Una sentenza severa che chiude, almeno in primo grado, una tragica vicenda di cronaca che ha scosso la comunità di Cesa, nel Casertano. Il Giudice per le Udienze Preliminari del tribunale per i Minorenni di Napoli, Filomena Capasso, ha condannato a 20 anni di reclusione Francesco Franzese, oggi diciottenne, ritenuto colpevole dell’omicidio dell’amico Davide Carbisiero, di 19 anni. La pena è superiore a quella richiesta dal pubblico ministero, Francesco Regione, che aveva proposto una condanna a 18 anni.
La decisione del GUP è arrivata al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, una formula che prevede uno sconto di un terzo della pena. Questo rende la condanna ancora più significativa, sottolineando la gravità dei fatti contestati e la valutazione del giudice, che non ha accolto la tesi difensiva dell’incidente.
La notte della tragedia in via Berlinguer
I fatti risalgono alla notte del 13 aprile 2025. Davide Carbisiero, residente nel vicino comune di Succivo, fu trovato senza vita all’alba all’interno di una sala slot in via Berlinguer a Cesa. Il suo corpo giaceva in una pozza di sangue, vittima di un singolo, fatale colpo di pistola che lo aveva raggiunto alla giugulare. L’arma del delitto, come emerso successivamente dalle indagini dei Carabinieri del gruppo di Aversa, era una pistola calibro 8 con canna modificata, un dettaglio che suggerisce la natura clandestina dell’arma.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, avvalorata dalla sentenza, Franzese, all’epoca dei fatti ancora minorenne, avrebbe esploso il colpo a bruciapelo contro l’amico. Un gesto che ha trasformato una serata tra amici in una tragedia irreparabile.
La tesi difensiva e la decisione del giudice
Fermato il giorno successivo al delitto, Francesco Franzese aveva ammesso di aver sparato, ma ha sempre sostenuto la tesi del colpo partito accidentalmente. Ai carabinieri e al giudice ha raccontato di stare maneggiando l’arma e di mostrarla a Carbisiero quando, involontariamente, sarebbe partito lo sparo fatale.
Una versione che, tuttavia, non ha convinto il GUP Filomena Capasso. Il giudice ha ritenuto provata la volontarietà del gesto, qualificando il fatto come omicidio volontario aggravato dai futili motivi e condannando il giovane anche per porto d’arma illegale. La severità della pena, nonostante il rito abbreviato, riflette la valutazione del tribunale sulla piena consapevolezza e intenzionalità dell’imputato al momento del fatto.
Un dolore che segna due comunità
La morte di Davide Carbisiero ha lasciato un vuoto incolmabile non solo nella sua famiglia, ma in tutte le comunità di Succivo e Cesa, unite nel dolore per una giovane vita spezzata. L’amicizia che legava vittima e carnefice rende la vicenda ancora più drammatica, un monito sulle conseguenze devastanti della violenza e della diffusione illegale di armi tra i più giovani.
Le indagini iniziali avevano esplorato anche altre piste, inclusi possibili collegamenti con la criminalità organizzata, data la dinamica dell’omicidio. Si era anche vagliata la posizione del padre della fidanzata della vittima, con precedenti per spaccio. Tuttavia, le indagini si sono rapidamente concentrate sulla responsabilità diretta di Franzese, portando al suo fermo e alla successiva condanna che oggi scrive un nuovo, doloroso capitolo di questa storia.
