indagati è salito a sette e l’accusa ipotizzata è quella di omicidio colposo.

Una Catena di Errori Fatali

La drammatica vicenda ha avuto inizio con la speranza di una nuova vita per Domenico, affetto sin dalla nascita da una cardiopatia congenita. Il 22 dicembre 2025, la famiglia riceve la telefonata tanto attesa: c’è un cuore compatibile, quello di un bambino di 4 anni deceduto a Bolzano. Ma è durante il trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli che si consuma il dramma. Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri del Nas, l’organo sarebbe stato conservato e trasportato in maniera errata: non solo sarebbe stato utilizzato un contenitore isotermico di vecchia generazione, privo di sensori per il monitoraggio della temperatura, ma al posto del normale ghiaccio sarebbe stato impiegato del ghiaccio secco. Quest’ultimo, raggiungendo temperature fino a -80 gradi, avrebbe letteralmente “bruciato” e “pietrificato” il cuore, rendendolo inservibile.

Nonostante le condizioni compromesse dell’organo, l’intervento chirurgico al Monaldi è stato comunque eseguito. Una decisione su cui gli inquirenti cercano ora di fare piena luce, anche per accertare se il cuore originario di Domenico sia stato espiantato prima di verificare l’effettiva idoneità di quello donato.

L’Inchiesta della Procura e la Richiesta di Giustizia

Inizialmente aperta per lesioni colpose, l’inchiesta della Procura di Napoli (coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante) si è aggravata in omicidio colposo dopo il decesso del bambino. Nel registro degli indagati sono iscritti sette sanitari dell’ospedale Monaldi, tra cui medici delle équipe che hanno effettuato l’espianto a Bolzano e il successivo trapianto a Napoli, e una dirigente medico dell’area trapianti del nosocomio partenopeo. La Procura ha richiesto un incidente probatorio, che comprende anche l’autopsia, per cristallizzare le prove e verificare la corretta applicazione delle linee guida in tutte le fasi del processo: prelievo, trasporto e trapianto. Si punta a chiarire le responsabilità di una vicenda che, secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, potrebbe configurare addirittura l’omicidio volontario con dolo eventuale.

La madre di Domenico, Patrizia, ha lanciato un disperato appello: “Voglio giustizia. Voglio la verità, tutta la verità, ora basta. Devo avere giustizia per mio figlio, me lo devono”. La famiglia, attraverso il suo legale, ha inoltre sollevato dubbi sulla completezza della cartella clinica fornita dall’ospedale, segnalando la presunta mancanza del “diario di perfusione”, documento ritenuto fondamentale per ricostruire l’esatta cronologia degli eventi in sala operatoria.

Le Ultime Ore e la Scelta della Terapia Palliativa

Dopo il fallimento del trapianto, Domenico è stato tenuto in vita per quasi due mesi da una macchina per la circolazione extracorporea (ECMO). Tuttavia, le sue condizioni sono andate incontro a un “ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. Un consulto con gli specialisti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ha spento le ultime speranze, escludendo la possibilità di un secondo trapianto a causa dei gravi danni multiorgano e di un quadro clinico ormai compromesso. Di fronte a una prognosi infausta, la famiglia, in accordo con i medici, ha intrapreso il percorso della “pianificazione condivisa delle cure”. Una decisione sofferta per evitare l’accanimento terapeutico e garantire al piccolo un fine vita dignitoso e privo di sofferenze, attraverso la progressiva sospensione delle terapie non più utili e l’avvio di cure palliative. Domenico non è stato separato dall’Ecmo, per evitare una morte immediata, ma accompagnato dolcemente verso la fine.

Una Comunità in Lutto e una Fondazione per il Futuro

La tragica storia di Domenico ha commosso l’intera comunità di Nola, che si è stretta attorno alla famiglia con manifestazioni di affetto e solidarietà. Anche il Cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha offerto il suo sostegno ai genitori. In memoria del figlio, la madre Patrizia ha annunciato la costituzione di una fondazione che porterà il nome di Domenico Caliendo. “Ho sempre detto che non bisogna dimenticare Domenico e la sua storia e soprattutto che non accada più a nessun bambino. Questo è lo scopo della fondazione”, ha dichiarato. Una luce di speranza per trasformare un dolore immenso in un impegno concreto per la sicurezza delle cure e per evitare che simili tragedie possano ripetersi.

Di veritas

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